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Turchia e Cappadocia  raccontano una  Matera nascosta

Turchia e Cappadocia  raccontano una  Matera nascosta

 
Turchia e Cappadocia  raccontano una  Matera nascosta

Venerdì 17 Luglio 2009, 16:42

02 Febbraio 2016, 20:31

di GRAZIA TANTALO 

A colpo d'occhio, la fotografìa sembra una cartolina dei Sassi, presa magari da un angolo di piazza San Pietro Caveoso: ci sono le stradine tortuose, le casette arrampicate, la rupe dell'Idris. Guardando meglio, però, ci si accorge che non dei Sassi si tratta, ma di un paesaggio "gemello": è il villaggio turco Gòreme, in Cappadocia. Un'altra foto, con grotte in tufo che paiono quelle della Murgia: anche qui, la prima impressione è errata. Non siamo a Matera ma a Petra, città giordana molto simile a quella lucana. 

Due scatti tra i tanti della mostra "Civiltà Rupestri. Petra, Matera, Cappadocia": le foto di Gaetano Plasmati presentano i parallelismi che si riscontrano tra questi luoghi così affascinanti, tutti e tre siti Patrimonio Unesco. In quel monumento della civiltà rupestre che sono i Sassi di Matera, tra quelle rocce, tra quei muri tufacei, c'è scritta la storia di secoli. 
Petra in Giordania
La stessa storia si legge a Petra, tra le grotte e le case scavate nel tufo, organizzate con gli stessi sistemi di raccolta dell'acqua che hanno contraddistinto, nei secoli, la città lucana. L'obiettivo era lo stesso: realizzare un'alleanza uomo- natura che permettesse al primo di vivere bene nella seconda. Anche Gòreme è un modello di civiltà rupestre, ricco di chiese e luoghi di culto affrescati in stile bizantino, in cui esistono evidenti somiglianze con le case-grotte dei Sassi. Plasmati, la cui "specialità" sono proprio le fotografie di viaggio, ha catturato queste analogie e le ha esposte nella galleria di Porta Pepice, lo spazio libero dove apre al pubblico una finestra su mondi lontani. Perché è questa la passione del fotografo materano, oggi 44enne: documentare la vita di chi vive diversamente dagli occidentali. 

Appassionato di viaggi, in gioventù ha visitato le mete turistiche principali: Grecia, Thailandia, Tunisia, Messico e moltissime altre. Ma quella che ha lasciato in lui una traccia profonda è stata l'India: qui, Plasmati ha compiuto una vera ricerca antropologico-spirituale, culminata, nel 2002, con la mostra "Mother India". Pian piano, i suoi viaggi all'estero hanno cambiato destinazioni e obiettivi; le sue immagini hanno perso l'aria da "cartolina-ricordo", per cominciare a raccontare di popoli e culture diverse, di civiltà affascinanti, di tradizioni spesso incomprensibili per una società evoluta. Plasmati è cresciuto come artista, ma soprattutto la sua umanità si è arricchita di una sensibilità diversa, lasciando dentro di lui impronte indelebili, come fotogrammi impressi per sempre su un rullino. La sua ultima fatica, che è diventato anche un libro fotografico, è il viaggio in Turchia e in Cappadocia. Un reportage-evento di straordinaria intensità, che resterà esposto nello studio di via Beccherie 55 fino al 20 settembre.
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