Mercoledì 22 Maggio 2019 | 15:49

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BARI - Il Municipio 3 è, nella nostra inchiesta a puntate, il primo che interessi vaste aree della periferia. Oltre a Marconi, che potrebbe diventare, e probabilmente lo diventerà in futuro, uno dei quartieri più frequentati della città, ne fanno parte San Girolamo e Fesca, nella striscia di costa che giunge fino al confine con Palese, e, all'interno, il San Paolo, decisamente il più popoloso, e Stanic-Villaggio del Lavoratore, che comprende zone industriali, alcune in disuso, commerciali e artigianali, come quelle a Nord di strada Santa Caterina, la via che lo separa dal quartiere Picone. Ne consegue una minore densità di popolazione, nonostante un'estensione pari, se non superiore, ai primi due Municipi. I residenti sono 51.173 (26.117 femmine e 25.056 maschi) 41.867 dei quali (21.540 donne e 20.327 uomini) sono chiamati alle urne il 26 maggio per eleggere, oltre al sindaco, il loro presidente (l’uscente è Massimiliano Spizzico) tra, in ordine alfabetico, Giuseppe Catalano del Movimento 5 Stelle, Nicola De Toma della lista Baricittàperta di Sabino De Razza, Simona Quarto per il centrodestra del candidato sindaco Pasquale Di Rella e Nicola Schingaro per il centrosinistra capeggiato da Antonio Decaro.

MARCONI Per alcuni, soprattutto per chi ci abita, potrebbe diventare il... faro della città, una luce in grado di abbagliare non solo i cittadini baresi, ma anche turisti e visitatori richiamati per ora solo a settembre nel periodo fieristico o in occasione di eventi all'Arena della Vittoria (e al Cus, in caso di competizioni sportive). Il sogno è fare del Marconi un nuovo polo di attrazione, immaginando quel giorno in cui imbarcazioni, dai 12 metri in su, ormeggeranno al molo San Cataldo in uno dei 240 posti previsti dal piano di riqualificazione che contempla anche la sistemazione del lungomare Starita con la creazione del Parco del faro. Un assaggio di ciò che potrà essere si è avuto il 4 maggio scorso quando, in occasione della cerimonia per i 150 del faro (costruito nel 1869), in molti, nonostante il giorno di pioggia, hanno scalato la torre alta 66 metri per guardare dall'alto il mare e la città. «Avere nel quartiere - afferma Lucrezia Trione, presidente dell'associazione Residenti San Cataldo - presìdi culturali di grande importanza come il faro, il sito del primo collegamento radio mondiale effettuato da Guglielmo Marconi, e il cinema d’autore ABC, nonché la Fiera del Levante, rappresenta a nostro avviso una risorsa importantissima per la città, da valorizzare assolutamente. Ci auguriamo dunque che il faro di San Cataldo possa diventare un museo, magari il museo di Marconi, che possa riaprire il cinema ABC e che si realizzino il Parco del faro, il porto turistico e la nuova spiaggia. Ma nel frattempo è necessario, in attesa dell'apertura dei cantieri, intervenire nelle zone degradate, regolarizzare i parcheggi, provvedere a porre nelle numerose strade sprovviste, in primis il lungomare Starita, dal Cus alla nuova rotonda, la segnaletica orizzontale, comprese le strisce pedonali, più e più volte richieste in corrispondenza del nuovo ingresso del Centro sportivo universitario. Come associazione, poi, costituita principalmente con lo scopo di migliorare la vivibilità, il decoro e la sicurezza, per prima cosa abbiamo presentato alle amministrazioni, a Emiliano e in seguito a Decaro, una mappatura di vari ruderi abbandonati e pericolanti, alcuni privati e altri pubblici, come l'ex ospedaletto di via Caprera. Nello specifico il rudere da noi denominato "La casa rossa", sul lungomare Starita, immediatamente dopo la Guardia costiera, rappresenta la vergogna del nostro quartiere. L’unica cosa che abbiamo ottenuto è stata una diffida al proprietario qualche anno fa, per la messa in sicurezza e per la pulizia, che ancora non ha avuto seguito. La denuncia dell’assoluta assenza di spazi pubblici, come una piazza o un giardino, è stata invece accolta dall’amministrazione corrente che appunto ha messo in cantiere il Parco del Faro, la sistemazione della spiaggia, nonché il nuovo porto turistico, ma ci toccherà aspettare anni prima di poterne usufruire. Quello che chiediamo alla futura amministrazione è che venga data continuità al dialogo finora instaurato per la comune visione di un quartiere residenziale, non proprio periferico, con la posizione più esclusiva di Bari e dalla grande potenzialità turistica».

