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Barletta, il sindaco Cannito: «Maggioranza troppo litigiosa, mi dimetto»

La clamorosa decisione dopo l’incontro saltato ieri pomeriggio, alle 17, con il gruppo dei consiglieri dissidenti della maggioranza

Il sindaco di Barletta Cosimo Damiano Cannito

Foto Calvaresi

BARLETTA - «Basta, mi dimetto. Ho a che fare con un cartello di consiglieri comunali che non vuole assolutamente trovare un accordo sul merito delle questioni da affrontare e delle persone da indicare».
A nemmeno due mesi dalle elezioni amministrative, il neoletto sindaco Mino Cannito ha deciso di buttare la spugna. Lo annuncerà stasera, alle 19.30, in Consiglio comunale, nel prosieguo della infruttuosa seduta di insediamento avviata venerdì pomeriggio sulla scelta del presidente dell’assemblea, poi domani mattina protocollerà la lettera di dimissioni a Palazzo di Città e avrà 20 giorni per confermarle o cestinarle.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso si è materializzata attorno alle ore 17 di ieri, quando i 9 consiglieri comunali di «maggioranza» che contestano dalla chiusura delle urne la linea e le scelte del sindaco Mino Cannito non si sono presentati all’incontro concordato a Palazzo di Città.

E pensare che si erano lasciati solo poche ore prima, dopo l’ennesimo, estenuante confronto di metà giornata, il quale, sua volta, aveva fatto seguito alla burrascosa riunione tenuta l’altro ieri fino a notte fonda, dopo le tre fumate nere che avevano bloccato sotto un cumulo di 21 schede bianche (quelle della «maggioranza») la scelta del presidente del Consiglio comunale al debutto in aula.

Per di più, come in una specie di cruciverba a geometri variabile, in questa vicenda non si fa in tempo a collocare nomi e incarichi in una casella, che già quella «soluzione» appare superata. Il sindaco e i suoi due tronconi di «maggioranza», infatti, si erano lasciati ieri all’ora di pranzo, concordando con votazione il «metodo» da seguire nella scelta del candidato presidente dell’assemblea? Due ore dopo non era già più buono. Come nel gioco dell’oca, due passi avanti e tre indietro.
Ma in cosa consisteva tale «metodo»? Nel chiedere, in ordine decrescente ai rappresentanti delle 10 liste che alle comunali hanno sostenuto Cannito di indicare un aspirante presidente da sottoporre al vaglio dell’aula. Preso atto della indisponibilità della formazione politica più votata domenica 10 giugno, vale a dire la Lista Cannito Sindaco, si è passati a sondare l’umore della seconda classificata, Scelta popolare. Ma Scelta popolare ha già indicato il vicesindaco Marcello Lanotte e non intende cambiare tipo di «responsabilità» e postazione all’interno della coalizione. Scendendo per i risultati elettorali, arriva il turno di Forza Barletta: il nome di Giuseppe Losappio sembra mettere tutti d’accordo e, invece, no. Alle 17 di ieri, comunicano gli 8 dissidenti (anche in questo caso, i numeri sono variabili, la consgiliera Rosa Tupputi di Buona politica pare si sia sfilata) non ci sarà alcun incontro a Palazzo di Città.

Come si diceva una volta, «manca sempre un soldo per fare una lira». Anche venerdì 3 agosto sembrava fatta sull’indicazione del candidato presidente Antonello Damato (Iniziativa democratica) in luogo di Sabino Dicataldo (Buona politica) indicato da tempo dal sindaco, ma a pochi minuti dall’inizio dei lavori nell’aula consiliare nell’ex Pretura, la «doccia fredda»: Vincenzo Laforgia (Barletta Attiva), Massimo Spinazzola (Scelta popolare), e Rosa Tupputi (Buona politica), contrariamente a Ruggiero Dicorato, Pino Rizzi e Adelaide Spinazzola (Lista Cannito sindaco), Giuseppe Losappio (Forza Barletta) e Luigi Dimonte (Iniziativa democratica), non erano disponibili a votare Damato, insieme al primo cittadino e a Giuseppe Bufo (Lista Cannito sindaco), Michele Maffione e Pierpaolo Grimaldi (Scelta popolare), Stella Mele (Forza Barletta), Sabino Dicataldo (Buona politica), Ruggiero Marzocca (Barletta Attiva), Riccardo Memeo e Luigi Antonucci (Noi con Barletta), Salvatore Lionetti (Lealtà e progresso), Rocco Dileo (Insieme per Barletta), Giuseppe Dipaola (Progetto Barletta). E le schede sono rimaste bianche.

Il ruolo dell’assessore alla Lista Cannito (vicesindaco?) e gli assetti alla Barletta servizi ambientali i più indiziati ad essere gli irrisolti motivi del contendere. Colpisce poi che il «gruppo dei 9» (o 8, a seconda delle circostanze) si richiami in un modo o nell’altro al governatore Michele Emiliano attraverso le civiche e no e che, all’interno dell’aggregazione, i più oltranzisti (Laforgia, Massimo Spinazzola e Tupputi) siano riconducibili più direttamente degli altri al consigliere regionale Filippo Caracciolo, fresco di nomina nella segreteria regionale del Partito democratico in quota Emiliano.

Appartenenze e avvenimenti collegabili o slegati fra loro? Chissà. Sia come sia, l’evolversi di tutto ciò stasera un risultato lo produrrà: le dimissioni di Cannito.

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