L’accusa non è solo di scambio elettorale politico mafioso. Nei confronti del sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, la Dda di Bari ipotizza infatti anche l’accusa - ben più grave - di associazione mafiosa. Ed è per questo che il Gico della Guardia di Finanza, coordinato dal pm Fabio Buquicchio, lavora per approfondire il ruolo del primo cittadino dopo l’arresto in carcere dell’assessore Antonio Lopez: accusato non solo di aver comprato dal clan Parisi i 150 voti necessari a essere eletto nel 2020, ma anche di aver fatto da tramite con un picciotto del clan per sostenere Bonasia al ballottaggio, in cambio di un posto di lavoro.
Il sindaco, 42 anni, ingegnere, mai coinvolto in indagini giudiziarie, ha da subito smentito ogni suo coinvolgimento in accordi illeciti con i clan, dichiarandosi vittima e pronto a collaborare con la giustizia. Tuttavia la Dda di Bari, che lo ha intercettato per mesi, ritiene che «nel Comune di Modugno si sia costituita una “zona grigia”, in cui convergono gli interessi di un potente gruppo malavitoso interessato a riciclare i proventi illeciti ed assistere i propri affiliati con la garanzia di posti di lavoro utili ad accrescere il proprio prestigio criminale; il tutto con il favore di un’amministrazione comunale compiacente e permeabile agli interessi mafiosi, interessata ad assicurarsi tutela e un bacino di consensi elettorali».
Una valutazione pesantissima, condivisa dal gip Giuseppe Montemurro nei decreti di intercettazione ora depositati a supporto della misura cautelare eseguita mercoledì 5, e che si basa appunto - e soprattutto - su quanto ascoltato a partire dal 2023. Lopez, imprenditore modugnese della termoidraulica, secondo l’accusa si sarebbe «consegnato» nelle mani di Michele Parisi, fratello del boss di Japigia, di cui nel 2023 aveva chiesto l’intervento dopo le minacce ricevute dal pregiudicato Christian Stragapede (pure lui arrestato): ovvero l’uomo che gli avrebbe trovato i voti alle elezioni del 2020 (pagati 25 euro l’uno) e con cui avrebbe fatto da tramite per garantire sostegno a favore di Bonasia per il successivo ballottaggio.
Da questo punto di vista le intercettazioni di Lopez con Parisi sembrerebbero confessorie: «Quello (Stragapede, ndr) praticamente in campagna elettorale... loro mi dettero i voti a me! Mi strapparono una mezza promessa per avere un posto di lavoro». Lopez, annota la Finanza nell’informativa conclusiva dell’indagine, «ammetteva di aver fatto da tramite per l’accordo tra Bonasia e Stragapede. Riferiva che Stragapede aveva minacciato telefonicamente anche il sindaco Bonasia, affinché gli desse il posto di lavoro che gli aveva promesso all’epoca della campagna elettorale. Riferiva che Bonasia, per onorare la promessa, aveva fatto lavorare Stragapede per un anno, poi questi aveva rifiutato le ulteriori ipotesi di lavoro proposte. Nel frattempo Lopez precisava che il rapporto era gestito direttamente dal sindaco». Stragapede aveva lavorato in un’azienda appaltatrice del Comune fino a quando non è emersa una condanna. Ed alla fine è stato Lopez ad assumerlo per alcuni mesi.
Sono elementi che le ulteriori indagini in corso dovranno confermare, anche attraverso l’esame dei contenuti dei dispositivi elettronici sequestrati a Bonasia la scorsa settimana. Ma molto potrebbe arrivare anche dalle eventuali risposte che Lopez (difeso dall’avvocato Cristian Di Giusto) sceglierà di fornire alla Dda: nell’interrogatorio di garanzia il 40enne imprenditore (candidato alle prossime Regionali nella lista di Forza Italia) si è avvalso della facoltà di non rispondere, dicendosi però disponibile a fornire chiarimenti in un successivo interrogatorio.
Le oltre 10mila pagine di atti depositati a supporto della misura cautelare gettano molti dubbi sull’amministrazione comunale di Modugno e motivano quella dura valutazione di «permeabilità» alla mafia espressa dal pm Buquicchio. Perché non era solo Lopez - dicono le indagini - ad essere vicino ai clan. Fino al 22 febbraio 2024 l’assessore all’Ambiente era Gianfranco Spizzico, 50 anni, cognato di Sergio Mezzina, arrestato il 26 febbraio 2024 nel blitz Codice Interno per associazione mafiosa, riciclaggio e favoreggiamento in quanto ritenuto il braccio destro di Tommy Parisi, il cantante neomelodico figlio del boss. Spizzico è stato revocato dal sindaco Bonasia quattro giorni prima dell’arresto del cognato, ufficialmente perché privo di «rappresentanza politica». Lucia Bosco, consigliera comunale eletta nella lista «Modugno imprese e commercio» (la stessa di Lopez) è invece figlia di Adriana Diomede e dunque nipote di Biagio, Giuseppe e Michele e soprattutto di Teté Diomede, capo dell’omonimo clan del quartiere San Paolo di Bari vittima di lupara bianca. Sia l’uno (Spizzico) che l’altra (Bosco) sono incensurati ed estranei a ogni tipo di accusa. Ma in un contesto del genere anche una parentela diventa esplosiva.
















