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Nonostante tutto il bilancio per il 2020 è più che positivo.
E non solo per lui. È bello partire da questa «iperbole» per raccontare la storia del vulcanico Carlo Crescente 48enne imprenditore barlettano che a marzo, in piena pandemia, è risultato il primo malato di Covid nella Sesta provincia.

Eppure, da questo momento, inizia il suo cammino verso la guarigione e la attenzione verso i suoi colleghi di pandemia.
Carlo, roteando il caleidoscopio del tempo vissuto, ricorda che: «dopo una settimana di isolamento volontario a casa, per una febbre continua, sotto controllo del medico di famiglia, il due marzo mi sono fatto accompagnare all'Ospedale di Bisceglie da mia moglie (in isolamento con me ed i nostri figli), dove, dopo una prima serie di esami, hanno ritenuto di ricoverami. Il giorno dopo mi hanno fatto 4 tamponi che hanno dato risultato positivo al Covid 19».

Se a questo si aggiunge che è stato vittima anche di un vero e proprio sciacallaggio mediatico si comprende la correttezza di un uomo che aveva il dovere di non arrendersi avendo anche la responsabilità di padre, marito ed imprenditore.
«Se penso a tutto quello che è stato detto all’inizio del mio ricovero provo ancora rabbia», frulla ancora nella sua mente. Ma è andato oltre. Ben oltre. Capace come è di saper trarre il meglio anche dalle situazioni di difficoltà. Infatti, proprio in quei momenti, il suo cuore ha iniziato a partorire l’idea di una raccolta fondi per chi «lottava tra la vita e la morte nell’ospedale Covid di Bisceglie».

A questo punto, con la collaborazione di tanti amici sinceri, e determinato nella sua battaglia per «sconfiggere il mostro» ha iniziato ad organizzare una raccolta fondi attraverso la piattaforma Go fund lanciando, viralmente, l’hashtag #uscirnesipuo.
Grazie ad un lavoro capillare corroborato dalla fiducia nei suoi confronti ha raccolto una somma che è stata utile ad acquistare «undici poltrone per stanze degenza nell'Unità operativa complessa di Malattie infettive» dell’ospedale Covid di Bisceglie.
Ora quelle poltrone sono a Bisceglie a disposizione di tutti. Ma non è tutto. Infatti Carlo, con le sue vene, ha anche donato il plasma iperimmune per aiutare chi si trova a combattere contro il Covid 19.

Insomma un esempio da imitare che dimostra quanto e come la sofferenza sia anche un volàno di impegno per fare in modo che si possano alleviare la difficoltà di chi è travolto dal male. Tutto questo a patto che vi sia un cuore disposto a pulsare per gli altri. E quello di Carlo pulsa di bontà e profuma di amore.

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