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Costa sud di Bari: «Un piano per 75 milioni nel Recovery Plan» VIDEO

Rigenerazione urbana, Decaro: facciamoci trovare pronti, in zona gialla confronto in presenza

Costa sud di Bari: «Un piano per 75 milioni  nel Recovery Plan»

BARI - I tecnici la chiamano «rigenerazione urbana». Comporta una visione del futuro, quindi una pianificazione e infine la progettazione, fino alla fase esecutiva. Per Bari città-regione è una scommessa, perché ne consegue il risanamento di aree attualmente in abbandono, che allontanano dal mare la città costruita e annullano la bellezza della costa. Una situazione che fa a pugni con l’esplosione turistica vissuta dal capoluogo negli ultimi anni fino alla chiusura obbligata per Covid e che confligge con l’immagine luminosa, e per certi versi patinata, rimbalzata presso il grande pubblico attraverso film e fiction. Il «nodo» riguarda il lungomare sud, cioè quello che conduce dal tratto finale del lungomare dei lampioni da cartolina alla località di San Giorgio, dove - raccontano le cronache medievali - furono sbarcate le ossa di San Nicola dopo il «sacro furto» compiuto a Myra, in Turchia, da sessantadue prodi marinai baresi. Sono circa sette chilometri di costa in totale e sconsolante degrado fisico e sociale. Si punta dunque al risanamento La questione è annosa, ormai. Se ne parla da anni, tanti anni; negli ultimi sei in maniera un po’ più concreta. Nel 2015 fu avviato un gruppo di lavoro per raccogliere le istanze della città. Non solo dunque ingegneri, architetti, ma anche sociologi, ambientalisti e agenzie sociali della cooperazione.

L’idea, lanciata dall’Ance di Confindustria, cioè l’associazione degli imprenditori edili, è stata perseguita con gli Ordini professionali, il Politecnico, Legambiente, Confcooperative. Dopo due anni di lavoro fu prodotto un documento articolato, una «visione » appunto, che fu sottoposta all’attenzione della amministrazione comunale. Un lavoro partecipato e condiviso, dunque, che ha costituito la base su cui imperniare la pianificazione. Rigenerare la costa non significa creare soltanto nuovi lidi o accessi alla spiaggia, nuove strade e parcheggi. Non solo, almeno. Significa riagganciare il mare al territorio, riunificare in un unico tessuto urbano il litorale e la zona interna, cioè la città già costruita. Si è scelto di lavorare su un’area complessiva di quasi cento ettari (di cui 40 destinati a verde) lungo 7 chilometri circa di costa, «saltando» i binari che in quel tratto sono in via di smantellamento e collegando al mare i quartieri che insistono a ridosso. Il Comune non è rimasto a fermo. Ha bandito un concorso di idee, ha scelto un progetto tra trentadue presentati ed ha avviato e finanziato la fase progettuale. Resta ferma l’idea che lo sviluppo vien dal mare, parafrasando lo slogan lanciato in occasione della candidatura di Bari a capitale della cultura per il 2022. Dunque in questa fase i progettisti (ha vinto un gruppo di Milano) sono al lavoro, ma Bari non resta a guardare. Bari non vuole perdere di vista il metodo partecipativo col quale questa macchina progettuale si è messa in moto. La Bari che pensa e propone visioni vuol farsi sentire ancora. Perciò questo forum della Gazzetta, che - d’intesa con Confindustria e Ance - ha rimesso intorno a un tavolo per 75 minuti le parti attive della prima ora per un rinnovato confronto con il sindaco Decaro, titolare anche della delega all’assetto urbano. Il metodo della partecipazione, rinverdito, continua a fare da traino.

