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Economia

Bari: zona industriale, attrattività minata da incuria e abbandono

Zona industriale Bari-Modugni

Ruderi e buche nell'area Bari-Modugno

Numerose strade rotte e mal illuminate tra capannoni dismessi e rifiuti sparsi. Il presidente di «Impresa Più Impresa» Paolo Bevilacqua: «Chiediamo da tempo l’attivazione di un sistema di videosorveglianza e sarebbe utile un censimento delle aree »

10 Luglio 2022

Francesco Petruzzelli

BARI - Per iniziare questo viaggio meglio attivare un navigatore. Tra strade senza nome, cartelli sbiaditi dal sole o con caratteri troppo piccoli e illeggibili. Le tante insegne dei capannoni aiutano (previa ricerca dell’indirizzo su internet) a orientarsi lungo un percorso non privo di ostacoli. I rattoppi sull’asfalto, i dislivelli, le pozzanghere lasciate dalle piogge delle ultime ore. Meglio quindi procedere in auto a velocità moderata. E poi c’è lui, il signor sacchetto della spazzatura. Ora ben visibile a bordo strada, ora nascosto sotto il cespuglio, ora coperto dalle erbacce o semplicemente adagiato tra i cumuli di materiale di risulta. Che qualche incivile deve aver scaricato da queste parti, a ridosso dei cancelli, ai piedi degli alberi o al centro della carreggiata.

TRA BARI e MODUGNO Si presenta così l’area industriale tra Bari e Modugno. Un tessuto produttivo importante, con le sue fabbriche, i suoi capannoni e i suoi insediamenti, che paga però il prezzo dello scarso decoro e della scarsa sicurezza. In via dei Pionieri del Commercio il binario morto è stato coperto dalle sterpaglie e termina con un cartello pericolante, pronto alla sua definitiva caduta. In via dei Gerani la strada si apre sulla destra con un vecchio capannone, di colore verde, in disuso, mentre nella vicina via delle Camelie sembra esserci l’outlet degli pneumatici. Messi in esposizione sull’asfalto e chissà da quanto tempo. Stesse cartoline in via delle Orchidee o in via delle Mammole. Di auto e di lavoratori – è un sabato mattina – se ne vedono pochi, mentre qualche temerario si avventura praticando sport o attendendo un bus (chissà se mai arriverà) alla fermata. Una delle tante dove ormai i numeri delle linee urbane sono spariti o dove è impossibile ripararsi dai 40 gradi o dalla pioggia.

INCURIA Il viaggio è una perenne scoperta. Il decoro di moltissime fabbriche – dotate di barriere verdi, di bidoni per la differenziata e di aree sportive per i propri dipendenti – stona con il degrado circostante e con le fabbriche abbandonate che assomigliano sempre più a dei ruderi, a dei veri propri scheletri davanti ai quali campeggiano striscioni di vendita e di annessi numeri telefonici da contattare per la trattativa. E viene quasi da sorridere pensando che in questo deserto di servizi molte strade siano state intitolate a piante e fiori. In pratica un giardino immaginato solo sulla carta e sul Tuttocittà. Ma come uscirne?

SOLUZIONI Molti imprenditori da tempo chiedono risposte alle istituzioni e non si stancano di ripetere il mantra «migliorando i servizi aumentiamo l’attrattività della zona industriale di Bari». Paolo Bevilacqua è uno di questi imprenditori, presidente di «Impresa Più Impresa», l’associazione che riunisce tantissime realtà della zona Asi. «Da tempo – dice – abbiamo documentato con foto e video il bisogno di fornire servizi per rendere più attrattiva e competitiva la zona industriale. Le strade sono rotte, la segnaletica e l’illuminazione scarseggiano e poi c’è il tema dei rifiuti».

MASCOTTE Emergenza rifiuti che l’associazione non perde mai di vista e nemmeno lui, il cocker Ugo, la mascotte a quattro zampe che in una locandina creata dall’associazione bacchetta gli incivili: «Dite che io sporco… E voi?». E come dargli torto vedendo la spazzatura portata da queste parti. «La classica migrazione dei rifiuti – spiega l’imprenditore Bevilacqua – che danneggia l’immagine delle imprese e della stessa Asi. Per questa ragione chiediamo da tempo l’attivazione di un sistema di videosorveglianza, non solo per la sicurezza dei lavoratori e delle fabbriche ma anche per prevenire e stanare questi incivili delle discariche a cielo aperto». L’associazione rilancia anche il tema produttivo e urbanistico. «A nostro avviso – sottolinea Bevilacqua – sarebbe utile un censimento delle aree industriali, dei capannoni dismessi, permettendo così l’incrocio tra domanda e offerta. Le richieste non mancano. Il rilancio della zona industriale passa anche da questi interventi».

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