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La storia di un miracolo

Lino Banfi e la sua generosità hanno salvato il piccolo Pio Nicola

Il bimbo grazie alla somma raccolta dopo l’appello dell’attore venne operato in tempo. Oggi è un ragazzo, vive a Barletta

Lino Banfi

Lino Banfi

Buon compleanno, Lino. Ottanta(due) anni e, come nel tuo libro, ancora “ottanta(due) voglia di stupire”. Auguri Lino, ma scusami se «da Paolino a Lino» (come diresti tu), te li faccio in grave ritardo (ma la data esatta è il 9 o l’11 luglio, boh?). E mi permetto anche di bacchettarti.
Per quale motivo? Perché da qualche tempo tu, il Lino nazionale, l'ambasciatore dell'Unicef, il nonno d'Italia, non perdi occasione per promuovere il tuo marchio “Bontà Banfi” cercando di spiegare la bontà delle “cime di repe con gli strascineti” o con le orecchiette (nella tua Orecchietteria romana se ne gustano di deliziose), le ciliegie di Turi, le cipolle di Margherita di Savoia, la burrata di Andria. Ma la vera «Bontà Banfi» non è questa. O almeno, è anche questa, ma non solo.
Da qualche giorno, mentre pensavo come farti gli auguri .. scusami ma ho immaginato il giorno in cui (tra cinquant'anni, va bene Lino?) mi chiederanno di scrivere la tua “biografia” e le reazioni alla tua scomparsa (autorizzo scongiuri, occhio malocchio e … una grattatina!).

“Porca putt... ena”, dirai in questo momento, magari pensando: ma che c.. chevolo vuole questo?
Allora, ho immaginato che – come accade in quelle tristi occasioni (abbiamo detto fra 50 anni!) tutti diranno (spesso solo per circostanza) “quanto era buono .. bravo ..”. Frasi di circostanza: ma non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno?.
E io, quel giorno, avrei potuto vantare l'esclusiva di un episodio inedito che ti ha coinvolto da vicino, anzi in prima persona e che nessuno – tranne io e te – conosciamo. Però, ho pensato, quel giorno (del 2068, ti va bene?) tu non potrai leggerla. Ed allora, è meglio se la scrivo oggi, così la leggi e ti chiedo anche scusa per quell'episodio.
Scusa perché tutto inizia con una “trama” (non quella dei film) ai tuoi danni (ti autorizzo un secondo “Porca putt...ena!)
Siamo nell'aprile del 2001. Tu non eri ancora arrivato quel giorno a Canosa, quando un piccolo ragazzino, suo padre Franco e sua madre Nella chiedevano aiuto a noi della Gazzetta. Servivano soldi, tanti soldi (cento milioni di lire) per un intervento vitale e complicatissimo per il piccolo Pio Nicola (come i tuoi amati San Pio e San Nicola di Beri!). Noi della Gazzetta e anche Telenorba accettammo di pubblicizzare la «raccolta di fondi» che servivano perché dopo 20 (venti!) interventi al Bambin Gesù di Roma, il piccolo Pio Nicola, allora sette anni, aveva bisogno «della completa revisione dell’intervento che – si leggeva nella lettera - per la sua complessità non può essere eseguita in alcun centro italiano, dato anche l’alto rischio di complicanze, ma solo negli Stati Uniti, al Children’s Hospital and Medical Center di Seattle dove opera il dott. Michael Mitchell» che lo aveva operato a Roma nel settembre precedente.

