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Una città incredula. Il giorno dopo la nomina dell’assessora-sorella (Maria Anna Salvemini) per subentrare all’assessore-fratello (Nicola Salvemini) e così riportare in equilibrio normativo la composizione della Giunta Cannito, cittadini e d esponenti politici fanno fatica a capire la ragione di tutto ciò (ammesso e non concesso che ve ne sia una).

Sottolinea Carmine Doronzo, consigliere comunale, già candidato sindaco di Coalizione civica: «Speravamo fosse solo una voce di corridoio e invece è l’incredibile realtà: un assessore di un Comune di 100.000 abitanti si dimette e viene sostituito da...sua sorella». E poi: «Una notizia tanto assurda che si fa fatica a credere sia vera, ma ormai non c'è più nulla di cui stupirsi. Grazie a questa amministrazione comunale siamo diventati lo zimbello d'Italia».
«Speravamo - prosegue Doronzo - che il sindaco e la Giunta lavorassero per risolvere i problemi della città e invece non fanno altro che produrre atti moralmente e politicamente discutibili che creano rabbia e indignazione tra i cittadini e fanno parlare di noi sempre e solo in termini negativi».

Conclusione: «La città della Disfida, la città della Resistenza, la città di Carlo Cafiero e di Pietro Mennea, derisa in lungo e largo. Mentre a soli 10 km di distanza c'è chi si candida a Capitale della Cultura, Barletta è sempre più capitale del "tengo famiglia". Una vergogna senza fine che costerà caro alla nostra immagine e alla nostra credibilità istituzionale. Vorrei tanto svegliarmi e scoprire che si è trattato solo di un brutto sogno».

«Quando la toppa è peggiore del buco», sottolineano i consiglieri comunali 5 Stelle Maria Angela Carone, Beppe Basile e Antonio Coriolano: «Quando il 30 ottobre, a seguito della segnalazione di un nostro attivista, abbiamo posto per primi in Consiglio comunale la questione del mancato rispetto della parità di genere in Giunta, non potevamo certo prevedere un finale del genere: una simile farsa andava oltre la più fervida fantasia. Invece siamo in una città dove il grottesco e l'inverosimile diventano realtà, una città che, oltre ogni immaginazione, il sindaco Cannito sembra voglia far diventare lo zimbello d'Italia».
«Come ormai noto a tutti - proseguono i consiglieri pentastellati - secondo quanto previsto dalla legge 56/2014, “nei Comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento”. Il calcolo era particolarmente semplice: su 10 componenti della Giunta, il 40% non può che essere quattro! E invece per Cannito con tre donne su dieci la norma era rispettata. Per lui era “tutto a posto”».
«Ho ripetutamente posto la questione al sindaco - prosegue la capogruppo Maria Angela Carone - segnalandola già durante il Consiglio comunale del 30 ottobre, poi il 29 novembre e infine il 9 dicembre. Nei primi giorni di Novembre ho incontrato la consigliera di Parità Anna Grazia Maraschio per un confronto sulla questione. Abbiamo informato i cittadini dai nostri canali e attraverso comunicati stampa il 31 ottobre, 25 novembre e il 5 dicembre, ma da parte del sindaco nessuna risposta convincente».

«Il 9 dicembre il noto epilogo: l'avv. Maraschio diffida il Sindaco a ripristinare l’equilibrio, minacciando un ricorso al Tar. Solo a seguito di tale diffida Cannito decide di porre rimedio ad una situazione illegittima che lui stesso aveva creato: sostituisce l'Assessore Nicola Salvemini con sua sorella Maria Anna, entrambi figli di Andrea, suo fidato compagno di partito. E dire che io stessa pensavo di esagerare quando durante l’ultimo consiglio comunale, replicando all’assessora Tupputi, mi auguravo che non si cercassero “quote rosa” tra mamme, figlie e sorelle di assessori e consiglieri comunali. Invece il sindaco ha applicato la legge nel modo peggiore che si potesse immaginare, svilendo il principio stesso a cui la norma si ispira: altro che emancipazione della donna, qui la famiglia viene prima di tutto. È la classica toppa peggiore del buco: ormai il Sindaco pensa di poter sbeffeggiare le opposizioni e fare quello che gli pare con le Istituzioni».

«Per l’amministrazione Cannito il giro di poltrone non si ferma e tutto avviene con estrema serenità, mentre la maggioranza guarda inerme e non reagisce. La Giunta di Barletta è ormai diventata la barzelletta di Italia». Attaccano così i consiglieri comunali del Partito democratico Ruggiero Mennea, Rosanna Maffione, Dino Delvecchio, Rosa Cascella e Antonio Divincenzo.
«L’assessorato ai Servizi Sociali - aggiungono - tra i più delicati, si appresta a subire il terzo cambio di gestione nel giro di neanche due mesi».

