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In Puglia e Basilicata

I fatti nel 2014

Fu ucciso e abbandonato nelle campagne ad Altamura: due indagati per la morte di Angelo Popolizio

Fu ucciso e abbandonato nelle campagne ad Altamura: due indagati per la morte di Angelo Popolizio

Si tratta di due presunti appartenenti al clan D’Abramo - Sforza, secondo gli inquirenti il movente alla base è la lupara bianca: la vittima era stata incaricata a sua volta di uccidere un vertice del sodalizio mafioso

26 Maggio 2022

Redazione online

ALTAMURA - I carabinieri di Bari hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone indagate per omicidio, occultamento di cadavere e porto e detenzione di arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso e in concorso.

I fatti secondo le indagini risalirebbero alle prime ore del 7 agosto 2014, quando C.F., classe 78, e O.C.M., classe 83, ritenuti appartenenti al clan D’Abramo - Sforza, avrebbero prelevato Angelo Popolizio, all’epoca 28enne, dal circolo ricreativo dove si trovava, e, dopo averlo condotto in aperta campagna, l’avrebbero ucciso con diversi colpi di arma da fuoco. Caricato il cadavere in auto, poi, lo avrebbero lasciato in custodia a un elemento apicale di quel sodalizio mafioso – già arrestato come mandante nel 2019 - che si sarebbe occupato di occultarlo, non consentendo agli inquirenti, al tempo, di trovarlo

Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati e di individuare il movente della lupara bianca. Il presunto mandante, infatti, avrebbe commissionato il delitto ai due sodali dopo avere appreso che il 28enne sarebbe stato, a sua volta, incaricato da una persona di spicco di un’altro clan mafioso locale, di ucciderlo. I due indagati sono già detenuti per altri motivi.

La rivelazione dell’omicidio del 28enne Angelo Popolizio, ucciso ad Altamura, nel Barese, il 7 agosto 2014, sarebbe stata fatta dal presunto mandante del delitto, il boss Michele D’Abramo, in occasione del matrimonio di un sodale, alcune settimane dopo. E’ uno dei particolari che emergono dalla lettura dell’ordinanza di arresto notificata in carcere ai pregiudicati Nicola Cifarelli, 44 anni, e Cesare Michele Oreste, 39 anni, ritenuti esecutori materiali dell’omicidio premeditato e coinvolti nell’occultamento del cadavere del 28enne. Negli atti giudiziari viene ricostruita l'intera vicenda soprattutto attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. E sono proprio alcuni «pentiti» ad aver riferito agli inquirenti della Dda di Bari il racconto fatto durante una festa di nozze.

«Al matrimonio - ha spiegato un collaboratore di giustizia - Michele D’Abramo mi ha raccontato che prima di ammazzare Popolizio si sono fatti raccontare cosa aveva in mente di fare, che avrebbe dovuto ammazzarlo per mano di Mario (DAmbrosio, capo del clan rivale, ndr), perché c'erano vecchi rancori. Diceva che piangeva, sperava che lo lasciassero e invece è stato ammazzato». Il corpo della vittima non è stato mai ritrovato, «sepolto sulla Murgia» hanno detto i «pentiti». La gip del Tribunale di Bari Ilaria Casu, nel riconoscere l’aggravante mafiosa, evidenzia la "caratura criminale dei protagonisti della vicenda» e la loro "capacità intimidatoria, in un clima ambientale caratterizzato dal costante utilizzo del metodo mafioso e dalla presenza di una profonda omertà». Persino alcuni famigliari della vittima, sentiti dagli investigatori, avrebbero omesso di raccontare alcuni particolari. «Io ho una famiglia - ha detto uno dei testi in una intercettazione ambientale - , che qua capace che per una parola sbagliata ci troviamo in quattro tavole noi».

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