la storia
Bari, quelle botteghe che sfidano le vendite online: «Da 70 anni sono al servizio dei clienti, mi annoio a stare a casa»
Nicola Boccone è il titolare di un negozio di casalinghi in via Ravanas. Si fa fatica a resistere alla crisi, ma le luci delle vetrine sono il simbolo della vita nei quartieri
C’è un’anima segreta che dà energia alla città: la storia di donne e uomini comuni che svelano memorie di una Bari del passato che ci si incanta ad ascoltare. «Lavoro dall’età di 9 anni e quando morì mio padre, investito da un treno, sono stato in negozio fino all’età di 16 anni. Poi, con mia madre e i miei fratelli, ci trasferimmo per un paio d’anni a Castellanza, in provincia di Varese, per poi tornare a Bari». Nicola Boccone, titolare di un negozio di casalinghi in via Ravanas, oggi ha 79 anni, ma ha l’entusiasmo di un ragazzino: «Mi annoio a stare a casa, anche se il commercio è cambiato con internet, i cinesi e gli ipermercati. Fino a 15 anni fa in questo negozio non si poteva entrare, tanto era affollato. Ora si sopravvive e lavoro per lo Stato. Ma ciò che mi fa ancora venire qui tutti i giorni è il contatto con i clienti. Quanti scherzi ho fatto loro».
Nicola e i suoi ricordi restituiscono il racconto di una Bari che resiste e si riconosce nei volti e nelle botteghe di quartiere. «Mi chiedono sempre: ma da quanti anni è qui? E io rispondo: tanti, ma mio figlio mi deve aprire il negozio nuovo in via Tommaso Fiore, campo 17 tomba 313». Un modo per suscitare ilarità, ma anche per esorcizzare la morte. Tanti anni fa, invece, si inventò una inconsueta vendita di crociere all’interno del negozio: «Un altro scherzo».
Nicola è un entusiasta della vita, sebbene non sia stata sempre rose e fiori: «La morte di mio padre fu tragica». E ricorda quando, piccolino, vedeva il papà vendere carbone, attività di famiglia: «I miei nonni erano grossisti, come i miei bisnonni; siamo all’incirca nel 1800. Mio padre adibì il retrobottega del nostro locale a magazzino per le scorte. Era un’attività che all’epoca rendeva e così, da via Ravanas, papà trasferì il magazzino in un locale più grande di via Crispi cedendo in affitto il nostro a una donna che vendeva gli stracci vecchi. Poi dovemmo lasciare il deposito di via Crispi perché serviva al proprietario, titolare del cinema Odeon. Quest’uomo propose a mio padre di fare la maschera in attesa di tornare a lavorare nel nostro magazzino di via Ravanas. Ma, in contemporanea, mio padre aprì anche un negozio di frutta e verdura in via Trevisani ad angolo con via Crispi, per dare da mangiare a moglie e ai suoi cinque figli, ma lavorare la sera al cinema e svegliarsi all’alba per rifornire il negozio, alla lunga si rivelò assai faticoso. Da quel momento, rientrando in possesso del nostro locale, l’attività cambiò e iniziammo a vendere casalinghi».
Nicola ricorda un altro pezzo di vita che lo lega alla Gazzetta: «Venivo al negozio con mia nonna per vendere i giornali agli ambulanti del mercato. Avevo mio zio, Domenico Lorusso, che lavorava in Gazzetta. Studiavo e lavoravo».
La più grande soddisfazione di Nicola è stata arrivare a 79 anni e avere ancora voglia di lavorare: «Ai giovani dico sempre che nella vita bisogna scegliere di fare ciò che si vuole, ma il commerciante no, perché devi essere nato nel negozio e portato al contatto con il cliente. Alle donne chiedo addirittura se sanno usare le pentole che acquistano per evitare che si macchino con il sale, che va messo quanto l’acqua bolle».
Nel locale di Nicola entra una coppia di turisti che aveva acquistato una pentola il giorno prima dimenticando la busta in negozio: «Se fossi stato disonesto avrei negato di averla trovata. Invece, l’ho messa da parte. La cosa principale è l’onestà: non si danno fregature ai clienti».
Un uomo, Nicola, al quale piace anche riparare le cose che vende, tra queste le Moka e le pentole a pressione delle quali controlla valvole e guarnizioni. La sua è stata una vita ricca di soddisfazioni, sempre combattuto tra presenza in negozio e la passione per la pesca subaquea «armato di lanterna, alla ricerca di polpi, seppie e taratuffi». C’è da scommettere che Nicola festeggerà i suoi 80 anni in negozio: meriterebbe che, almeno per quel giorno, l’isolato di via Ravanas tra corso Mazzini e via Crispi fosse illuminato a giorno e pieno di clienti e amici. Perché ciò che lo intristisce è proprio la luce fioca che caratterizza il pezzo di strada dove si trova il suo locale e l’assenza di persone per strada appena inizia a fare buio.
[Donatella Lopez]