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Trani, inchiesta sul Fortino: un altro indagato

Secondo avviso di conclusione delle indagini sui rapporti economici tra il Comune e la società in accomandita semplice Le Lampare di Del Curatolo Antonio & C., che gestisce il ristorante “Le Lampare al Fortino”

comune di Trani

TRANI - Secondo avviso di conclusione delle indagini sui rapporti economici tra il Comune di Trani e la società in accomandita semplice Le Lampare di Del Curatolo Antonio & C., che gestisce il ristorante “Le Lampare al Fortino”.

L’avviso «bis» fa seguito e dunque sostituisce, integrandolo, l’avviso di chiusura inchiesta dello scorso autunno notificato al sindaco Amedeo Bottaro, agli ex assessori Giovanni Capone, Raffaella Bologna, Debora Ciliento, Grazia Di Staso, al tuttora assessore Luca Lignola, al responsabile dell’ufficio legale, avv. Michele Capurso, ed all’ex dirigente Giovanni Di Donna.

Alla luce di attività difensive svolte da alcuni indagati dopo la prima notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Francesco Aiello ha svolto approfondimenti, sfociati ora nella notifica del secondo avviso di chiusura inchiesta. Che oltre a ribadire i nomi degli 8 originari indagati, accusati a vario titolo di concorso in abuso d’ufficio e falso, ne contempla uno in più, facendo così salire il numero a 9. Si tratta del legale rappresentante della Società, Antonio Del Curatolo, accusato di concorso in abuso d’ufficio.

I fatti riguardano la compensazione fra le somme dovute dalla Società al Comune a titolo di canoni di concessione e l’importo che la stessa società ha ritenuto vantare verso il Comune per lavori di demolizione e ricostruzione del solaio. Compensazione che la Procura ritiene “ingiusta”, con relativo vantaggio economico di 60mila euro per Le Lampare.

Secondo l’accusa la compensazione non sarebbe stata possibile sia perché il Comune non avrebbe avuto l’obbligo di sostenere il costo dei lavori, sia perché non ci sarebbe stato più il rischio impugnazione (di qui l’accusa di falso) da parte della Società avverso una sentenza del Tribunale Civile (la n. 68/2016, coperta dunque da giudicato) che aveva respinto la sua pretesa creditoria, poi, per l’appunto, portata in compensazione.

Di Donna risponde di un’ulteriore ipotesi di abuso d’ufficio per non aver attivato il procedimento di decadenza dalla concessione della società a causa della morosità, nonostante “le precedenti diffide ad adempiere a pena di decadenza della concessione” e “pur facendo rilevare che la concessionaria non aveva in alcun modo manifestato la minima volontà di adempiere ai propri obblighi contrattuali, neanche con riferimento alle somme non oggetto di contestazione”.

L’inchiesta, partita da un esposto del movimento Trani A Capo, è incentrata sulla delibera di giunta comunale n. 218 del 6 settembre 2016 con cui si stabiliva “di determinare, in conseguenza del parere reso dall’ufficio legale e dell’attestazione di congruità resa dal dirigente dell’Area Lavori Pubblici, in € 191.298,18 il debito maturato dalla Società nei confronti del Comune” a titolo di canoni di concessione. Con la delibera si escludeva, così, l’ulteriore debito della Sas Le Lampare di 60mila euro in virtù della compensazione con parte della somma che la Società aveva speso per il rifacimento di alcune parti dell’immobile adibito a ristorante.

A Del Curatolo è contestato di “aver determinato o comunque istigato Bottaro, interloquendo telefonicamente e depositando una nota alla sua attenzione, al fine di ottenere l’indebito vantaggio patrimoniale” derivante dall’approvazione della transazione, e di aver “contribuito o comunque agevolato la commissione del reato omettendo d’informare il Comune d’aver presentato al Ministero per i Beni e Culturali domanda per ottenere un contributo, poi concesso, in relazione ai lavori eseguiti”. Inoltre Del Curatolo è accusato d’aver depositato una polizza fideiussoria non ancora approvata, così determinando o inducendo “Di Donna nell’omissione dell’avvio del procedimento di sgombero”. Ora gli indagati, difesi dagli avvocati Bepi Maralfa, Mario Malcangi, Antonio Florio, Domenico Di Terlizzi e Giuseppina Chiarello) hanno 20 giorni per offrire elementi a propria difesa per tentare di evitare la richiesta di rinvio a giudizio.

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