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Ecco cosa i comitati di quartieri, le associazioni e i movimenti, le parrocchie, la società civile chiedono ai diversi candidati alla presidenza dei Municipi. Bari vista dalla lente di ingrandimento dei quartieri e della loro più o meno difficile quotidianità: l'inchiesta parte 1

Elezioni a Bari, la parola al Municipio 1: «Un mare di progetti e di necessità»

BARI - Dall'alto assume i contorni di una Puglia in miniatura. Estendendosi dall'ansa di Marisabella (da dove partiremo) fino a Torre a Mare, il Municipio del Mare (appunto), se non per estensione (su tutti il... «corno d'Africa» che ingloba Carbonara, Ceglie e Loseto), è sicuramente il numero 1 per lunghezza e soprattutto per popolazione, dopo che il 24 marzo del 2014 il Consiglio comunale ha approvato la nuova organizzazione territoriale della città mandando in soffitta le vecchie Circoscrizioni.
Distribuiti tra i quartieri Libertà (circa 60 mila, il più popoloso di Bari), San Nicola-Murat, Madonnella, Japigia e Torre a Mare, i residenti sono 114.058 (55.216 maschi e 58.842 femmine), tra cui 97.419 aventi diritto al voto amministrativo (51.222 donne e 46.197 uomini). Il 26 maggio contribuiranno a eleggere il neo sindaco e sceglieranno anche il loro presidente di Municipio tra quattro candidati: Michele Cipriani (centrodestra), Gaetano Colella (Movimento 5 Stelle), Lorenzo Leonetti (centrosinistra) e Nicola Micunco (lista Baricittàperta), in rigoroso ordine alfabetico. È a loro (a chi succederà a Micaela Paparella innanzitutto) che si rivolgeranno per rappresentare in prima battuta le esigenze del territorio.

LIBERTÀ Il nome è già tutto un programma. Al confine con San Cataldo, dove al molo verrà realizzato il porto turistico, c'è chi vorrebbe liberare il territorio dai Tir che raggiungono l'area portuale, percorrendo la trafficatissima via Maratona, ma soprattutto vorrebbe scongiurare il raddoppio della colmata di cemento previsto per la realizzazione del terminal barese da 300mila metri quadri dove far confluire il traffico merci, ora concentrato nella zona più vicina a Bari vecchia, destinata esclusivamente all’approdo delle navi da crociera. Qui è in gioco (ormai da tempo, vista l'intricatissima vicenda, fatta di errori, ritardi e contenziosi) il sistema intermodale della città, ma i contestatori continuano a ribadire concetti ormai decennali: «Purtroppo - afferma Matteo Magnisi del Comitato Fronte del Porto - da novembre sono ripresi i lavori di cantierizzazione (realizzati alcuni cassoni di contenimento, ndr) di un'opera sprovvista di valutazione di impatto ambientale che va a più che raddoppiare la colmata esistente, e incautamente realizzata, e a scompensare, a parere di illustri geologi, l'equilibrio idrogeologico di una vasta area del territorio barese interessata dalle più importanti falde sotterranee che sfociano nell'ansa. Tra l'altro, l'area ha fondali bassissimi che non si prestano neanche all’approdo di navi, tanto da essere previsto il dragaggio dei fondali con dinamite. La colmata quindi risponderebbe esclusivamente alla realizzazione di un ulteriore parcheggio Tir che ne tripilcherebbe la portata nel porto con conseguenze nefaste per l'ambiente urbano. Già nelle condizioni attuali i residenti di via Maratona chiedono inascoltati da tempo l'apertura del varco portuale di via Caracciolo in attesa dei tempi biblici della camionale, necessaria per un'arteria autostradale distante dal porto di Bari».
Le arterie si faranno, le contrapposizioni restano attuali anche nel cuore del quartiere Libertà. Una parte dei residenti vorrebbe liberarsi (rieccoci) della comunità di migranti, perlopiù neri africani, ormai parte integrante del rione. Tollerati dalla cittadinanza (e strumentalmente dalla criminalità), la (vera o presunta che sia) insicurezza generata dalla loro presenza ha meritato l'incursione anche del viceministro Matteo Salvini, tanto che, in vista del voto, sale la curiosità di verificare se il quartiere propenderà per Michele Cipriani, figlio d'arte di Luigi, storico segretario del Gruppo Indipendente Libertà (che ora vuol... riprendersi il futuro confidando negli eredi), oppure per i suoi contendenti, attenti alla legalità (resta nella memoria l'ordinanza anti-tuguri del sindaco Decaro) e alla sicurezza del quartiere, ma non abbastanza per assecondare la volontà altrui di mantenere e aggiungere qui gli uffici giudiziari, destinati tutti (prima o poi a quanto pare) nel polo delle Casermette al quartiere Carrassi. Non resta dunque che farsi venire delle illuminazioni. Già l'aver montato mille luci con lampade a luminosità doppia dà in effetti una percezione di maggiore tranquillità, sebbene ciò non basti, se non altro per evitare atti di vandalismo come quelli perpetrati da ignoti contro Fabio Romito, cui hanno imbrattato il comitato elettorale di via Manzoni. Né sono sufficienti per ridare brillantezza al commercio, vista la serie di chiusure del recente passato proprio in via Manzoni, in quella che una volta gareggiava per il primato con la riqualificata via Sparano.
Certo, riportare una strada ai fasti di un tempo è il minimo cui si possa aspirare. Ma per chi vive e opera al Libertà è solo una delle richieste fatte a chi prenderà le redini del Comune e del Municipio. «Intanto - afferma Letizia Liberatore del Comitato Cittadini attivi del Libertà - ci vogliono incentivi per i servizi al turismo e per le aperture di botteghe artigiane e attività commerciali al posto di alloggi abusivi utilizzati da padroni senza scrupoli. Poi, non c'è solo via Manzoni. Bisogna riqualificare corso Italia, creando attività commerciali sotto le arcate abbandonate e degradate del viale a ridosso della ferrovia. Quanto alla sicurezza, bisogna garantirla nelle aree pubbliche e negli spazi di aggregazione per contrastare i fenomeni di microcriminalità e illegalità, attraverso un sistema di videosorveglianza e, soprattutto, con la costante presenza delle forze dell'ordine. Per la vivibilità di un quartiere, inoltre, sono importanti la pulizia e l'arredo urbano: ci vorrebbe la piantumazione di alberi lungo le vie densamente trafficate, sia come deterrente all'inquinamento sia per donare bellezza alle nostre strade. Penso a via Dante, a via Nicolai, a via Principe Amedeo. Fondamentale poi sarebbe la creazione di posti auto, sottratti con l'area pedonale del Redentore, e il servizio di park and ride e bus navetta nelle zone non servite del quartiere (Corso Italia, Via Dante, Via Principe Amedeo e parte di via Manzoni) e non collegate con i diversi punti nevralgici della città, vedi stazione e porto. Ci sarebbe infine da estendere la ZSR, con deroghe riservate alle attività commerciali tramite l'inserimento del disco orario, in altre zone del quartiere Libertà: nelle vie Fieramosca, Libertà, Don Bosco, Nicolai, Dante, Brigata Bari, Brigata Regina fino al lungomare e ai confini del quartiere».