SAN GIROLAMO-FESCA San Girolamo non avrà una posizione strategica, e nemmeno le caratteristiche per diventare esclusivo, ma almeno un fronte mare tutto nuovo può già rivendicarlo («il più bello dell’Adriatico», Decaro dixit), dopo che per decenni al massimo ha meritato considerazione la zona, a sud del canalone, di lido e pineta San Francesco e del Trampolino. Tranne Henry, il cane adottato dai residenti, che non si cura di altro se non della propria libertà di scorrazzare, gli umani hanno da ridire sui tempi più lunghi del previsto per l'ultimazione dei lavori (per la stagione entrante dovrebbe essere tutto pronto). Qualcuno poi non si capacita del perché in luogo della prevista rotonda sul mare ci sia un lungo fabbricato. Altri protestano perché, a causa del cantiere, il quartiere è rimasto per anni ingabbiato: riguardo alla viabilità vengono richiesti degli aggiustamenti. «A parte il completamento delle due spiaggette in sabbia, la realizzazione di un'area con giostrine per bambini e l'installazione di telecamere - sostiene Antonio Cavalluzzi del Comitato di quartiere San Girolamo-Fesca - crediamo che la viabilità sul lungomare IX Maggio debba essere rivista con una corsia a senso unico di marcia, per l’intero tratto, per rendere più sicura la strada e per incentivare l’apertura di nuove attività commerciali. Peraltro, sarebbe il caso di aprire via Sasso e via Fallacara, di modificare il progetto riguardante l'area della ex scuola Duse (dove da tempo è previsto si riqualifichi, con la nascita di un centro sociale, ndr), in modo da inserire una rotonda su strada San Girolamo. A proposito, quest'ultima necessita di allargamenti in vari tratti, e un congiungimento di via Costa con via Respighi potrebbe essere un'alternativa per i residenti, in attesa tra l'altro che possa essere collegata con via Romito».
Per raggiungere la zona centrale di Fesca, quella intorno alla parrocchia di Gesù di Nazareth, ospitata in un capannone, non ci sarebbe infatti soluzione migliore, ad esempio per chi frequenta la scuola Eleonora Duse. Se poi si avesse intenzione di andare più a nord, al di là di Lama Balice, non ci sarebbe alternativa alla statale 16, sebbene si attendano i finanziamenti regionali per un itinerario ciciclopedonale (collegherà lungomare Lorusso, a Palese, con San Girolamo) che contempla anche un sovrappasso. Da strada del Baraccone (inizio di un'area scarsamente popolata) in poi è davvero necessario intervenire, litorale compreso. C'è un comodo (e low cost) parcheggio con navetta per l'aeroporto, ci sono una scuola di surf e, più avanti, un lido, una volta «Amarissimo», che resiste nel tempo. C’è anche il poligono di tiro (a metà tra Fesca e Palese), proprio di fronte al centro sportivo De Palo. Troppo poco.

SAN PAOLO La foce di Lama Balice, come detto, interrompe la continuità abitativa di Fesca. Ma è nulla rispetto a quanto incide risalendo verso il quartiere San Paolo, essendo questo asciutto solco torrentizio un corridoio naturale, proveniente dal Parco dell'Alta Murgia, da cui giungono esemplari diventati l'incubo (e in parte anche l’attrazione) degli abitanti del quartiere: i cinghiali. Attratti dai rifiuti lasciati per strada, ora abilissimi addirittura a scardinare i cassonetti dell'organico colmi di scarti alimentari, scendono verso l'abitato causando, a parte l'ilarità per alcune immagini riprese dagli smartphone e diffuse sui social, disagi alla popolazione, sia per i rischi di incolumità degli automobilisti che li incrociano, sia per i danni causati ai terreni agricoli e ai giardini dei condomìni, sia per la sopravvivenza degli altri animali: è recente l'uccisione di un cane randagio che ha messo in allarme chi teme prima poi un incontro ravvicinato con qualche bambino (i cinghiali, se si sentono in pericolo, possono ammazzare pure le persone). Per far fronte a questa emergenza Il Parco Lama Balice, il Comune, la Regione, con la collaborazione anche operativa dell'Università di Bari, stanno provvedendo alla cattura, ma la capacità riproduttiva degli ungulati e un continuo arrivo di branchi da monte, rende queste operazioni di fatto permanenti con la conseguenza di dover accettare una convivenza a tempo indeterminato.
