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Sospeso lo stop della Regione

Interporto, speranza dal Tar

I giudici: diano garanzie per salvare i fondi Ue. Il caso della polizza fasulla

Interporto,  speranza dal Tar

BARI - L’Interporto della Puglia potrà salvare il 90 milioni di finanziamento pubblico per i lavori di ampliamento, ma dovrà depositare una cauzione o una fideiussione bancaria a garanzia dei 7 milioni di anticipazione che la Regione ha chiesto di restituire. Lo ha deciso il Tar di Bari, che ha sospeso il procedimento di revoca dei 90 milioni di fondi europei 2014-2020 intimando però alla società della famiglia Degennaro di rispettare una serie di adempimenti molto stringenti.

Prima di tutto una nuova fideiussione da depositare entro 20 giorni, dopo che la precedente polizza da 9 milioni si era rivelata fasulla, costringendo la Regione a rivolgersi alla Procura di Bari: nel fascicolo della Finanza, affidato al procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, l’amministratore di Interporto, Davide Degennaro, risulta indagato per tentata truffa. I giudici amministrativi baresi (seconda sezione, presidente Serlenga) hanno tuttavia voluto dar credito all’azienda e, ritenendo «prevalente il pubblico interesse a verificare la persistente fattibilità dell’opera pubblica», hanno fissato per l’Interporto un cronoprogramma stringente di adempimenti. Entro 15 giorni dovranno completare la rendicontazione dei fondi già erogati dalla Regione (ad oggi sono stati presentati, ma non validati, impegni per circa 9 milioni di euro). Entro il 30 novembre, poi, dovranno essere formalizzati e sottoposti all’approvazione regionale «eventuali accordi con partner industriali in grado di garantire l’apporto dei mezzi finanziari indispensabili.

Interporto versa infatti in una situazione finanziaria delicata, e nelle ultime settimane stava tentando di portare a termine un accordo con la multinazionale General Electric. Il primo stralcio del progetto di ampliamento era finanziato con i Por 2007-2013 e dunque andava rendicontato entro il 31 dicembre 2015 e messo in esercizio entro il 30 giugno successivo. Si tratta di 15 milioni di euro, di cui 9 di contributo pubblico, per realizzare altri 230mila metri quadri di aree destinate alla movimentazione delle merci dal ferro alla gomma acquisendo l’ex scalo Ferruccio di proprietà del gruppo Fs. Ma quando, a garanzia dei 9 milioni di anticipo, Interporto ha depositato in Regione una fideiussione che si è rivelata falsa, l’assessorato ha disposto anche la revoca dei fondi per il secondo stralcio: 90 milioni dirottati sulla nuova programmazione 2014-2020.

Il Tar ha tuttavia rilevato, curiosamente, l’«assenza, allo stato, di concrete alternative di reimpiego dei relativi finanziamenti europei», il che semplicemente non è vero: c’è tutto il tempo per riprogrammare quei 90 milioni. Ma, hanno anche avvertito i giudici amministrativi, è necessaria «una verifica di fattibilità» del progetto, che deve «primariamente passare per la verifica di affidabilità» di Interporto, destinatario «di ingente anticipazione di fondi regionali sin dall’ottobre 2009, solo parzialmente utilizzati». La Regione per il momento non si è esprime: la decisione del Tar è all’esame degli avvocati. [m.s.]

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