Il caso
Bari, la Cassazione riapre la partita: «Il parco di Punta Perotti deve essere smantellato»
Uno dei proprietari dei suoli ha chiesto la restituzione: quelle aree finirono nella confisca poi annullata dalla Corte europea innescando una vertenza non ancora conclusa
Chi chiede la restituzione di un bene ingiustamente sottratto non ha l’obbligo di precisare che lo rivuole nelle stesse condizioni in cui quel bene si trovava prima dello spoglio. Una banalità, se si vuole, ma è questo il motivo giuridico per il quale il Comune di Bari rischia di dover spendere parecchi milioni di euro per una delle tante iniziative assunte sul caso di Punta Perotti, ovvero la creazione di un parco pubblico (tuttora esistente) su suoli che appartengono a privati. Un’ordinanza della Cassazione (Terza sezione, presidente Frasca) ha annullato con rinvio la sentenza con cui nel 2023 la Corte d’appello di Bari aveva ribaltato una decisione assunta quattro anni prima dal Tribunale di Bari. Cioè quella che aveva condannato il Comune a risarcire gli eredi del proprietario di uno dei suoli su cui oggi sorge Parco Perotti.
L’«ecomostro» sul lungomare di Bari è stato confiscato nel 2001 insieme a suoli che nulla avevano a che fare con la presunta lottizzazione abusiva. Compreso quello di un signore nel frattempo deceduto (gli eredi sono assistiti dall’avvocato Niccolò De Marco), che finì inglobato nel «parco pubblico» voluto dall’allora sindaco Michele Emiliano...