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In Puglia e Basilicata

La storia

Spiff Onyuku: dalla disperazione fino all’eccellenza nel Conservatorio Piccinni di Bari

Spiff Onyuku: dalla disperazione fino all’eccellenza nel Conservatorio Piccinni

«Ecco come a Bari la musica mi ha restituito la vita». Straordinario talento del genere elettronico suonerà in Auditorium il 26 con altri musicisti nigeriano. Ha sopportato sofferenze indicibili per arrivare in Puglia

23 Marzo 2022

Livio Costarella

Per molti potrebbe essere un viaggio all’inferno, magari di sola andata. Per lui è diventato invece «Il viaggio della vita», raccontato adesso in musica con questo titolo, in un brano acusmatico di grande impatto emotivo e sonoro. Lui è Spiff Onyuku, classe 1989, nigeriano, studente al Conservatorio Piccinni di Bari: il giovane musicista è una delle punte della scuola di musica elettronica dell’istituzione, un luogo di eccellenza (e di accoglienza) guidata da Francesco Scagliola, docente di composizione musicale elettroacustica.

Con il brano acusmatico «Ije Uwa - Il viaggio della vita», con cui ha tradotto in musica il suo tormentato viaggio verso l’Italia, Onyuku sarà tra i protagonisti de «I concerti di Santa Cecilia», rassegna concertistica organizzata dal Conservatorio Piccinni: sabato 26 marzo, alle 18, nell’Auditorium Nino Rota (ingresso libero, info su consba.it), il secondo appuntamento del ciclo vedrà protagonisti gli studenti italiani insieme a quelli internazionali, in una simbolica sinergia tra istituzioni musicali di Paesi diversi. Oltre a Onyuku si esibirà il pianista Marco Stallone (musiche di Bach-Busoni e Chopin), con la serata completata da un omaggio alla tradizione operistica italiana, con il soprano russo Anna Ebel, il soprano cinese Zhang Yu (e la partecipazione del tenore Pietro Nugnes), accompagnati al pianoforte dalla docente Flora Marasciulo.

La storia del giovane Spiff, arrivato in Puglia dopo una vita di sofferenze indicibili, unite a una passione spasmodica per la musica e alla fede in Dio, merita di essere raccontata. Per sollevare qualsiasi velo da ogni ipocrisia narrativa e politica, e per sottolineare - ancora una volta - il valore dell’accoglienza che la Puglia (e in generale tutto il Sud Italia) può vantare da sempre.

Onyuku nasce in un piccolo villaggio, Kwale, nel Delta State, in Nigeria. Primogenito di tre figli, unico sopravvissuto alla morte per malattia dei fratelli. All’età di nove anni i suoi genitori si separano: e il padre si trasferisce in un’altra città, sparendo del tutto. Spiff ricorda, fin da piccolo, di aver dovuto provvedere per sé e per la madre. Frequenta la Chiesa Evangelica del suo villaggio ed è lì che Spiff, piccolissimo, inizia ad avvicinarsi alle percussioni per accompagnare i canti religiosi. La domenica diventa per lui un appuntamento improrogabile e vitale. Ma le vicende della vita si fanno sempre più dure.

«Sono stato costretto a lasciare la scuola e a cercare una stanza in affitto - spiega -, ho intrapreso lo studio delle percussioni e della batteria e iniziato a produrre testi e musica per canzoni da me stesso arrangiate; ho anche avviato l’attività di compra-vendita di cd e dvd, come fonte di minimo guadagno per sostenere un sogno che maturavo dentro di me: scrivere, cantare e produrre delle mie creazioni musicali». Ma Spiff non può contare su nessuno della propria famiglia, e la povertà lo sovrasta.

Nel gennaio 2016, dopo un ultimo abbraccio infinito con sua madre, decide a malincuore di partire: passa il confine con il Niger e arriva in Libia tra motociclette e pick-up, depredato di ogni cosa. Qui passa in vari «campi» della terribile tratta di esseri umani, in cui tutto deve restare nascosto a causa delle ripetute incursioni da parte della polizia libica. La quale, dietro una facciata di controllo dei flussi umani clandestini, diventa complice dello spaventoso business dei trafficanti locali. Spiff viene trattenuto prigioniero per diversi mesi (con la richiesta di un riscatto alla propria famiglia che non arriva mai), percosso e torturato, a un passo dalla morte. Fino a quando viene miracolosamente liberato da qualcuno che ha paura di ritorsioni della polizia libica: riceve la prima accoglienza a Tripoli da un cittadino libico che incontra per strada. Poi racimola gli ultimi risparmi per il fatidico barcone: il 30 luglio 2016, alle 2 di notte, Spiff prende il suo posto in quell’indimenticabile gommone. Quattro ore dopo una nave della Ong attiva le procedure di salvataggio di tutti i migranti. A Messina il primo approdo. Poi un autobus lo conduce in Puglia, prima di essere collocato nel Centro 2 di Corato: uno SPRAR, come tanti in Italia, in cui prende avvio la sua rinascita. Da lì in poi viene accolto da una famiglia, tra nuovi legami ed amicizie: Spiff impara rapidamente l’italiano ottenendo i primi diplomi della scuola italiana, studia canto jazz e si inserisce in un’Accademia di Musica portando l’inconfondibile ritmo africano nelle sue esperienze. Fino al Corso di Musica Elettronica al Conservatorio Piccinni. Il resto è storia recente. In una canzone di Spiff, dal titolo «Mama dede» («Dolce madre»), scrive: «Dolce Madre, tu hai aperto le tue braccia per me. Non mi lasciare adesso, stringimi. La tua mano può farmi andare lontano. Lo so che è difficile adesso, ma possiamo raddrizzare ciò che è storto. Questo mondo è già difficile, non rendiamolo ancor più difficile. Possiamo essere migliori o peggiori. Scegliamo di essere migliori».

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