Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 04:55

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Truffa: la nostra villa venduta due volte

di GIOVANNI LONGO
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BARI - Non si può stare tranquilli neanche con un preliminare di vendita firmato davanti al notaio e registrato. La stessa villa, «bloccata » in questo modo, sarebbe stata venduta ad un’altra persona con un rogito definitivo. E chi sperava di avere finalmente trovato la casa giusta, è rimasto lì dov’era. Con 360mila euro in meno. A guadagnarci, truffando e appropriandosi indebitamente della somma, ipotizza la Procura di Bari, un architetto barese che dal primo aspirante acquirente avrebbe intascato l’ingente somma, non restituita. E che, da un secondo in «buona fede» avrebbe ottenuto 525mila euro. Presunta vittima un’avvocatessa barese.

Il Pm Bruna Manganelli ha chiuso le indagini sull’a rchitetto Pierluigi Uva, 58 anni, barese. Il professionista è indagato per truffa e appropriazione indebita in relazione a un’operazione immobiliare relativa all’acquisto di una villa su corso Alcide De Gasperi, all’altezza del Circolo del Tennis. La vicenda nasce a fine luglio 2011. L’avvocatessa barese si reca nel cantiere della P. L. Costruzioni srl dove incontra l’architetto Uva, amministratore unico della società. La professionista si innamora di una villa ancora al rustico, con annesso box auto. Le parti stipulano un primo preliminare. Il prezzo, forse, viene un po’ troppo «caricato». Circa 850mila euro.

Stando alla denuncia della donna, assistita dagli avvocati Mario Malcangi e Donato Gargano, in questo modo l’architetto avrebbe potuto ottenere una fidejussione dalla banca. E poi il prezzo è più alto perché l’archietto si impegna ad effettuare alcuni lavori. Segue un secondo preliminare, questa volta davanti al notaio. Il pubblico ufficiale registra l’atto. Le parti concordano le modalità di pagamento dell’acconto pari a 360mila euro da versare in tre rate. Il saldo è costituito dalla permuta con l’appartamento nel quale vivono la donna e suo marito.

Entro il 31 dicembre deve essere firmato il definitivo. Il 1° gennaio la coppia spera di potere iniziare l’anno nella villa dei sogni. Macché. Stando alle indagini, condotte dal Commissariato Bari Nuova Carrassi, il professionista non trasferisce la proprietà dell’immobile entro il termine stabilito. E un anno e mezzo dopo vende la villa ad un’altra persona in «buona fede» per 525mila euro, «risolvendo unilateralmente e arbitrariamente il contratto preliminare», si legge nel capo d’imputazione.
Stando alla denuncia, l’architetto avrebbe cambiato idea, non volendo più permutare l’altra abitazione. «Voglio i contanti», avrebbe detto. La società P. L. Costruzioni poco dopo finisce in liquidazione. Nel mirino del Pm è finito il presunto ingiusto profitto derivato «dall’ave - re venduto due volte lo stesso bene, intascandone il prezzo». «Avevamo anche comprato la cucina che avevamo sistemato in garage - racconta la vittima -. L’abbiamo recuperata appena in tempo. Avremmo commesso una violazione di domicilio in quella che doveva essere casa nostra».

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