Lunedì 22 Ottobre 2018 | 17:11

NEWS DALLA SEZIONE

Denunciato un ristoratore
Polignano, nel menu tonno frescoA tavola prodotto scaduto e scongelato

Polignano, nel menu tonno fresco, a tavola prodotto sca...

 
L'ultimo saluto
Incidente a Libertà, muore 17enne: «Ciao Andrea, ci mancherà il tuo sorriso»

Incidente a Libertà, muore 17enne: «Ciao Andrea, ci man...

 
emergenza roghi
Terra dei fuochi, in prima linea i comitati e le associazioni

Terra dei fuochi anche a Bari: in prima linea i comitat...

 
Ad Altamura (Ba)
Cava abusiva sequestrata nel Parco dell'Alta Murgia

Cava abusiva sequestrata nel Parco dell'Alta Murgia

 
Ad acquaviva delle fonti (Ba)
Nascondeva eroina in un muretto a secco: ai domiciliari un 34enne

Nascondeva eroina in un muretto a secco: ai domiciliari...

 
L'evento annullato
Noci, «Bacco nelle Gnostre» non si farà e scoppia la polemica

Noci, «Bacco nelle Gnostre» non si fa, polemica

 
Lavoro
Formazione professionale, Puglia verso l'emergenza: scadono 280 contratti

Formazione professionale, Puglia verso l'emergenza: sca...

 
Protesta a Bari
Disabili, addio palestra: la squadra di basket in carrozzina in strada:«Comune Bari accontenta gli amici»

Disabili, squadra  di basket in carrozzina per strada. ...

 
In via Brigata Regina
Bari, scontro tra moto e auto: muore un ragazzo di 17 anni

Bari, terribile scontro tra moto e auto: muore un ragaz...

 
Ad Acquaviva delle Fonti (Ba)
Ruba al mercato due carte di credito con relativi pin, arrestata

Ruba al mercato due carte di credito con relativi pin, ...

 
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno

i più letti

Bari, si allunga la lista
dei pentiti: ora parla
il figlio di Di Cosola

carabinieri

Giovanni Longo

BARI - La lista dei pentiti presunti affiliati al clan Di Cosola si allunga. Michele Di Cosola, di 23 anni, figlio del boss Antonio ha deciso di seguire le orme del padre. La circostanza emerge dagli atti dell’inchiesta «Attila», condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale e culminata, tra l’ultimo giorno dell’anno e il primo giorno del 2016, con l’arresto di cinque persone.

In manette, ricordiamo, sono finiti Teodoro Frappampina, 47 anni, detto «u’ giappon», Luigi Guglielmi, di 33 anni, Giovanni Martinelli, di 48, detto «spaccavitr», Carlo Giurano, di 31 e Alfredo Sibilla, di 29, detto «il brillante». Per tutti l’accusa è associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata dall’uso delle armi.

Dalle indagini-lampo coordinate dai pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, è emersa un’accesa contrapposizione scoppiata tra le varie articolazioni interne al clan. Lo scontro era già sfociato, a novembre, con due gambizzazioni (in una era stato ferito proprio Frappampina).

Da un lato ci sarebbe Luigi Guglelmi. Dall’altro la coppia formata da Giovanni Martinelli e Teodoro Frappampina. I due gruppi si sarebbero contesi il vuoto di potere lasciato dal boss Di Cosola, quando questi ha deciso di pentirsi, la scorsa estate.

Dagli atti dell’inchiesta si scopre che, oltre a Paolo Masciopinto, Cosimo Genchi, Lucia Masella, Cosimo Genchi, tra i neo pentiti risulta anche Michele Di Cosola, 23 anni, figlio di Antonio, interrogato il 2 dicembre scorso.

Agli inquirenti il figlio del boss «parla a lungo e in modo articolato del ruolo di suo cugino Guglielmi Luigi all’intero del clan, confermandone l’affiliazione sotto Mercante Giuseppe e l’alto grado camorristico». Michele Di Cosola, poi, colloca Giovanni Martinelli «tra le figure di vertice del clan» e di aver a sua volta saputo «dallo stesso Martinelli della promozione ricevuta come regalo da suo padre durante un periodo di detenzione».

A detta di Michele Di Cosola Frappampina, Martinelli, Cosimo Di Cosola e Guglielmi, «erano i referenti del clan Di Cosola durante la detenzione di Di Cosola Antonio». E Michele Di Cosola riferisce che «Martinelli Giovanni faceva mensilmente pervenire le somme di 1.000-1.500 euro a titolo di assistenza economica consegnandole personalmente nelle sue mani».

La Direzione distrettuale antimafia ritiene di avere disinnescato la violentissima lotta sorta all’interno del clan Di Cosola per acquisirne la leadership e il controllo criminale delle aree d’influenza a Ceglie del Campo, Casamassima, Capurso, Adelfia, Bitritto, Valenzano, Giovinazzo, Triggiano, Bisceglie, Sannicandro, Rutigliano e Gioia del Colle. Estorsioni, traffico di stupefacenti e detenzione di armi sono solo alcuni dei reati che il clan, anche dopo il pentimento del boss Antonio, avrebbe commesso.

E ora con gli inquirenti ha iniziato a parlare anche il figlio Michele.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400