L'allarme reiterato rischia però di oscurare altre priorità, se si considera che, in quello che una volta era definito Cep per il concentramento di case popolari costruite a partire dagli anni 60, la situazione di alcuni isolati e soprattutto di alcune palazzine è al limite (se non oltre) dei parametri di sicurezza e di stabilità («in via Pugliese – afferma un residente che chiede l'anonimato – le condizioni sono gravissime: pilastri non manutenuti, ferri di armatura fuoriusciti. Ma il discorso vale anche per gli edifici più recenti, in via Granieri o, spostandosi, in via don Gnocchi. Per non parlare del fatto che la Regione, da cui dipende l'Arca, deve soldi all'Acquedotto pugliese per consumi d’acqua non pagati...»). Né si può dire riuscito il tentativo di integrazione attraverso la realizzazione di nuove lottizzazioni che potessero togliere al quartiere l'infamante marchio di ghetto in mano alla criminalità. L'espansione della nuova zona, infatti, ha subito colpi al cuore, vedi l'evoluzione del Centro direzionale, da possibile sede di uffici giudiziari e comunali a contenitore svuotato e abbandonato al degrado. «Personalmente - racconta Domenico De Renzo del Comitato Nuovo San Paolo - ho deciso di spostare la mia attività proprio lì sperando di dare un contributo per rivitalizzare un’area da cui scappano tutti, ormai anche quei pochi negozianti che c'erano. Poi ho avuto problemi con l'amministrazione giudiziaria. Ho chiesto interventi per la sicurezza e l'igiene e per tutta risposta, anziché ottenere una soluzione, sono stato costretto ad andar via, spostandomi altrove. Diciamo la verità, siamo lasciati a noi stessi, anche al Nuovo San Paolo. Qui le 600 famiglie che vi abitano per accedere e uscire possono percorrere solo via Rotondo. Inoltre, si autotassano per la manutenzione del verde. Ci sono poi due cantieri abbandonati dal 2006: in uno c'è un rustico dove dovrebbe sorgere una scuola media e nell'altro si vedono solo le fondamenta di quello che dovrebbe essere l’edificio di una scuola elementare. Un altro esempio? Di fronte a casa mia c'è la ex provinciale 54, oltre la quale ci sono due campetti da calcio realizzati nel 2009 nell'ambito della lottizzazione che ha portato alla costruzione di Parco dei Principi. L'intenzione era di creare un punto di aggregazione, visto che qui i ragazzi vanno a giocare in mezzo alla strada. Macché, sono abbandonati. Sono diciotto anni che aspettiamo si completi il programma di riqualificazione San Paolo Lama Balice».
Il riassetto urbanistico, così come previsto, permetterà (quando?) di realizzare gran parte del vicino «Parco naturale attrezzato di Lama Balice», un... oasi che contrasta con una piaga temutissima dai residenti dell’intero quartiere (e, a dire il vero, di molti altri): la realizzazione, dopo la concessione dell'autorizzazione da parte della Regione alla società Newo spa, di un inceneritore nella zona industriale, proprio tra Modugno e il San Paolo, un progetto fortemente contestato e contrastato, a partire dall'Asi, il Consorzio per l'area industriale, e dai Comuni interessati (Bari e Modugno), nonché dall'Aro 2 e dai sei Comuni che compongono l'Ambito di raccolta ottimale (Binetto, Bitetto, Bitritto, Giovinazzo, Palo del Colle e Sannicandro di Bari). A rivolgersi al Tar, in attesa che arrivi una pronuncia, è stato anche il Comitato No inceneritore. «Costituito all’indomani della manifestazione di piazza del 21 aprile 2018 a Bari per dire no a un megainceneritore a ossicombustione di rifiuti urbani e speciali pericolosi - spiega Corsina Depalo - è nato per stoppare questo progetto al San Paolo. Ci siamo rivolti anche al Capo dello Stato e non è esclusa anche la possibilità di andare in Procura. Dopo le autorizzazioni Via (Valutazione impatto ambientale, ndr) e Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) concesse dalla Regione, abbiamo studiato nel dettaglio il progetto rilevando macroscopiche incongruenze. In particolare si contesta la classificazione del prodotto di combustione come “fine rifiuto”, qualifica che ha consentito un’indebita classificazione della proposta da incenerimento rifiuti a recupero. Speriamo in una nuova legge nazionale chiuda per sempre la partita con tutto l’incenerimento e le combustioni distruttive della materia, in tutte le sue forme. L’auspicio del comitato è che il giudice amministrativo si esprima quanto prima sul ricorso contro la realizzazione dell’inceneritore e che la Regione Puglia escluda definitivamente dal suo piano gli impianti di incenerimento».

