Martedì 23 Ottobre 2018 | 22:39

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politica al comune

Brandi sotto «processo»
Ma non passa l'espulsione

E' resa dei conti in Realtà Italia ma Olivieri non la spunta

brandi olivieri

Tra i «capi di imputazione» ci sono persino Facebook e quelle «inquietanti frequentazioni». «Brandi sul suo profilo sembra un’entità autonoma. Non c’è alcun simbolo che rimandi a Realtà Italia. Sembra quasi che se ne vergogni» scrive nel suo memoriale accusatorio il presidente Giacomo Olivieri, dato in pasto ai social prima del serrato confronto. «Ecco le ragioni dell’espulsione» tuona ancora il leader nel gruppo «Realtà Italia siamo noi» e nel quale, in un commento, consiglia a iscritti e militanti di non salutare più «il Brandi traditore».
Sale alle stelle la tensione tra il vicesindaco Vincenzo Brandi e il gruppo di Realtà Italia, la seconda forza politica di centrosinistra al Comune dopo il Pd. Ieri a Palazzo di Città la riunione tra tutti i colonnelli del partito – ci sono anche Nino Anaclerio, Gianni Pennisi e la signora Olivieri, Maria Carmen Lorusso - con un unico imputato: quel «figliol ingrato» eletto nel partito ma che adesso strizza l’occhio a Centro Democratico rastrellando qua e là consiglieri iniziando, per ora, dai Municipi. «Chiarisca da che parte sta» diceva giorni fa al microfono in consiglio comunale il capogruppo «oliveriano» Alessandra Anaclerio guardando negli occhi il suo assessore. Ieri il naturale confronto nel gruppo con momenti di tensione, urla e perdita della voce per qualcuno. «Non ne possiamo più. Lui deve chiederci scusa, deve abiurare il Centro Democratico. Lui è stato eletto in Realtà Italia, non può dire che risponde solo al sindaco. Ha due ore di tempo per farlo» spiega uno stanco e afono Olivieri che però alla fine non ottiene dal gruppo la firma di quel documento di espulsione. Documento nel quale Brandi viene accusato di aver pilotato il passaggio a Centro Democratico del consigliere del III Municipio, Domenico De Renzo, di non comunicare al partito l’attività di giunta e di non partecipare più ad iniziative ed eventi di Realtà Italia.
«Io sono stato eletto in Realtà Italia e ci resto – spiega poi Brandi – ma trattandosi di un movimento a carattere locale, questo non mi vieta di muovermi a livello nazionale con Centro Democratico (nel quale fa parte dell’ufficio di presidenza, ndr)». Insomma, il vicesindaco chiede agibilità politica su Bari e su Roma, ma difficilmente Olivieri gli permetterà il più classico dei «due piedi in una scarpa». «Preciso che io non ho alcuna responsabilità sul cambio di partito dei consiglieri di Municipio, come nel caso De Renzo – aggiunge ancora Brandi - e ho sempre comunicato al gruppo la mia attività amministrativa, in linea con il mandato elettorale del movimento. Espellermi? Non siamo mica in un partito. Centro Democratico? Altri di Realtà Italia erano componenti del consiglio nazionale e basta andare sull’online per verificarlo».
Ma nel gruppo di Oliveri appare sempre più evidente una spaccatura, con i consiglieri ormai in ordine sparso: dalla fedelissima Anaclerio al decariano Vito Lacoppola (assente alla riunione) passando per gli indecisi Giuseppe Di Giorgio e Giuseppe Neviera che non hanno gradito l’apertura di credito del partito ad Area Popolare-Ncd di Angelino Alfano e Massimo Cassano, con un patto federativo un po’ strabico, che guarda a destra come a sinistra.
Alla fine di questa convulsa giornata, le parole di Brandi non convincono affatto Olivieri: «No, non ci siamo. A questo punto ci rivolgeremo al sindaco Antonio Decaro. Brandi senza di noi è nessuno. Cammini sulle sue gambe, ma scisso dalle mie spalle. Sa (dice al cronista, ndr) è anche pesante».

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