SAN NICOLA-MURAT Al confine est c'è il fiore all'occhiello della città (gli altri quartieri non ce ne vogliano, compreso il Libertà con le sue palazzine storiche, con il Redentore o con l'ex Manifattura dei Tabacchi, dove sorgerà il polo del Cnr più grande del meridione...). Il Programma Urban, e in generale gli interventi delle amministrazioni succedutesi negli anni, hanno restituito ai baresi luoghi prima inaccessibili, come le piazze e le viuzze della città vecchia, e gioielli sottratti all'oscurità, dal Museo archeologico di Santa Scolastica al Fortino, ai teatri Piccinni e Margherita. Prossimamente avverrà anche la riqualificazione del lungomare, nel tratto che dalla Basilica porta a 'nderr a lanz (saranno ristrutturati i moli di San Nicola e Sant'Antonio). Da anni, poi, c'è chi ha un sogno: la realizzazione del Parco del Castello. Il Comitato Parco del Castello di Bari, attivo da 5 anni e al quale aderiscono trentotto associazioni culturali e ambientaliste e migliaia di cittadini, ha come obiettivo proprio la creazione di un parco di circa sei ettari intorno al Castello svevo (peraltro condivisa politicamente in maniera trasversale), a quanto pare sempre più vicina, vista la disponibilità dell'Autorità portuale. «È questo - afferma Andrea Guarnieri Calò Carducci - un momento cruciale nella battaglia condotta per difendere il paesaggio e il Castello. Nessuna sanatoria, infatti, è accettabile per la sede del Provveditorato, realizzata in corso De Tullio, in ottemperanza a quanto stabilito dal Consiglio di Stato con sentenza definitiva del luglio 2018. Si andrà così avanti con l'idea del Parco, condivisa dalla stragrande maggioranza dei cittadini e perfettamente coerente con il vigente Piano particolareggiato di Bari vecchia».
L'origine della rinascita è proprio lì, nel Piano approvato all'unanimità nel 2002 dal Consiglio comunale con il quale si è pian piano restituito splendore al patrimonio storico e architettonico. «Vogliamo fare degli esempi? - afferma l'architetto Arturo Cucciolla, di quel piano uno degli artefici - Piazza del Ferrarese era un parcheggio, così come lo è ancora piazza Corridoni, che dovrà diventare pedonale e con il verde. Il Piano è un punto di riferimento, una guida che contiene progetti, proposte, idee per sistemare le zone di bordo e per rigenerare quelle che erano state demolite. Si deve proseguire realizzando intanto un anello completo, intorno al perimetro di Bari vecchia, di pedonalità e ciclabilità, partendo da piazza Massari, che deve diventare come piazza del Ferrarese o come la controstrada di corso Vittorio Emanuele, connettendosi, dall'altra parte, con il Parco del Castello. Noi ci siamo anche preoccupati, stando peraltro molto attenti a non espellere gli abitanti (agevolati col risanamento delle unità abitative, ndr) dai meccanismi del mercato libero, delle condizioni d'uso e degli aspetti funzionali delle attività economiche, indicando una equa distribuzione per tipologia: una parte di licenze agli artigiani, un'altra ai pescatori, un'altra ancora ai ristoratori. Purtroppo, però, al momento si è ottenuto il pessimo risultato un luna park gastronomico che collide con le caratteristiche di Bari vecchia. Si pensi a piazza Mercantile, dove si sarebbe dovuto seguire le norme tecniche di attuazione, tali da non turbarne l'equilibrio storico e architettonico. Le insegne non devono essere al neon, le luci esterne e anche il nome dei locali devono ispirarsi alla storia specifica del posto, le installazione esterne devono essere mobili...».
Se i piani particolareggiati sono la fonte da cui attingere per lo sviluppo della città delle... meraviglie, si può comprendere, uscendo da Bari vecchia, la richiesta dell'Associazione Murattiano, magari brutale ma proiettata nelle intenzioni alla valorizzazione del quadrilatero. «Il centro della città – spiega il presidente Franco Neglia - è una accozzaglia indistinta di architettura di ogni stile e altezza: nella visione "a dente spezzato" delle facciate dei palazzi è condensata l'azione demolitrice dello storico borgo murattiano. È per questo che come associazione avanziamo da tempo la richiesta di un Piano particolareggiato che impedisca ulteriori interventi, preveda opere di riqualificazione degli immobili esistenti e restituisca una immagine armonica del cuore della città. A seguito della rivisitazione di via Sparano è di tutta evidenza la necessità di pianificare ulteriori aree pedonali lasciando disponibili al traffico i principali assi di scorrimento, potenziare ulteriormente le zone a park and ride, migliorare la qualità del trasporto pubblico. Interventi di tal genere daranno vita all'ipermercato Murat, un grande centro commerciale a cielo aperto, un beneficio economico per l'intera città». Visione condivisa anche da Lorenzo Scarcelli del Comitato piazza Umberto. «Il Murattiano – dice - va restaurato, un po' come siamo riusciti a fare con la palazzina ex Goccia del Latte. Ma piazza Umberto, con i suoi giardini, va recuperata tutta. C'è una vecchia idea-progetto, sviluppata da quattro architetti del verde, in collaborazione con l'Università di Bari, che prevede un'area botanica. Ci sono 430 piante in quella piazza, immaginiamo delle targhe esplicative per ciascuna specie. In generale, in una delle ultime lettere all'Amministrazione abbiamo ribadito la necessità di valorizzare e rendere turistica tutta l'area del Murattiano, da piazza Moro fino al centro storico. In questo periodo di crisi economica che ancora persiste, ci auguriamo inoltre che i commercianti vengano incentivati ad aprire attività artigianali. Non si può pensare di lasciare le vie del centro alle griffe. Vanno messi in risalto luoghi e botteghe. Chi arriva a Bari è estasiato, ma poi deve essere indotto a rimanerci e a godersela».