STANIC-VILLAGGIO DEL LAVORATORE Le questioni ambientali, con i danni causati in passato dagli stabilimenti della zona indusriale, ben si associano a un altro dei quartieri del Municipio 3: Stanic-Villaggio del Lavoratore. Il nome già spiega tutto: le zone residenziali, infatti, sorgono proprio accanto all'industria in disuso, le cui emissioni (con l'aria irrespirabile) sono però ancora nella memoria di chi ancora ci vive, come la comunità insediatasi, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, a pochi metri dalla raffinieria (Stanic, appunto, dal nome della società formata nel 1950 da Esso e Anic). Negli anni della produzione (e fino alla fine degli anni 70), pur essendo lontana dal centro della città e stretta tra via Buozzi, tangenziale, ferrovia e lama Lamasinata, la gente del posto poteva contare su (quasi) tutto ciò che era necessario. Oggi la situazione è completamente diversa. «Tra le richieste avanzate con maggiore insistenza da parte dei residenti - afferma Donato Panza del Comitato cittadino Villaggio del Lavoratore (all'incirca 3.000 abitanti, ndr) - c'è intanto la realizzazione di una scuola elementare, non solo per la sua funzione didattica ma anche, se non soprattutto, per quella pedagogica e per permettere ai bambini, ma anche alle famiglie, di avere un luogo di incontro e di aggregazione. L’Amministrazione comunale uscente si è impegnata. Ora è necessario passare dalle parole ai fatti e concretizzare il progetto di cui si parla da tempo, anche grazie all’impegno dell’assessore allo Sviluppo economico Carla Palone, residente proprio nel Villaggio. Poi, è prioritario aprire un ufficio postale e una farmacia, la cui mancanza pesa profondamente nella vita di tutti i giorni. Peraltro, non essendoci attività economiche (solo qualccuno ha resistito nel tempo, ndr) siamo costretti a recarci nel vicino, e meglio servito, quartiere Stanic».
Per quanto integrato formalmente, il quartiere Stanic-Villaggio del lavoratore ha infatti due anime, messe in comunicazione dalla lunghissima via Buozzi, che dalla statale 96 giunge fino al quartiere Libertà (a proposito di collegamenti, le Ferrovie dello Stato stanno ultimando i lavori per la fermata al Villaggio: «l'attesa sta finendo, stanno collaudando le linee prima della posa in opera dell'arredo», afferma Panza). Nel cuore di Stanic, vicino all’incrocio dove si svolta per raggiungere viale Europa e il San Paolo, in molti ripongono speranze nell’area della centrale Enel. «Poiché ormai funziona solo come distributrice di energia - spiega Michele Gravina del Comitato spontaneo Stanic-Villaggio del Lavoratore - si è pensato con gli studenti del Politecnico e la professoressa Carla Tedesco, assessora all’Urbanistica, di recuperare le aree a verde e le aree sportive già esistenti, creando servizi anche fra i quartieri periferici in attesa che il Comune realizzi nuovi impianti sportivi, giardini, strutture per dare la possibilità al terzo settore di avere luoghi pubblici da poter utilizzare con costi accessibili».
Tornando geograficamente indietro e proseguendo in linea d'aria da via Buozzi verso Santa Caterina, in Stanic rientra anche una vasta area artigianale e commerciale, in parte occupata da insediamenti produttivi, tra cui gli ipermercati, ma anche caratterizzata da numerosi terreni agricoli abbandonati. L'ala... rifondatrice del comitato (alcuni componenti sono infatti candidati con Baricittàperta di Sabino De Razza) vive in una sorta di paradosso. Da una parte vorrebbe dare un'alternativa ai residenti del Villaggio e consentire (ci vorrebbe una strada diretta) di spostarsi agevolmente verso il centro commerciale di Santa Caterina (tutti hanno bisogno di fare la spesa...). Dall'altra gli attivisti vorrebbero una città diversa, uno sviluppo sostenibile incentrato sulla difesa del suolo. «Nei lustri c’è stata una cementificazione per una città di 650 mila abitanti, la cui popolazione è invece scesa invece da 326 mila a 316 mila residenti - afferma Gravina, anche componente del Comitato Stop ai centri commerciali - . Ritengo, pertanto, che tutte queste aree abbandonate non dovrebbero essere utilizzate per altri insediamenti produttivi, ma riprendere la loro destinazione urbanistica originaria facendo in modo che le generazioni presenti e future possano tornare a coltivare la terra in maniera privata e collettiva, ad esempio con l'istituzione degli orti cittadini». 

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