Giovedì 17 Ottobre 2019 | 16:56

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Giuseppe Mizzi morì in un agguato nel 2011, scambiato per uno spacciatore

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Sarà un nuovo processo a stabilire se fu premeditato l’agguato nel quale, per errore, fu ucciso Giuseppe Mizzi, il 38enne vittima innocente di mafia, ferito a morte il 16 marzo 2011 a pochi passi dalla sua abitazione nel centro di Carbonara (Bari). Accogliendo il ricorso della Procura Generale, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con la quale, un anno fa, la Corte di Assise di Appello di Bari, escludendo la contestata aggravante della premeditazione, aveva ridotto dall’ergastolo a 20 anni di reclusione la condanna inflitta nei confronti del boss del clan Di Cosola di Bari Antonio Battista, mandante dell’agguato. I giudici hanno accolto anche il ricorso della difesa sul mancato riconoscimento della continuazione con una precedente sentenza. Il boss, che è quindi stato definitivamente giudicato colpevole del delitto, ordinò ai suoi di rispondere ad un agguato subito uccidendo un uomo, «il primo che trovate», del clan rivale Strisciuglio e quella sera, per errore, Emanuele Fiorentino e Edoardo Bove, spararono a Mizzi scambiandolo per uno spacciatore. La famiglia della vittima è stata assistita nel processo dall’avvocato Egidio Sarno.

I due esecutori materiali sono già stati condannati con sentenza ormai definitiva rispettivamente a 20 anni e a 13 anni e 4 mesi di reclusione.
Nel processo a carico di Battista, denominato 'Pilastro', erano imputate altre 44 persone, accusate di reati di associazione mafiosa, droga, armi ed estorsioni. Per 42 di loro i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e le pene, fino a 15 anni di reclusione, sono quindi definite. Per altri due la Suprema Corte ha annullato la precedente sentenza senza rinvio, in un caso riducendo la pena, nell’altro assolvendo l’imputato.

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