Ancora: «L'ennesima sostituzione che avviene non per meritocrazia ma per appartenenza a una famiglia. Così si utilizzano le istituzioni non di certo per scopi politici ma per fini compensativi. È saltato il principio secondo il quale si scelgono gli assessori valutando la loro competenza ed il curriculum vitae. Si colgono solo motivi personali ed extra politici dietro questa scelta; un’azione avviata dietro il silenzio assordante della maggioranza».
Poi la domanda: «Perché nessuno parla? Fra questi, vi sono esponenti che hanno firmato il “codice etico” durante l’esperienza amministrativa dell’ex sindaco Cascella. Evidentemente la firma per alcuni di loro è stato un grande bluff, vista la deriva politica che vivono quotidianamente nella nuova esperienza amministrativa offendendo quel documento dall’alto valore politico. Il vecchio adagio “tengo famiglia” mai fu così pertinente. Ci chiediamo se il limite è colmo. Quanti altri danni, anche d'immagine, dovrà subire la città?».

La conclusione: «Il cambio nell'esecutivo si è reso necessario a seguito della diffida che il sindaco Cannito ha ricevuto dalla consigliera di Parità della regione Puglia, l'avv. Anna Grazia Maraschio. La giunta, risultata illegittima a causa del mancato rispetto degli equilibri di genere, ha dovuto ricostituirsi. Abbiamo più volte sottolineato, anche in consiglio comunale, che la questione della parità di genere andava affrontata fin dall’inizio. Le donne non possono essere utilizzate per rispettare una norma. La giostra continua a girare, lanciando un messaggio bassissimo: “Si entra nelle istituzioni perché sono figlio di..."».

BARLETTA, TUTTO IN FAMIGLIA: TURN OVER FRATELLO-SORELLA (di Rino Daloiso) - Chissà, a Barletta, in una delle prossime sedute del Consiglio comunale, la conferenza dei capigruppo potrebbe ben inserire all’ordine del giorno dei lavori il cambio dello stemma.
Al posto del «fondo bianco d'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali», si potrebbe realizzarne uno nuovo e scrivere a caratteri cubitali «Ho famiglia».

D’altra parte, non era forse quello che un profetico Leo Longanesi suggeriva nel 1945, per il tricolore? «La nostra bandiera nazionale - sottolineava - dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia».
Sarebbe il miglior suggello possibile a una vicenda paradossale e grottesca. Riassumiamola in breve.
I consiglieri comunali 5 Stelle fanno notare che la composizione dell’Amministrazione guidata dal sindaco Mino Cannito non rispetta la norma sulla parità di genere. È formata da 10 componenti (primo cittadino e 9 assessori), 3 donne e 7 uomini.
Cosa c’è che non va? Una legge del 2014 richiede che gli uomini oppure le donne siano presenti nell’esecutivo almeno nella percentuae del 40%. Nel caso specifico, almeno 4. Per «riequlibrare» la rappresentanza di genere, occorre far uscire un assessore e fargli subentrare un’assessora. «Cherchez la femme», insomma. Sì, ma quale? Gli orizzonti della maggioranza che dal giugno scorso governa Barletta non sono molto vasti. Troppo spesso, più che al perimetro di parte, si limitano al recinto familiare. E, quindi, ricevuta la diffida «al riequilibrio» da parte della consigliera regionale di parità, Anna Grazia Maraschio, il sindaco che fa?

Gli equilibri della sua litigiosa coalizione sono delicatissimi. Semplicemente a toccarli si rischierebbe di far franare la già fragile costruzione. E allora ecco l’idea, la «trovata» salvaequilibri e salvapoltrone: dalla Giunta esca l’assessore Nicola Salvemini ed entri la di lui sorella Maria Anna. D’altra parte, entrambi sono figli di Andrea Salvemini, una vita nel Partito socialista insieme all’attuale sindaco, col quale ha diviso i banchi di opposizione durante la consigliatura di Pasquale Cascella e per il quale si è candidato (non eletto) nella lista Barletta Attiva.
Dubbi, perplessità, controindicazioni? Macché! Nella politica del «familismo amorale», dove più che la militanza (personale) e le competenze vale l’indennità di carica da portare comunque a casa, cosa volete che importi? Fatta la legge, trovato l’inganno. Uscito il fratello da Palazzo di Città, entra la sorella. È il Manuale Cencelli 2.0, bellezza! «Povera Patria», più che il tricolore ti donerebbe di più il «Tengo famiglia» del profetico Longanesi.

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