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Fallita la Mythen, chiude la «fabbrica dei veleni»

Fallita la Mythen, chiude la «fabbrica dei veleni»

Fallita la Mythen, chiude la «fabbrica dei veleni»

 
Fallita la Mythen, chiude la «fabbrica dei veleni»

Lunedì 07 Aprile 2014, 12:08

03 Febbraio 2016, 04:45

di PIERO MIOLLA

FERRANDINA - Una storia controversa caratterizzata da inquinamento, autorizzazioni concesse e revocate e, sullo sfondo, il sogno dei posti di lavoro ancora una volta andati in fumo. La parabola della Mythen, azienda che dal 2003 nell’area industriale di Ferrandina ha impiegato, tra manodopera diretta ed indotto, circa 100 addetti per la produzione di biodiesel, olio di soia, epossidato, glicerina pura e fosfato monopotassico, sembra giunta al termine. Il fallimento della «fabbrica dei veleni» ha messo una pietra tombale su un progetto iniziato nel 2003 e mantenuto in vita sempre in modo precario. Sbarcata in Basilicata, l’azienda milanese acquistò un sito chimico di circa 40mila metri quadrati che aveva ospitato un’altra fabbrica chimica tristemente famosa in zona: la Irs.

Per capire la potenziale pericolosità della Mythen, basti pensare che il Ministero dell’Ambiente la incluse tra gli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, in base alla direttiva Seveso bis. Poi arrivò il famoso caso della moria di pesci, a settembre 2011: le analisi di Arpab rivelarono che la responsabilità era da imputare alla Mythen. La Provincia, competente sul regime degli scarichi, da quel momento ha sovente revocato alla fabbrica, considerata molto più pericolosa di un inceneritore, le autorizzazioni di prammatica, salvo poi concederle nuovamente a stretto giro di posta.

Come dimenticare, poi, la scoperta di alcuni tubi che, fuoriuscendo dal sito Mythen, andavano ad inquinare un campo di orzo sito nei pressi? Ne derivò una doppia sospensione dell’autorizzazione allo scarico nel Basento da parte del Dipartimento Ambiente della Provincia, che costrinse l’azienda ferrandinese a scaricare i suoi reflui nell’impianto di Tecnoparco, a Pisticci Scalo. Superata, almeno apparentemente, la bufera ambientale, la Mythen è poi entrata in crisi: dapprima la corresponsione a singhiozzo degli stipendi, poi la sospensione dell’attività con i dipendenti a spasso. Infine, a dicembre 2013, la notizia che la Just Oil Europe Ltd ed il Gruppo Brenntag, entrambe società estere, avevano sottoscritto un accordo di durata decennale per riavviare l’attività. Poi il fallimento, che porta con sé altre preoccupazioni: oltre a quella occupazionale (i dipendenti sono a spasso), c’è quella industriale (una produzione all’avanguardia, come quella del biodiesel, viene meno nel territorio lucano) ma, soprattutto, quella ambientale. Nell’area Mythen, infatti, c’è un silos di 2500 metri cubi di liquido pericoloso che potrebbe cedere da un momento all’altro.
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