Giovedì 17 Gennaio 2019 | 02:04

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Adisu, è bufera sulla nomina del cugino di Maurodinoia

Adisu, è bufera sulla nomina del cugino di Maurodinoia
BARI - È bufera sulla nomina a capo dell’Adisu di Alessandro Cataldo, cugino acquisito di Anita Maurodinoia, l’ex candidata Pd al consiglio regionale contestata per presunti pagamenti ai rappresentanti di lista. Il commercialista triggianese, infatti, è cugino del marito (nonché omonimo) della Maurodinoia, coinvolto nell’inchiesta sul sistema di favori e regalie in cambio di appalti alla Provincia di Bari. Ed ecco che, a insorgere sia sul merito che sul metodo della nomina, non sono solo le opposizioni, ma anche gli esponenti della maggioranza «vendoliana», le organizzazioni studentesche e quelle dei ricercatori.

«Emiliano continua senza sosta - attaccano i consiglieri 5 Stelle Gianluca Bozzetti e Grazia Di Bari - la sua corsa indisturbata alle nomine di partito. Un commercialista non ha alcuna competenza per ciò che concerne il diritto allo studio. Ma si sa che per il Presidente, proprio come il suo compagno Renzi, valgono di più le parentele e le tessere di partito che non i meriti. Emiliano ormai confonde la Regione Puglia per il suo Impero personale governando in completa autonomia ed esautorando i “poteri” e il parere del Consiglio, delle commissioni competenti e della rappresentanza studentesca. Annulli tutti le nomine “sospette”».

Erio Congedo e Renato Perrini (Conservatori e riformisti) attaccano: «nella valutazione delle candidature per un ruolo regionale ciò che conta non è la competenza o l’esperienza, ma essere stati candidati consiglieri o avere parenti e amici che lo abbiano fatto. Una sorta di risarcimento o riconoscimento di un credito politico da parte di Emiliano: è stato così per Aldo Patruno (candidato consigliere regionale) nominato al Dipartimento Cultura e per il nuovo presidente dell’Adisu, ma anche le recenti nomine alle Arca pugliesi o quelle a direttori delle Asl, ma ancor di più la nomina del proprio staff, tutte rigorosamente fatte applicando in maniera nuova il manuale Cencelli».

«Nessuna di queste nomine - dice il capogruppo di FI Andrea Caroppo - si giustifica con competenze acquisite e riconosciute nei rispettivi settori. Il nuovo vertice dell’Adisu, per esempio, è un commercialista che non ha alcuna contezza dei problemi del diritto allo studio. Così come il capo dipartimento alla Cultura è un dirigente del Demanio a Roma. È il “Natale” per tutti coloro che hanno aiutato Emiliano alle elezioni». «Capiamo che il centrosinistra ci tenga molto ai parenti e affini - gli fa eco Domenico Damascelli - ma adesso anche l’Adisu diventa un poltronificio per ricambiare i debiti elettorali: nel centrosinistra qualcuno scambi i corridoi istituzionali per case private dove assegnare ad ognuno la propria stanza (e il proprio stipendio)».

Duri gli alleati di «Noi a Sinistra». «Per metodo e merito, questa nomina - dice il coordinatore regionale Dario Stefàno - è una brutta pagina scritta dal governo regionale nella quale non ci riconosciamo assolutamente. Le operazioni di "riconoscimento" politico non sono mai giustificabili quando investono scelte o questioni istituzionali». «Non ci convince anche la motivazione di ricorrere a un commercialista per analizzare i conti dell'azienda: sarebbe come dire - ironizza il capogruppo Guglielmo Minervini - che siccome un ufficio ha bisogno di lavori di ristrutturazione, si nomina come suo presidente il capo cantiere. Senza dimenticarsi che oggi la Puglia ha il coordinamento di tutte le aziende regionali per il diritto allo studio, con tutto quello che questo comporta. Due indizi non fanno ancora una prova, ma le premesse non ci sembrano delle migliori».

Non è solo il mondo politico, però, ad insorgere. Dopo le critiche sollevate dalla Rete della Conoscenza e dai Link studenteschi, anche il coordinamento regionale dell'Adi, l'Associazione dei dottorandi e dei dottori di ricerca Italiani, esprime il suo «profondo disappunto per le modalità scelte per la nomina del nuovo Presidente dell'Adisu. La nomina è infatti avvenuta senza interpellare il Comitato Universitario di Coordinamento e i rappresentanti di studenti e dottorandi eletti nell'organo lo scorso giugno, palesemente in contrasto - sottolineano - con gli ideali di partecipazione e confronto democratico spesso indicati dall'attuale amministrazione regionale come faro della propria azione amministrativa».

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