Venerdì 16 Gennaio 2026 | 18:21

In Basilicata raddoppiano le rette nelle Rsa: numerose famiglie in difficoltà

In Basilicata raddoppiano le rette nelle Rsa: numerose famiglie in difficoltà

 
ANTONELLA INCISO

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ANTONELLA INCISO

In Basilicata raddoppiano le rette nelle Rsa: numerose famiglie in difficoltà

Si passa in media da 1300 a 3000 euro mensili, chiesto aiuto alla Regione

Venerdì 16 Gennaio 2026, 15:51

“La Basilicata sta per trovarsi di fronte a un dramma che rischia di travolgere anziani, famiglie e chi lavora per assisterli. Dalle comunicazioni che stanno arrivando alle famiglie, alcune Rsa annunciano che dal primo febbraio la retta mensile raddoppierà, passando da 1.500 a 3mila euro. È un rincaro che nessuno può considerare puramente economico, perché dietro quei numeri ci sono persone fragili e famiglie costrette a ricorrere a sacrifici e autotassazioni”.

Racconta storie di pazienti anziani e di parenti costretti a pesanti sacrifici il segretario regionale della Snalv Confsal, Rocco Appella, nel denunciare il dramma che sta per abbattersi su decine di famiglie lucane che hanno familiari che vengono assistiti nelle Rsa. In difficoltà per i costi e senza il sostegno regionale diverse strutture hanno deciso di aumentare le rette. Con pesanti riflessi proprio sui nuclei familiari. Una situazione pesante, divenuta ancor più complessa anno dopo anno, dopo che nel 2021 è stato sospeso il contributo regionale che veniva versato alle case di riposo in base ad una legge regionale del 2018.

“Le Rsa sono state lasciate in uno stato di grave precarietà economica. Non è una questione astratta: senza un intervento della Regione, i costi di gestione, soprattutto per il personale medico, infermieristico e gli oss, finiscono per ricadere sulle famiglie e sulle stesse strutture, che si trovano obbligate a trasferire il peso sui residenti – spiega il segretario Appella - Questo è avvenuto anche in presenza di un mercato regionale già segnato da un alto tasso di anzianità e da risorse socio-sanitarie limitate. Persone con pensioni minime e indennità di accompagnamento non possono sostenere una spesa simile, né oggi né domani, e l’aumento delle rette rischia di produrre una crisi sociale profonda: chi non ce la fa potrebbe dover interrompere l’assistenza, con conseguenze gravissime in termini di salute e dignità dell’anziano”. Per dare sostegno alla sua tesi, poi, l’esponente sindacale porta anche ad esempio quanto accaduto in altre regioni dove rimborsi hanno “mitigato la pressione su strutture e famiglie”.

“Qui, senza sostegni, il risultato è una doppia crisi: chi gestisce le Rsa è in difficoltà economica, e migliaia di lavoratori del settore socio-sanitario rischiano di trovarsi senza garanzie o di subire ulteriori sacrifici. È un circolo vizioso che non possiamo permettere: la responsabilità sociale di garantire servizi essenziali non può essere scaricata su chi è già fragile, né su chi lavora per assisterli. Chi governa il territorio deve assumersi questa responsabilità, non limitarsi a osservare” continua ancora l’esponente sindacale che per questo sollecita un tavolo regionale.

“Lanciamo un appello forte e immediato. È necessario convocare un tavolo tecnico che veda insieme sindacati, gestori delle strutture, associazioni familiari e istituzioni regionali, per trovare insieme soluzioni concrete. È urgente pagare gli arretrati, ripristinare o adeguare i contributi regionali e garantire che la cura degli anziani continui senza che le famiglie siano costrette a pagare costi esorbitanti e le Istituzioni restino inerti” sottolinea il segretario regionale della Snalv Confsal che mette in luce come la Basilicata rischi “di diventare una regione dove gli anziani sono gestiti male e dove le famiglie sono abbandonate, costrette a trasformare un bisogno di cura in un problema finanziario insormontabile”.

“Serve una scelta politica chiara e immediata. Non possiamo aspettare che questa situazione degeneri” conclude Appella, chiamando in causa la politica.

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