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Bitonto, chiudono per ferie il 118 e il Punto di primo intervento

pta bitonto

Il consigliere comunale di centrodestra, Domenico Damascelli: «Decisione scellerata, partorita dalla Regione Puglia e comunicata il 3 agosto ai direttori generali delle Asl provinciali»

14 Agosto 2022

Loredana Schiraldi

BITONTO - Chiusi per «ferie», almeno sino ad ottobre. Anche il Punto di Primo Intervento di Bitonto e il 118 medicalizzato vanno in vacanza e così la possibilità dei cittadini di avere assistenza sanitaria tempestiva. La «decisione scellerata», come l’ha definita l’ex consigliere regionale e attuale membro della massima assise comunale di Bitonto, Domenico Damascelli, è stata partorita nei giorni scorsi direttamente dalla Regione Puglia e comunicata il 3 agosto ai direttori generali delle ASL provinciali.
Il 27 luglio, con la deliberazione n. 1083, la Giunta regionale ha riorganizzato il Servizio di Emergenza Urgenza 118, già in sofferenza. «Negli ultimi anni – ammettono da via Gentile – si riscontrano difficoltà ad assicurare la copertura assistenziale», situazione degenerata poi con la pandemia Sars Cov-2.

«Le cause – si legge ancora nella deliberazione - devono essere individuate in primis nei molteplici pensionamenti in corso dei professionisti operanti, ma anche nella nota carenza di medici disponibili a ricoprire gli incarichi, in quanto ritenuti poco remunerativi e usuranti, sebbene annualmente siano presenti parecchie centinaia di professionisti nella graduatoria regionale di Settore – Emergenza Urgenza 118». Soli 325 medici sarebbero ora in pianta organica in tutta la regione, rispetto ai 530 previsti. La soluzione allora, secondo l’assessore Rocco Palese, relatore della proposta poi votata unanimemente dalla Giunta, sarebbe rinunciare all’apertura di alcuni P.P.I. smantellare le postazioni 118 o declassarle da medicalizzate a infermieristiche.
In tutta l’area metropolitana di Bari, le ambulanze Mike (con medico a bordo) saranno dimezzate: da 15 si passerà a 8. Mentre le India (con infermiere) saranno 7. Sedici, una in più, le automediche.

A farne le spese, ci sarà anche Bitonto che perderà la sua Mike, che già nell’ultimo mese ha visto il medico a bordo ad intermittenza, e potrà godere solamente della presenza di un’automedica. «Ciò significa, ad esempio, che nel caso di infarto una ambulanza medicalizzata può già somministrare sul posto una terapia trombolitica, riducendo i rischi di decesso e agevolando l’intervento all’ospedale di arrivo. Questo non sarà più possibile», spiega Domenico Damascelli, il primo a battere i pugni e a richiedere subito di rivedere la decisione regionale. Arrivederci a novembre (si spera) anche per il Punto di Primo Intervento bitontino, pur utilissimo a smaltire i codici bianchi e verdi, sempre in gran numero. Nonostante il periodo pandemico abbia fatto emergere numerose problematiche, sono stati oltre tremila i casi trattati nella struttura della città dell’olio dall’inizio dell’anno, di cui 578 solo a luglio.

«Il nostro PPI – ricorda ancora il consigliere di centrodestra - copre un territorio vasto che include oltre alla popolazione numerosa di Bitonto, e delle sue frazioni di Palombaio e Mariotto, anche quella delle città vicine come Palo del Colle, arrivando così ad un bacino di utenza di circa 80 mila persone. Con questa decisione del governo regionale, invece, si andrà a gravare ulteriormente sui Pronto Soccorso degli ospedali vicini (come il San Paolo, il Di Venere e il Policlinico), già oberati di lavoro e intasati da numerosi accessi, di cui la maggior parte di codici bianchi e verdi appunto». E le stime non promettono bene. Nei primi giorni di agosto si è assistito ad un crescente «assalto» ai pronto soccorso pugliesi: oltre 12mila pazienti in appena quattro giorni. «Inutile che la Regione ci prenda in giro scrivendo che è un provvedimento temporaneo fino ad ottobre, perché il rischio reale è il preludio di chiusure definitive – è il timore di Damascelli -. Tra l’altro, guarda caso, queste decisioni arrivano vigliaccamente ad agosto, quando è più difficile scoprire quello che accade». E pensare che a maggio scorso, Bitonto aveva davvero toccato con mano l’idea di in un futuro più roseo per il suo ex ospedale. La stessa Giunta regionale aveva deliberato il potenziamento anche dell’ex nosocomio della città dell’olio, che grazie al PNRR, si prometteva dovesse diventare un ospedale e casa di comunità.

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