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Andria - C’è un civismo di centrodestra che ha radici antiche. E’ quello della prima lista pionieristica di centrodestra, il movimento i Pugliesi - Ambiente club, nato da una straordinaria intuizione di Giuseppe Tatarella: l’allora vicepresidente del primo governo Berlusconi aveva la fissa per l’allargamento dei confini della coalizione al fine di riunire tutti gli italiani che non si riconoscevano nella sinistra postcomunista: su questa linea nacque il progetto che appoggiò nel 1995 Ninì Distaso come governatore del centrodestra, raccogliendo lo 0,77% e oltre 15mila voti saldando società civile, orfani del pentapartito ed ecologisti di destra (i missini avevano una tradizione ambientalista che risaliva alla rivista Linea di Pino Rauti e ai Gruppi di ricerca ecologica negli anni settanta).

La sigla de i Pugliesi torna in pista nelle comunali di Andria, come motore della candidatura a sindaco di Nino Marmo, storico esponente della destra regionali, editore di libri non conformisti e capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale. Dopo l’assegnazione da parte dei leader nazionali del centrodestra della città di Andria alla Lega, con la designazione dell’avvocato Antonio Scamarcio come candidato sindaco, Marmo ha lanciato con un cartello di civiche la sua campagna autonoma per diventare primo cittadino sulla spinta del civismo identitario, in alternativa ai blocchi dei conservatori, dei progressisti e dei grillini, rivendicando una discontinuità con la gestione della giunta di Nicola Giorgino (ora tra i leader della Lega Puglia).
“I miei amici storici appartenenti alla comunità militante antica - spiega Marmo alla “Gazzetta” - hanno deciso di ripartire da quella esperienza civica e mi hanno esortato a non allinearmi ai diktat romani. Questo entusiasmo e il ricordo dell’intuizione civica di Tatarella mi ha fatto sentire meno solo, contribuendo alla decisione di ufficializzare la mia candidatura a sindaco”.

L’associazione politica - guidata dall’avvocato Toni Guido, cresciuto nella destra giovanile e già consigliere d’amministrazione dell’Università di Bari - ha l’ambizione di offrire un laboratorio di esperienze e ricerche tra politica e culturale e punta ad avere un ambito di azione regionale.

L’esperienza de “I pugliesi” di Giuseppe Tatarella divenne dopo il 1995 lo strumento per operare sulla prospettiva di “Oltre il polo”, ovvero di dare una casa ai laici, socialisti, liberali che non potevano - secondo il politico di Cerignola - trovarsi a proprio agio nella sinistra giustizialista e con gli eredi del Pci. Nel 1997 il movimento Ambiente club diede vita alla pubblicazione “I pugliesi”, diretta dal giornalista Michele Mascellaro, proveniente dal Psi (area Signorile) che aveva un creativa e festosa sede-redazione a Bari in Via Marchese di Montrone. In quei luoghi, frequentati costantemente da Tatarella come direttore editoriale, si ritrovavano i professionisti baresi Domenico Massimeo, Mimmo Di Paolo, Renzo Ranieri e Gianvito Spizzico (esponente allora ex socialista). Il sogno (non realizzato) di Tatarella era di coinvolgere anche Luigi Ferrara Mirenzi, candidato sconfitto del centrosinistra alle regionali del 1995, ma espressione di un moderatismo centrista che “le Renard” considerava essenziale per dare stabilità al “polo pugliese”. 

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