Lunedì 08 Agosto 2022 | 20:45

In Puglia e Basilicata

gli ostacoli alla ripartenza

Pendolari e Covid: nel Barese «sarà un problema»

Pendolari e Covid: nel Barese «sarà un problema»

Allarme di Colamussi, presidente delle aziende di trasporto

28 Agosto 2020

g. flavio campanella

BARI - «Sarà un problema...». Non nasconde la propria preoccupazione Matteo Colamussi presidente Asstra Puglia e Basilicata (Asstra è l’associazione datoriale nazionale delle aziende di trasporto pubblico locale). Il tema è il ritorno alla vita normale, a settembre, quando archiviati il lockdown, la pausa estiva e le elezioni amministrative, i pendolari dovranno tornare a muoversi regolarmente, spostandosi verso Bari da tutto il vasto territorio metropolitano. Studenti per la gran parte, ma anche tanti lavoratori. Un popolo che quotidianamente si sposta per raggiungere il capoluogo a bordo di treni e autobus e che mai come in questa fase dovrà spostarsi in sicurezza, visto il Covid-19 ancora saldamente in mezzo a noi, almeno scorrendo il numero dei contagi che ha ripreso a curvarsi verso l’alto.

Presidente, come sarà possibile in queste condizioni viaggiare in sicurezza?
«Per ora mi sembra che si brancoli nel buio».

Perché?
«Perché non c’è ancora nulla di chiaro, di stabilito, di condiviso tra le aziende di trasporti e gli enti preposti».

Eppure ci siamo. Significa che alla ripresa si viaggerà senza regole?
«Le regole in parte ci sono, ad esempio non si può salire a bordo senza mascherina. Ma anche questo è un motivo di inquietudine, perché molti viaggiatori non solo si rifiutano di indossarla ma diventano anche aggressivi nei confronti del personale che tenta giustamente di imporne l’uso».

Ci sono stati altri casi di violenza sul personale?
«Sì, purtroppo, ne stiamo registrando e sempre perché i nostri dipendenti tentano di far rispettare le regole».

Cos’altro serve per tornare a viaggiare in sicurezza?
«La diversificazione degli orari di ingresso, soprattutto negli istituti scolastici. Una soluzione che consentirebbe di diluire la presenza di studenti sui mezzi, di distribuirli su più corse, evitando concentrazioni».

Ottimo. Ed è possibile? Siete già d’accordo con i vertici scolastici?
«Ecco, qui c’è un piccolo, grande problema. Avevamo proposto mesi fa un incontro con Regione, Ufficio scolastico regionale, aziende, insomma con tutti gli interlocutori in gioco. Ma nessuno ha pensato di convocarlo. Qualcuno ha detto: “Aspettiamo di vedere cosa fa il Ministero”. E in realtà dal Ministero non è giunta nessuna indicazione in nessun senso. Ecco perché dico che si brancola nel buio».

Anche perché abbiamo negli occhi le scene denunciate da molti pendolari su alcune tratte: tutti i posti a sedere occupati e altri viaggiatori costretti a stare in piedi uno sull’altro.
«Scene del genere non saranno ripetibili. Le norme anti Covid ci impongono una rigidità totale, rispetto a certe colpevoli flessibilità dei tempi andati».

Così tanti studenti o lavoratori pendolari rischiano di rimanere a terra.
«Lo so bene. Ci saranno molti disagi. E molte proteste. Ma le aziende di trasporto scontano anche una carenza di mezzi e di uomini».

Cioè non si possono raddoppiare le corse.
«C’è bisogno di un’indicazione precisa e univoca. Il Governo non ha ancora deciso come si debba riorganizzare il trasporto pubblico. Fino a luglio, ad esempio, era stata stabilità la ripresa delle corse ma solo con la metà dei posti a disposizione, per garantire il distanziamento sociale. Tra l’altro la Regione Puglia con una delibera anticipò di svariati giorni la possibilità di tornare a viaggiare a pieno carico».

D’altronde, a luglio, non c’era il movimento che ci prepariamo a rivedere a settembre.
«Magari si sperava che la situazione sanitaria andasse mitigandosi. Ma ora il clima si sta facendo di nuovo teso».

Teme che il virus possa tornare a mordere come in primavera?
«Dico soltanto che dobbiamo stare attenti. E penso al mio settore, i trasporti, perché è quello che conosco. Immaginiamo quante mani passano sui manicotti dei treni: se non siamo in grado di sanificare e sanitarizzare bene i luoghi, la trasmissione del virus schizza. Ma queste operazioni comportano tempi abbastanza lunghi. Quindi torniamo alla carenza dei mezzi e degli uomini».

Soluzioni?
«Un tavolo da convocare con urgenza tra aziende ed enti coinvolti. Subito, perché è già tardi. Anche perché nessuno pensi di poter delegare - o scaricare - il problema sulle spalle delle sole aziende di trasporto o sulla pelle dei dipendenti. Le colpe, se qualcosa andrà male, di certo non potranno ricadere su di noi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725