Risultato? Dopo alcuni giorni quel conto corrente, aperto per l'occasione, segnava poco più di una settantina di migliaia... di lire (non c'erano ancora gli euro), e la cifra non cresceva nemmeno ripetendo gli appelli.
Arriviamo a martedì 10 aprile, è il martedì della Settimana Santa. Tuo fratello Nicola (che ci legge da lassù!) mi telefona e mi dice: «Paolo guarda che Lino viene a Canosa per registrare una puntata di “Porta a porta” dal “Circolo al Corso-Banfi club” di Canosa» (di cui era presidente).
Ringraziai per la sollecita segnalazione. Poi tornai a pensare a quella colletta che non decollava. Come si fa raccogliere milioni di lire (oggi migliaia di euro) per quell'operazione negli Stati Uniti?
Il padre di Pio Nicola, Franco, che mi telefonava sempre, mi chiamò anche quel giorno e non potetti dirgli altro che «proviamo a ripubblicare l'annuncio della colletta, facciamo un'iniziativa pubblica... vediamo Franco, qualcosa la facciamo». Cosa si può fare di più?

All'indomani mattina era mercoledì 12 aprile. Tu arrivasti a Canosa. Mia moglie Angela, docente, prima di andare a scuola, mi racconta: «Ho fatto un sogno. Ho sognato un uomo con la barba che diceva “da quello grande devi andare, da quello grande!”».
Che stranezza!

Lei va via, io resto a casa e ricevo la consueta telefonata del papà di Pio Nicola. E' allora che mi si accende una lampadina (tu, Lino, avresti dato una bella schiaffeggiata alla tua capoccia pelata!): e se quello “con la barba” nel sogno fosse Padre Pio e quello “grande” da cui andare fosse Lino Banfi?
E' fantasia, non credo ai sogni ma tant'è. Aguzzo l'ingegno e gli dico: «Franco, vai al Circolo al Corso (che aveva aderito alla raccolta dei fondi) e prova ad incontrare Lino Banfi. Se riesci a coinvolgerlo o a fargli dire qualcosa, una qualsiasi cosa su tuo figlio, io poi ti aiuto a “sfruttarlo” mediaticamente». Gli chiesi di avvisarmi se l'avesse incontrato.
Il buon papà di Pio Nicola, benedetto uomo, però non si fece sentire. Attesi per ore che mi desse la “buona novella” ed invece nulla. Pensai: Banfi non ha voluto o potuto incontrarlo. E allora, cosa ci vado a fare al “Circolo al Corso”, solo per far parte della calca consueta di fan?

Era già sera quando dalla Redazione spettacoli di Bari il collega Ugo Sbisà mi telefona (ero a Canosa solo per caso perché era giorno di “corta” cioè di riposo) e mi chiede di intervistarti per avere anticipazioni sul quella trasmissione con Bruno Vespa (che sarebbe andata in onda il giorno successivo, Giovedì Santo). Si trattava di una puntata dedicata a Padre Pio e ad un nuovo miracolo del frate, decisivo per la santificazione. Un articolo da fare subito.
Venni davvero controvoglia, quella sera, a trovarti; salii quelle scale ripide senza entusiasmo. Quando mi avvicinai vidi tra le tue mani un foglietto a me ben noto: era il volantino della gara di solidarietà per il piccolo Pio Nicola. Mi avvicinai e dopo avermi detto qualcosa sulla trasmissione e sul tuo rapporto con il Frate di Pietrelcina, mi dicesti: «Paolo (o mi dicesti: uagliò? Non mi ricordo!), dobbiamo aiutare un bambino. Si chiama Pio Nicola (ma davvero? Pensai!) Facciamo di tutto, ma dobbiamo aiutarlo, lui deve andare in America per un intervento vitale». E giù a spiegarmi quello che io sapevo benissimo. Scusami ma ci eri cascato! Torno a casa, scrivo il pezzo e soprattutto riferisco del tuo appello per il piccolo Pio Nicola.
All'indomani, Giovedì Santo, va in onda “Porta a Porta” e tu lanci il tuo appello anche se la Rai non manda in onda il “sottopancia” con le coordinate bancarie per le donazioni. Una piccola delusione ma l'appello non era andato “a vuoto”. Per nulla. Il tuo nome e il tuo faccione avevano già fatto breccia nel cuore della gente. Ma non solo. Scrissi un altro pezzo su quell'appello nella nostra edizione. Qualcosa cominciò a muoversi.
Era Sabato Santo, ci sentimmo per telefono e tu mi dicesti: «Chiama il tuo direttore (all'epoca era Lino Patruno), digli la nostra parola d'ordine “da Lino a Lino” e poi digli che gli mando un mio articolo per Pio Nicola da mettere domani, proprio sulla pagina di Pasqua». Ma non solo.

