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La tragedia di Andria

Scontro treni, Ferrotramviaria: rispettate norme sicurezza, risarciti già 16 mln

L'incidente cosò la vita a 23 persone e altre 53 rimasero ferite. Il disastro contestate a 17 persone

scontro tra treni

Il blocco telefonico era legittimo, Ferrotramviaria non ha violato le norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, l’evento è stato assolutamente eccezionale e del tutto imprevedibile, dovuto ad un tragico errore umano. È in sintesi la tesi che hanno sostenuto i difensori della società Ferrotramviaria e dei suoi dirigenti, chiedendone il proscioglimento nell’udienza preliminare sulla strage ferroviaria che il 12 luglio del 2016 causò, sulla tratta a binario unico Andria-Corato, gestita da Ferrotramviaria, la morte di 23 persone il ferimento di altri 51 passeggeri.

Dinanzi al gup del Tribunale di Trani, Angela Schiralli, hanno discusso oggi i difensori della società Ferrotramviaria, dell’allora amministratore delegato Gloria Pasquini, del direttore generale Massimo Nitti, del direttore di esercizio Michele Ronchi e di altri cinque dirigenti, ai quali la Procura di Trani contesta di non aver adeguatamente valutato i rischi, violando una serie di norme sulla sicurezza su quella tratta a binario unico con il sistema del blocco telefonico.

Le difese hanno sostenuto che la società, che sul piano civile ha già erogato risarcimenti per 16 milioni di euro, non ha violato le norme perché il blocco telefonico non solo era legittimo, e su molte tratte regionali c'è ancora, ma non ha mai comportato particolari problemi per la sicurezza ferroviaria.

L’incidente, quindi, secondo la difesa, sarebbe dovuto ad una concatenazione di più errori contemporanei commessi da capistazione, capotreno e macchinista, e non dalla sottovalutazione dei rischi da parte di Ferrotramviaria.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, quel giorno da Andria, fu dato l’ok alla partenza del treno senza aspettare l'incrocio con il convoglio proveniente da Corato.

Il disastro ferroviario è contestato dalla Procura di Trani a 17 persone, i due capostazione di Andria e Corato, un capotreno (l'altro morì nell’incidente), gli allora dirigenti di Ferrotramviaria e due funzionari del ministero delle Infrastrutture, uno dei quali, Elena Molinaro, sarà processato con rito abbreviato il 14 marzo 2019.

Agli imputati la Procura di Trani contesta, a vario titolo, i reati di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso.

Nel procedimento sono costituiti parti civili Regione Puglia, Comuni di Andria, Corato e Ruvo di Puglia, familiari delle vittime e diverse associazioni. Ferrotramviaria e ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono invece costituiti come responsabili civili. L’udienza preliminare proseguirà con le repliche di accusa, parti civili e difese il 4, il 13 e il 18 dicembre. 

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