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Barletta, via Canosa: il crollo e 58 vittime sessantuno anni fa

Il 16 settembre del 1959 una tragedia che ferisce tuttora la città

Barletta, via Canosa: il crollo e 58 vittime sessantuno anni fa

BARLETTA Sessantuno anni fa si sfarinava un palazzo costruito in via Canosa. «Fu la tragedia più distruttiva che ha “sconvolto” la vita di centinaia di persone - ricorda Michele Grimaldi, direttore dell’Archivio di Stato di Bari, Barletta e Trani - quel crollo del palazzo in via Canosa al civico 7, avvenuto alle 6.45 del 16 settembre del 1959. Quella accaduta a Barletta è da annoverare tra le sciagure, non causate dalla guerra, più luttuose accadute in Italia in quanto le vittime di quel dannatissimo disastro furono ben 58. È stato, senza ombra di alcun dubbio, un avvenimento tragico che ha scosso il mondo intero e che ha segnato in maniera indelebile la vita di tantissime persone e delle loro famiglie».

LA RIFLESSIONE Afferma Bernardo Lodispoto, presidente della Provincia di Barletta Andria Trani: «La Provincia si unisce al momento di riflessione promosso come ogni anno dal gruppo di lavoro fra i parenti delle 58 innocenti vittime nel solco della ricerca storica quale motore di educazione al rispetto della legalità contro ogni forma di malaedilizia nel settore privato ed in quello pubblico».
E il senatore di Forza Italia, Dario Damiani: «Barletta non dimentica le vittime della tragedia accaduta il 16 settembre 1959 in via Canosa, dove un edificio di nuovissima costruzione si sgretolò all'alba travolgendo nel sonno 58 innocenti. Un capitolo al quale purtroppo si aggiungerà nel 2011 un'altra sciagurata pagina, quella del crollo in via Roma costato la vita a cinque giovani donne».

LA TRAGEDIA E IL DOLORE Grimaldi prosegue: «Nella nostra città il dolore è sempre più accentuato, perché gli avvenimenti successi prima e dopo quel dannatissimo 16 settembre hanno tracciato un sottile e maledetto “file rouge” che li unisce e che ha come ignobile matrice l’insipienza e la mala edilizia. Quel crollo ebbe eco in tutta Italia e nel mondo intero e questo lo si può dedurre dall’abbondantissima documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Barletta. Basti, come esempio, il numero delle testate giornalistiche che si occuparono dell’avvenimento, ben 63 tra le più prestigiose e famose d’Italia come il Corriere della Sera, La Stampa e il Tempo oltre, naturalmente, alla Gazzetta del Mezzogiorno».
Ancora: «Altra dimostrazione della partecipazione, quasi planetaria, alla tragedia, viene dagli oltre 200 telegrammi giunti all’allora giovanissimo Sindaco di Barletta Giuseppe Palmitessa, tra i quali vogliamo riportare quello del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi “ … Profondamente addolorato notizie tragico crollo edificio codesta Città giunga alla S.V. e alle famiglie colpite dalla sciagura espressioni di vivo cordoglio e commossa solidarietà e voti affettuosi ai feriti”; del Presidente del Consiglio, dei Ministri Antonio Segni “… Giungemi tragica notizia e La prego presentare alle famiglie delle vittime mie profonde condoglianze e alla Cittadinanza i sensi della mia solidarietà nel dolore” e dell’Avvocato Giovanni Cassandro Giudice della Corte Costituzionale in Roma “… Voglia accogliere Signor Sindaco i sentimenti della mia viva e commossa partecipazione al grave lutto che ha colpito la nostra Città”.

I FUNERALI DEL 1959 Ai funerali delle 58 vittime, che si svolsero il giorno 18 settembre del 1959, partecipò anche il Presidente della Repubblica Gronchi che per l’occasione annullò tutti i ricevimenti previsti per la concomitante inaugurazione della Fiera del Levante ed incontrò i feriti e i parenti delle vittime rimanendone profondamente colpito e addolorato tanto da inviare un secondo telegramma dove rendeva note le sensazioni provate.
«Nicola Adelfi, inviato del giornale La Stampa - aggiunge Grimaldi - nell’editoriale intitolato “La fatalità non basta a spiegare la sciagura” (quanto è attuale questa considerazione!) così concludeva  “[…] Ci auguriamo sinceramente che a tutti questi interrogativi gli inquirenti possano dare risposte soddisfacenti dalle quali risulti che il disastro di Barletta è avvenuto non già per la malizia di un costruttore o per la dabbenaggine più o meno interessata di qualche funzionario, ma unicamente per un capriccio del destino. […] Se invece dovesse risultare il contrario, vorremmo che la severità dei Giudici fosse un esempio per quanti mettono in gioco vite umane al solo scopo di aumentare le loro ricchezze. I colpevoli, in questo caso, anche se si presentano con fattezze umane, hanno nel petto un cuore di tigre”».

UNA STORIA ITALIANA «Perché tutto quanto accaduto non cadesse nell’oblio più disdicevole - conclude il direttore dell’Archivio di Stato - è stato prodotto il libro catalogo “Quando il Giornalismo fa la Storia: il crollo di Via Canosa a Barletta. Una tragedia italiana in prima pagina”. Il volume (all’interno del quale si trova l’elenco di chi in quel disastro perse la vita, ndr) è stata prodotto dall’Archivio di Stato di Barletta in collaborazione con il Gruppo di lavoro costituitosi fra i Parenti delle Vittime, in partenariato con il Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia, quale Organizzazione di volontariato in ambito storico-culturale. Il libro catalogo, edito e distribuito gratuitamente dalla Casa editrice “Edizioni Admaiora di Trani”, è frutto della mostra, tenutasi a Barletta all’interno del Palazzo di Governo della Provincia Barletta Andria Trani dall’11 al 28 settembre 2019, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e dalla Prefettura Provincia Barletta Andria Trani, con il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza, Giunta e Consiglio Regione Puglia, della Provincia Barletta Andria Trani, del Comune di Barletta e di Rai Comunicazione».

IL SUFFRAGIO Stasera, alle ore 19, nella Chiesa dei Monaci (Parrocchia Santuario dell’Immacolata, via Milano) sarà officiata la funzione religiosa in suffragio delle 58 innocenti vite spezzate dalla tragedia.
«A seguito del Covid-19 - sottolinea Nino Vinella, giormalista componente del Gruppo di lavoro Via Canosa 1959 - il Gruppo ha responsabilmente convenuto di escludere ogni forma di pubblica commemorazione sia nella strada denominata Via 16 Settembre 1959 (dov’è stato concesso di riedificare che vide la tragedia, nei pressi del cavalcaferrovia tra Via Canosa e Via Imbriani) sia al Cippo di Via dei Pini dove sono incisi uno per uno i cinquantotto nomi delle vittime e dei ventitré nuclei familiari che abitavano in quel palazzo costruito senza fondamenta».

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