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dopo 5 anni

Trani, bracciante morta nei campi: «Fu omicidio colposo». A giudizio datore di lavoro

Paola Clemente

Il decesso di Paola Clemente, tarantina, in un vigneto ad Andria ha anche fatto nascere il processo per sfruttamento nei confronti di altri sei imputati

31 Ottobre 2020

Antonello Norscia

TRANI - La vicenda giudiziaria sulla morte di Paola Clemente, la 49enne bracciante di San Giorgio Jonico (Taranto) deceduta per cardiopatia in un vigneto di Andria sotto il sole cocente del 13 giugno 2015, si arricchisce di una nuova pagina.

Al processo con 6 imputati in corso davanti al Tribunale di Trani (giudice monocratico Paola Buccelli) per il filone sui presunti illeciti nel reclutamento di numerosi braccianti (originato dall’inchiesta sulla sua morte), si aggiunge ora il «processo bis» relativo alle presunte responsabilità per il suo decesso.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, ha, infatti, rinviato a giudizio Luigi Terrone, di Corato, amministratore unico della «Ortofrutta Meridionale Srl» per cui la Clemente lavorava in virtù di un contratto di somministrazione con l’agenzia interinale Info Group Spa.

Il processo a carico di Terrone inizierà il 12 febbraio. L’accusa è di omicidio colposo per non aver impedito la morte della bracciante, gravando sulla Ortofrutta Meridionale, secondo il capo d’imputazione, «gli obblighi di prevenzione e protezione dei lavoratori somministrati». Inizialmente la Procura tranese sembrava orientata a chiedere l’archiviazione della posizione di Terrone (difeso dagli avvocati Bepi ed Angela Maralfa), ma poi vi fu dietrofront con la richiesta di rinvio a giudizio firmata dall’ex procuratore Antonino Di Maio e dal sostituto Alessandro Donato Pesce. Il quale nell’ambito dell’udienza preliminare ha condiviso l’istanza formulata dagli avvocati Maralfa di subordinare l’eventuale rinvio a giudizio ad una cosiddetta superperizia che dipanasse le conclusioni non univoche di alcune consulenze del Pubblico ministero. Ma il gup ha disatteso l’istanza e rinviato a giudizio Terrone.

Intanto il 9 novembre si celebrerà la nuova udienza del processo sulle modalità di reclutamento dei braccianti ingaggiati così come la Clemente per lavorare a giornata in aziende agricole e campi della provincia Barlertta-Andria-Trani. Secondo l’accusa sarebbero stati sfruttati, minacciati ed intimiditi, prospettandogli di non esser più chiamati «in caso di ribellione e non accettazione delle condizioni di sfruttamento». Si sarebbe profittato del loro stato di bisogno, al cospetto di una «scarsa offerta di lavoro alternativo». In prevalenza donne, che in quel lavoro di fatica e sudore vedevano l’unica fonte di reddito familiare. Paghe di pochi euro all’ora nonostante si spaccassero la schiena, mentre i documenti avrebbero raccontato tutt’altro.

Il processo conta 6 imputati accusati di concorso in truffa: Pietro Bello (54 anni di Conversano) direttore della divisione agricoltura dell’agenzia Infor Group di Noicattaro; Oronzo Catacchio (49enne di Bari) e Gianpietro Marinaro (31, di S.Giorgio Jonico), gestori dell’agenzia di lavoro; Ciro Grassi (45, di Monteiasi-Taranto), titolare della ditta che trasportava i braccianti nei campi; sua cognata Giovanna Marinaro (49, di Monteiasi) che, insieme a Grassi, «sarebbe stata capace di mobilitare centinaia di braccianti»; Maria Lucia Marinaro (39, di Monteiasi, moglie di Grassi). Tranne che a quest’ultima, agli altri 5 fu contestato anche il reato di concorso in intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro.

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