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Il sindaco: nel Recovery un piano per 75 milioni - «Abbiamo chiesto un finanziamento per 75 milioni nel Recovery Plan: ci sono le condizioni per finanziare la parte pubblica di questo intervento». Il sindaco Antonio Decaro freme dalla voglia di dirlo: non aspetta il primo giro di interventi per replicare e giocare la carta vincente, ma cala l’asso già nei saluti iniziali e imprime subito una svolta al confronto pigiando sul tasto dolente: i fondi. Conciliante ma fermo, anzi irremovibile a proposito del concorso di idee, il sindaco conferma il metodo della partecipazione e precisa che il confronto è rallentato per forza di cose dal Covid. «Come si fa a discutere di pianificazione urbana in videoconferenza? Non sono questioni da discutere guardandosi attraverso uno schermo, senza planimetrie e documenti alla mano». Poi però, incalzato, promette l’agenda: «Appena torniamo in zona gialla recuperiamo questa partecipazione». «Il metodo continua da dove siam partiti, dagli spunti arrivati da Ance e dagli altri, ma il concorso di idee deve andare avanti». Il sindaco insiste su quattro scelte di fondo. La prima: lo spostamento dei binari che attualmente tagliano i quartieri a sud e che stanno per essere spostati verso l’interno per intersecare la tangenziale. «La strada si sposterà dove ora c’è il binario», La seconda scelta: il parco marino. Occuperà una superficie di 14 ettari, ma non potrà esistere come una cattedrale nel deserto, isolato, ma «agganciato» alla edilizia residenziale. La terza scelta di fondo riguarda infatti proprio le edificazioni, le costruzioni per residenze, per strutture ricettive e turistiche e a supporto del tempo libero e dello sport (verde, piste ciclabili, lidi). Questo comporta una riduzione delle volumetrie previste dal piano regolatore e punta a ricucire e a vivere tutto lo spazio compreso tra la tangenziale e il mare. «Legittimamente, chi ha suoli vicino al depuratore non intende costruire lì, ma lo strumento della perequazione urbanistica può consentire lo spostamento verso la costa: le volumetrie inferiori avranno però un pregio maggiore. Infine l’ultima scelta, la quarta: i corridoi verso il mare (chiamati, a seconda dei progettisti, «pennelli” o «coni visivi»). Insomma si tratta di fasce funzionali di collegamento tra i quartieri già costruiti e il mare, arrivando alla nuova piastra degli uffici della Regione, a quella commerciale e degli uffici più interna fino a quella dell’istruzione, al Polivalente, a ridosso della tangenziale. «Realizzeremo - dice il sindaco - innovazione, servizi, sport e residenze, come previsto dal piano Quaroni ma con volumetrie ridotte». Ancora: «Bene la perequazione urbanistica, ma appunto riducendo le volumetrie dove i servizi già ci sono. Così la città è più compatta. Siamo d’accordo con gli imprenditori per la perequazione come strumento flessibile per permettere una realizzazione facile e mettere d’accordo le singole proprietà». Da questo punto di vista, il sindaco sottolinea di preferire questi interventi parcellizzati ai mega-comparti, che rischiano di frenare l’intervento al minimo disguido. «Crediamo nella possibile emulazione tra i privati », insiste. Decaro è esplicito a proposito dei finanziamenti: «Cerco di recuperare fondi pubblici per le opere pubbliche e voglio coinvolgere i privati, magari da sostenere attraverso Cassa Depositi e Prestiti». Poi boccia «edifici pubblici sul mare», a prescindere dai rapporti difficili che ne conseguirebbero con la Soprintendenza e puntualizza che l’obiettivo deve essere una progettazione che preveda anche una realistica possibilità di gestione nel tempo. Due esempi al riguardo: è utile realizzare a Bari un acquario, se un acquario è progettato anche a Taranto? E ancora: sarebbe sostenibile un parco-giochi a Bari dopo che è fallito l’analogo tentativo lanciato a Molfetta con “Miragica”? «Servono studi di prefattibilità», dice Decaro. «Se prepariamo i progetti, poi è possibile accedere ai finanziamenti. Perciò dobbiamo farci trovare pronti, perché chi si fa trovare pronto per spendere sarà avvantaggiato al momento opportuno». Stoccata finale: «Se fai i progetti, i fondi arrivano: in verità abbiamo più fondi di quanti ne possiamo spendere».

«I privati sono pronti alla nuova edilizia green» Fragasso: anche noi tra i portatori di interesse - Il confronto tra pubblico e privato è sereno e serrato, ma si infiamma, inevitabilmente, quando arriva al dunque del consumo del suolo, delle volumetrie autorizzate nelle nuove costruzioni, della perequazione dei suoli. L’architetto Beppe Fragasso, presidente di Ance Bari-Bat, l’associazione dei costruttori edili aderente a Confindustria, su questi temi resta inflessibile. «Vorremmo essere interpellati per tempo come portatori di interesse, oltre gli interventi spot». Perché questo? «Ci potranno essere 75 milioni nel Recovery Plan per gli interventi pubblici; ma ce ne vorrebbero dieci-dodici volte di più , attraverso i privati, per realizzare i progetti». «Anche noi - insiste l’imprenditore - siamo portatori di interesse, al pari dell’Amministrazio - ne, e per questo abbiamo lanciato a suo tempo il sasso nello stagno attraverso la nostra idea e il metodo della partecipazione. Non pretendiamo di essere i portatori unici di questa idea: vediamo ora la progettazione esecutiva, ma sia chiaro che siamo i portatori di un interesse in un confronto con partner cui la stessa Amministrazione dovrà guardare». Al riguardo, Fragasso cita le cooperative per l’edilizia assistita, il Politecnico per il contributo scientifico e Legambiente perché gli ambientalisti sono «gli interlocutori privilegiati dei costruttori». Il fulcro della questione restano le volumetrie possibili. «Da privati - insiste Fragasso - vogliamo capire come saranno trattate le volumetrie». Le coordinate su cui si muovono i costruttori sono infatti quattro: l’«atterraggio» delle volumetrie, appunto, e poi la perequazione dei suoli, la composizione dei consorzi e gli espropri. «Chi dovesse intervenire in quest’area - afferma Fragasso - potrà sperimentare il partenariato tra pubblico e privato, e quindi?». E poi c’è una «suggestione» alla quale l’architetto dice di non voler rinunciare, provocando l’immediata reazione del sindaco: la realizzazione di edifici pubblici sul mare, come fu per il teatro Margherita. «La presenza del pubblico sul mare è importante, come è importante la gerarchia istituzionale tra Comune e Soprintendenza ». «Se facessimo l’acquario, per esempio, lo faremmo dove? Sul mare, spero».