Aggiungesti: «Paolo, da oggi puoi fare quello che vuoi a mio “nome”, scrivi quello che vuoi ma ripeti quanto più possibile il mio appello. Aggiungi frasi e circostanze, ma aiutiamo questo bambino». Non mi feci sfuggire l'occasione.
Il giorno di Pasqua, 15 aprile 2001, la «Gazzetta» riporta in prima pagina i tuoi auguri insieme all'appello. Il titolo: «Cari pugliesi, aiutiamo tutti il piccolo Pio Nicola».
Dopo la Pasquetta, quell'anno tornò... la “Pasqua” (del resto non a caso ti chiami Pasquale? eh, eh): il conto corrente bancario cominciò a crescere. Vennero organizzati banchetti di raccolta fondi con la tua faccia e nel tuo nome, con le locandine in bella evidenza: “Aiutiamo il bambino dell'appello di Banfi”.
Risultato: vennero raccolti in poche settimane tutti i cento milioni di lire (ed oltre) necessari per mandare negli States il piccolo Pio Nicola. Un tuo “fan” mi contattò in redazione da Roma e regalò alla famiglia persino i biglietti del viaggio in aereo transoceanico. Andata e ritorno da Roma a Seattle.
Nel nome di Padre Pio accostato al tuo, caro Lino, questo miracolo è avvenuto per davvero. Il piccolo Pio Nicola fu operato alcuni mesi dopo, giusto in tempo. Ed oggi è un ragazzone vivo e vegeto, è cresciuto e fa anche il volontario a Barletta.

E' andata proprio così quella volta, Lino, scusami ma è andata così. Ho “tramato” alle tue spalle, e questo mi spiace, ma tu, penso, lo avessi intuito. Quando, in parte, te lo svelai, due anni dopo, eri più emozionato che “arrabbieto” (e meno male!).
Ora è arrivato il momento che tutti conoscano questa storia e questo nostro segreto. E scoprire perché anche per questo, quando ti vedo promuovere la tua “Bontà Banfi”, quella gastronomica, mentre gli altri apprezzano le tue scelte e i prodotti locali, dalle patate saporite alle cipolle e le “iate” (bietole) e le ciliegie della catena «Bontà Banfi», io sorrido perchè conosco benissimo quanto sia vera quella parola “bontà” affiancata al tuo cognome “d'arte”, al nome di quell'artista canosino-andriese che – secondo alcuni tuoi concittadini – invece “non aiuta nessuno!”.
Bontà Banfi, il cibo? Macchè, bontà vera, sul serio!

Ora, quando «quel giorno» (abbiamo detto nel 2068: va sempre bene?) mi diranno di scrivere il tuo “coccodrillo” (grattatina bis autorizzata!) questa storia esclusiva (che stavo conservando gelosamente per la triste occasione) potrò non scriverla.
Già perché oggi l'ho piacevolmente «bruciata» (giornalisticamente parlando). Ho preferito non attendere (sempre nel 2068!) di fare il “giornalista brillante” proprio in quel triste giorno con un inedito in tasca (o nella penna!) ma condividere oggi la storia e questo “miracolo” che, so bene, non avresti nemmeno voluto che raccontassi. Ho voluto condividerla con te, con i nostri lettori e con i tuoi fan. E' il mio personalissimo regalo di compleanno e quello di tutta la «Gazzetta».
Da Paolino a Lino: lunga vita, “Pasquèl”. E, visto che ci siamo, auguri di cuore anche alla tua Lucia.

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