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Quattro ricorsi al Tar (Tribunale amministrativo regionale), una richiesta di sospensiva cautelare di una delibera comunale e una serie di vertenze aperte dalle organizzazioni di categoria. Mondo balneare in fibrillazione, nel Sudest barese. Perchè? Non solo per il Covid e le incertezze legate alle riaperture degli stabilimenti balneari e delle spiagge libere con servizi, ma per la mancata proroga da parte di alcuni Comuni (sul litorale a Sud di Bari, Polignano a Mare) delle concessioni demaniali fino al 2033 (come stabilito dalla legge 145/2018), cui si aggiungono anche le incertezze legate agli effetti della messa in mora inviata dalla Commissione europea che contesta al Governo italiano proprio l’estensione delle concessioni fino al 2033.
La prima udienza della battaglia giudiziaria è fissata al 14 aprile. Mercoledì prossimo, i giudici del Tar di Bari saranno chiamati a decidere se concedere la sospensione della delibera adottata dal Comune di Polignano, che non prevede la proroga di 15 anni bensì una semplice proroga tecnica di 2 anni, «sia perché Polignano si sta dotando di un Piano delle coste - spiega l’avvocato Elio Pappalepore, difensore del Comune costiero - sia perché l’Unione europea ha avviato la procedura di infrazione».
In tutto sono ben 4 i ricorsi presentati dai titolari di 39 concessioni demaniali sulla costa di Polignano, tutti preoccupati per il futuro delle attività e dei posti di lavoro a esse collegati.
Più tranquilla la situazione sulla costa monopolitana che conta 53 concessioni demaniali che si estendono su 7 chilometri di litorale per 50mila metri quadrati di superficie, tutte prorogate per ulteriori 15 anni, come indicato dal Governo.
«La legge dello Stato numero 145 del 2018 - sostiene l’avvocato Nicolò Maiellaro, vicepresidente nazionale di Base Balneare - aveva disposto un’estensione delle concessioni scadute lo scorso 31 dicembre e in effetti così hanno fatto la gran parte delle amministrazioni comunali, Monopoli compresa. I Comuni sono tenuti a rispettare una legge dello Stato, vigente, e che nessuna sentenza ha dichiarato incostituzionale. Qualora non la rispettassero, la nostra organizzazione interverrà nei giudizi in corso a sostegno delle imprese del turismo balneare e a difesa della legge vigente. Una recentissima sentenza del Tar di Lecce - aggiunge Maiellaro - ha, di fatto, dato ragione alla nostra tesi e a quella dei titolari delle concessioni».
Nello specifico, l’avvocato fa riferimento al pronunciamento con cui i magistrati amministrativi, ribadendo l’esclusiva competenza dello Stato in materia, ha ritenuto legittima l’applicazione della legge 145/2018 che dispone la proroga di 15 anni delle concessioni e l’impossibilità, dunque, che provvedimenti comunali, come quello adottato da Polignano, si sovrappongano alla normativa nazionale. «Un Comune non può sostituirsi allo Stato in materia di concessioni - è il ragionamento di Maiellaro -, questo caos è voluto da chi continua a confondere le concessioni demaniali con le autorizzazioni all’esercizio delle attività».
Sono 3 invece gli stabilimenti di Mola che hanno ottenuto le proroghe al 2033. «La nostra preoccupazione - spiega Michele Colella, un concessionario - riguarda in realtà le ricadute della pandemia. Ad oggi non è dato sapere se e quando riapriremo. Un anno fa riaprimmo il 6 giugno. C’è poi il problema legato ai vaccini. Le organizzazioni di settore hanno chiesto alle autorità sanitarie l’apertura di una corsia per i bagnini e gli addetti al salvamento, che in caso di apertura a giugno andrebbero inseriti nelle liste adesso».

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