«I progettisti vanno accompagnati siamo noi, poi, ad abitare la città» Delle Foglie: costruire insieme una nuova qualità urbana - «Ci interessa la qualità degli spazi sotto il profilo sia ambientale sia paesaggistico: dobbiamo costruire insieme questo scenario, possiamo farlo “accompagnando” il progettista, perché poi siamo noi ad abitare la città». L’architetto Domenico Delle Foglie è responsabile dei settori urbanistica, paesaggio e territorio nel comitato scientifico di Legambiente Puglia. La sua prospettiva privilegia l’ambiente, lo induce a sottolineare la doverosa tutela del fratino che nidifica proprio sul litorale sud di Bari, ma lo porta a considerare ad ampio spettro la qualità urbana. «Chiediamo - insiste - il potenziamento delle qualità ambientali». Si dice interessato al metodo partecipativo, ma denuncia: «Vent’anni di questi processi non producono molto». Il dirigente di Legambiente sottolinea che «la normativa urbanistica è vecchia, non è adeguata alle nuove sfide» e chiede perciò nuovi strumenti normativi che garantiscano la produzione del paesaggio.

«I nostri studenti possono progettare È il loro futuro, coinvolgiamoli ancora» Ficarelli, pro rettore, chiede di incentivare il processo partecipato - Nella prima fase di progettazione, quella che ha poi ispirato il concorso di idee bandito dal Comune, il Politecnico di Bari ha svolto un ruolo fondamentale. «Il Politecnico - afferma la prof. Loredana Ficarelli, pro rettore - tra le istituzioni della formazione è stato tra le più coinvolte e l’Ammi - nistrazione ha mostrato particolare attenzione. Poi...». Cosa è accaduto poi? Poi è successo che in questo percorso si debbano cogliere occasioni accademiche e occasioni istituzionali, ma si è proceduto a un concorso di idee che - dice la prof - «non esercita le prime e non soddisfa le seconde». La preoccupazione adesso è non lasciare indietro gli studenti, cioè i futuri ingegneri e architetti che a Bari si formano alla professione. «La nostra partecipazione è a garanzia dei giovani, che formiamo guardando al futuro ». Formale la richiesta al sindaco da parte della pro rettore: «Chiediamo un processo partecipato relativamente alle idee progettuali, che vanno poi vagliate in procedure amministrative. Ci piacerebbe che queste partecipazioni fossero effettivamente sviluppate ». Molteplici le riserve nel merito del progetto possibile, ma la preoccupazione è una sola: «Gli studenti potrebbero usufruire di questo lavoro e tutti ne trarrebbero vantaggi».

«Attenti: più servizi e più occupazione». Inclusione è il tema delle agenzie sociali, Laforgia: costruite quartieri considerando le esigenze dei residenti - L’inclusione sociale è il tema delle agenzie che si occupano della vita nei quartieri. Ne ha parlato con insistenza al forum il delegato di Bari di Confcooperative, Michele Laforgia. «Oggi pubblico e privato devono considerare una visione nuova rispetto a quanto è stato negli ultimi anni. Bisogna co-progettare - afferma - valutare dal basso e dall’al - to in una progettazione partecipata ». Laforgia sostiene che «bisogna condividere le opportunità per i privati che vogliono investire in questa fetta di territorio, perché sono tanti i bisogni di inclusione sociale in quei quartieri della periferia sud». La raccomandazione di Confcooperative è di non privilegiare solo i servizi per il tempo libero e lo sport, ma per tutte le esigenze dei quartieri residenziali. «Accade - dice Laforgia - che a Bari nasca un nuovo quartiere e per anni lì non apra nemmeno un panificio». Perciò servono opportunità per gli investimenti privati: «Occhio ai servizi e all’occupazione». E quindi il quesito di fondo: «a chi servono queste nuove volumetrie? a quale popolazione residenziale?». Laforgia dunque sollecita sinergia col settore pubblico: «Non si dia più troppo spazio al privato».

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