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Parco dell’Ofanto tra rifiuti e incendi

Pneumatici abbandonati sono stati incendiati forse per allargare coltivazioni abusive

Parco dell’Ofanto tra rifiuti e incendi

BARLETTA - Benvenuti nel Parco regionale naturale «Fiume Ofanto», ricettacolo di rifiuti (che, con le piene del fiume, finiscono in mare e da qui sulle spiagge e sugli arenili), cimitero di copertoni abbandonati e luogo dove le coltivazioni abusive (soprattutto tendoni di uva) sorgono in barba a qualunque normativa di tutela ambientale.

Ci è bastata una semplice passeggiata pomeridiana tra pioppi, salici, frassini, ontani e varie specie di querce, per verificare quanto il territorio a ridosso del fiume Ofanto solo sulla carta sia protetto, un’area salvaguardata dall’istituzione del Parco (Legge regionale n. 37/2007). La verità, quella che noi abbiamo verificato, è un’altra. Purtroppo.

Infatti, così come documentato e denunciato agli inizi di giugno dalle guardie giurate del Nucleo di Vigilanza Ittico-Faunistica, Ambientale ed Ecologica di Barletta, una trentina di copertoni furono abbandonati lungo il fiume Ofanto, nei pressi di Canne della Battaglia, nei pressi del passaggio sul fiume dell’elettrodotto.

«Il fatto risultò particolarmente grave - spiega Giuseppe Cava, il coordinatore del Nucleo di vigilanza “ItalCaccia-ItalPesca” - perchè gli pneumatici non erano stati abbandonati in cumulo ma disposti sotto i tronchi degli alberi della vegetazione ripariale del fiume per un tratto di circa 200 metri».

In altre parole, non un semplice abbandono di rifiuti ma un gesto compiuto da qualcuno che aveva un obiettivo ben preciso: «Sì, riteniamo che l’intento era quello di consentire la totale “pulizia” di un’ampia area per “migliorare” l’assetto delle coltivazioni abusive realizzate da qualche anno su un suolo demaniale dove, in precedenza, era stato realizzato un progetto di rinaturalizzazione dell’area golenale costato diverse centinaia di migliaia euro, finanziato con fondi europei e cofinanziato dal comune di Barletta».

Come attuare quest’opera di «pulizia»? Semplicemente dando fuoco ai copertoni.

«Solo qualche giorno fa - continua Pino Cava -, purtroppo, abbiamo avuto conferma di questo in quanto gran parte dei copertoni e della vegetazione presente sono stati incendiati». In fumo sono andati solo una parte degli pneumatici e dei rifiuti abbandonati ma anche diversa vegetazione e alcuni alberi spontanei di pregio. Causando un enorme danno ambientale e paesaggistico.

«Abbiamo denunciato ai carabinieri della Compagnia di Barletta - aggiunge il rappresentante del Nucleo di vigilanza - sia l’abbandono dei rifiuti speciali, sia l’incendio che è avvenuto nei giorni scorsi. Abbiamo fornito anche tutte le informazioni in nostro possesso e i filmati che documentano la presenza dei copertoni. Abbiamo inoltre provveduto a segnalare gli illeciti alla Provincia BAT, in quanto Ente gestore amministrativo del Parco naturale regionale “fiume Ofanto”». Della vicenda, pare, sono stati interessati anche i Carabinieri forestali di Spinazzola.

«La totale mancanza di vigilanza dell’area parco, genera simili scempi ambientali tra i quali occorre annoverare anche la pesca abusiva - chiosa Giuseppe Cava -. La tutela ambientale delle aree demaniali e per di più protette com’è il Parco dell’Ofanto spetta a tutti, istituzioni comprese».

Il Parco regionale del fiume Ofanto, insomma, continua ad essere considerata la «Cenerentola» delle aree protette in Puglia. Un parco istituito nel 2007 interessa i territori di undici comuni, Canosa, San Ferdinando, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola, Margherita di Savoia, Rocchetta S. Antonio, Minervino, Spinazzola, Trinitapoli e Barletta, ed insiste su un’area di 15.306 ettari (originariamente era di 24.823 ettari a fronte di un bacino idrografico del fiume è di 2.784 chilometri quadrati tra Campania, Basilicata e Puglia). Un’area protetta che avrebbe potuto fungere da volano per l’economia della zona ma della quale, invece, non se ne parla, non se ne discute e men che mai si interviene con interventi di tutela.

Gianpaolo Balsamo

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