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In Puglia e Basilicata

omicidio Tupputi

Barletta, gara di solidarietà per la famiglia del barista ucciso

Barletta, gara di solidarietà per la famiglia del barista ucciso

Il «Morrison’s Revolution» è stato dissequestrato ma almeno per ora resterà chiuso

05 Maggio 2022

Maria Pia Garrinella

BARLETTA - Fra sei giorni sarà trascorso un mese dalla morte del 43enne barista di Barletta, Giuseppe Tupputi, ucciso l’11 aprile con tre colpi di pistola esplosi da un avventore, il 32enne, all’epoca dei fatti sorvegliato speciale, Pasquale Rutigliano. La richiesta di una birra, poi una discussione fra i due, chiusa con quei tre colpi di pistola, fatali per Giuseppe Tupputi.

Tupputi era dietro il bancone del suo bar, il “Morrison’s Revolution”, una caffetteria alla periferia di Barletta, in via Rionero, ma non per questo un luogo mal frequentato o poco raccomandabile, tutt’altro. Al mattino ci si fermavano le mamme e i papà di passaggio verso la vicina scuola del Sacro Cuore, o al ritorno, dopo avere lasciato i bambini. Un luogo di ritrovo per i residenti del quartiere, fra i quali Tupputi era molto noto e ben voluto. In tanti, infatti, hanno partecipato ai suoi funerali, fuori e dentro la chiesa del Cuore Immacolato di Maria, a un centinaio di metri da quel luogo, e, soprattutto, hanno aspettato per l’ultimo saluto il passaggio del feretro proprio davanti alla caffetteria, insieme agli amici più cari di quel barista amante della musica, una “rock star” per loro, così lo hanno definito quel giorno.

Oggi il “Morrison’s Revolution”, dissequestrato, è chiuso. All’esterno c’è una foto di Giuseppe, sorridente, sopra la saracinesca abbassata, e chissà per quanto tempo ancora lo resterà. Parlare di riapertura, al momento, riferisce il legale della vedova Tupputi, l’avvocato Francesco Piccolo, è prematuro. Non solo il quartiere, con la sua partecipazione, ha dimostrato la sua vicinanza alla famiglia della vittima, Giusy e le loro due bambine. Lo ha fatto tutta la città.

Quella della comunità, alla richiesta di aiutare e sostenere, anche economicamente, con una raccolta fondi, la famiglia di Giuseppe, è stata una bella risposta. Le istituzioni e i loro rappresentanti hanno manifestato la loro vicinanza e sono in contatto con la famiglia mentre, sul piano delle indagini, ieri la procura ha conferito l’incarico per compiere accertamenti tecnici irripetibili sulle telecamere del bar e sui telefoni, sia della vittima sia del presunto assassino.


Intanto, martedì sera, a pochi passi da quel luogo, in via Barberini, un uomo è stato aggredito e picchiato tanto da dover fare ricorso alle cure mediche. Cosa sia accaduto e per quale motivo non è noto, lo chiariranno le indagini dei carabinieri che sono in corso. Ma è certo che anche questo episodio la dica lunga sul clima di insicurezza e violenza che, nonostante tutto, continua a respirarsi a Barletta.
Una città in cui, negli ultimi sei mesi, si sono susseguiti tre omicidi, in cui gli arresti per droga non diminuiscono, i furti d’auto aumentano, come in tutta la provincia, e in cui succede che persino le ragazzine si picchino violentemente per strada, filmando la malefatta, con tanto di mea culpa, genitoriale, ex post, e i cittadini vivano tutto questo con profondo disagio e crescente preoccupazione, non percependola come un luogo sicuro.

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