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IL COMMENTO

Don Araldo di Crollalanza, 130 anni senza il costruttore della Bari moderna

Don Araldo  di Crollalanza, il costruttore della Bari moderna

Bari e Araldo di Crollalanza

Un pezzo del Lungomare nel ricordo di un uomo che ci invita a superare ogni steccato politico

19 Maggio 2022

Michele De Feudis

BARI - Se un piccolo pezzo del Lungomare di Bari dedicato a un grande uomo politico. Porta il nome di Araldo di Crollalanza. È stato giornalista - anche della Gazzetta del Mezzogiorno, ricorda la Treccani - podestà, ministro dei lavori pubblici del fascismo e ininterrottamente senatore di Bari nella Repubblica per il Msi fino alla morte nel 1986. Era nato 130 anni fa a Bari - da Maria Giuseppa Noya dei baroni di Bitetto e da Goffredo, direttore dell'Istituto superiore di scienze economiche e commerciali di Bari e console della Repubblica argentina - e la sua memoria è soprattutto «pietra», riprendendo una indovinata evocazione delle realizzazioni del Ventennio che fa parte del titolo di un saggio dello storico Emilio Gentile per Laterza. Bonificava paludi dove costruiva città modernissime.

Al tempo della politica ridotta a pensierini per status e tweet, il ricordo di Don Araldo supera ogni steccato politico. Su queste colonne, il direttore Giuseppe Giacovazzo gli dedicò in morte un articolo intitolato «Un inchino all’onestà»: nello scritto rammentava la sua gioventù da giornalista (memorabili i suoi interventi ai congressi della Fnsi), insieme ad un pioniere come Raffaele Gorjux. E poi aggiungeva delle riflessioni che restano sempre attuali: «Bari deve molto a Crollalanza. Da deputato, da podestà e più ancora da ministro dei lavori pubblici seppe rappresentare il risveglio creativo di una città che proprio in quegli anni viveva con fervore il suo slancio verso la modernità». Il Tempo lo definì «un crociato della politica» con un fondo firmato da Enrico Mattei. Per Indro Montanelli era «un notabile allergico alle nomenclature» e il fondatore del Giornale lo celebrò con due aneddoti. Il leggendario leader sindacale della Cgil Giuseppe Di Vittorio confessò al grande giornalista: «Senza Crollalanza io non esisterei perché i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi». E sempre Montanelli aggiunse evidenziandone la rettitudine: «Dopo il 25 aprile non si nascose, e si lasciò arrestare e processare per “atti rilevanti” sebbene questo accadesse nel momento dei più accesi colori epurati, dovettero assolverlo in istruttoria: non una voce si levò per accusarlo di qualcosa, e ogni indagine sul suo patrimonio risultò vana. L’uomo che aveva costruito città e redento province non aveva una casa, un palmo di terra, né un conto in banca».

Il suo rapporto con Mussolini? Il Duce quando usciva la sera da palazzo Venezia vedeva la stanza di Crollalanza, sottosegretario ai lavori pubblici, con la luce accesa tutta la notte. Don Araldo si schermiva e replicava così: «Sono un giornalista, abituato a lavorare di notte». A Marcello Veneziani e Beppe Niccolai riportò le ultime volontà di Benito nel tramonto di Salò: «Quando non ci sarò più, seguite Pietro Nenni». E nel dopoguerra furono proprio i socialisti a iniziare a demolire l’arco costituzionale e Craxi a riabilitare Almirante e i missini negli anni Ottanta. 

Se l’intitolazione del lungomare si deve al sindaco socialista Franco De Lucia, il busto che capeggia in piazza Eroi del mare è frutto dell’iniziativa patriottica di Aldo Baldi, indimenticato presidente della circoscrizione Madonnella, tra i fondatori del Msi barese nonché animatore del Comitato per le onoranze a Crollalanza. Sul palco all’inaugurazione il 20 gennaio del 2001 c’erano Gianfranco Fini, Donna Assunta Almirante, Angiola Filipponio Tatarella e tra gli altri, Alexander Wiesel. Quel busto fu apprezzato anche da Beppe Vacca: «Eravamo su fronti opposti, ma di Crollalanza fu sempre corretto nei rapporti politici. Non mi sembra giusto che, chi non sia stato dalla sua parte come me, debba esimersi dal riconoscerne i meriti e le qualifiche l’hanno distinto», spiegò l’intellettuale della Fondazione Gramsci.
La vita di Araldo - garibaldino nella prima guerra mondiale, poi socialista e fascista, missino del dopoguerra - è riassunta nel poster iconico che lo raffigura sul Lungomare della sua Bari mentre tiene per mano un bimbo. Ha provato a essere «figlio non degenere della nostra bimillenaria civiltà» dando dignità agli esclusi con case popolari dignitose, una prospettiva euromediterranea alla città con la Fiera del Levante (ora in declino) e dimostrando che l’urbanistica è una delle possibilità che un politico ha per dare impulso allo spazio pubblico, piegando il profitto del capitalismo edificatore e trasformandolo in fontane rigeneranti per la cittadinanza. Ecco, resta nella storia come l’edificatore della Bari moderna a cui il popolo riservò affetto e consensi per tutta la sua esistenza. Campione della migliore creatività barese, simbolo del genio italiano. Ovvero costruttore di mondi.

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