MADONNELLA Dall'Albergo delle Nazioni restano in effetti incantati quando, affacciandosi dai balconi, ammirano il lungomare, almeno quanto fanno gli stessi baresi, di solito affaccendati, davanti all'esibizioni aeree o pirotecniche organizzate in occasione della festa di San Nicola. Sono i giorni in cui ci si sofferma maggiormente sulla bellezza dell'Umbertino (cui è stato, dopo anni, restituito lo storico hotel) con i suoi palazzi in stile Liberty (anche per il recupero del Kursaal ci si sta adoperando) e gli edifici costruiti in epoca fascista. Ora che c'è pure la ruota panoramica emerge la tentazione di paragoni eccessivi, ma, del resto, Parigi, se avesse il mare, non sarebbe una piccola Bari? Sarà per questo rigurgito di orgoglio, e in realtà principalmente per mantenere il lustro del quartiere in cui si vive, che ci sono residenti intenti a «tutelare una delle zone di maggior pregio della nostra città e a promuoverne uno sviluppo qualitativo, armonico, programmato e ordinato». Per questo obiettivo è nato il Comitato per il decoro e la salvaguardia della zona umbertina, che vorrebbe innanzitutto, considerato il pregio artistico e architettonico, che la zona venga «inserita tra quelle di rilevanza storico ambientale e tra quelle tutelate dal decreto legislativo numero 59 del 2010 nella parte in cui regolamenta l'apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande». A poche settimane dall'apertura di un locale di ispirazione hawaiana (peraltro ben ideato e realizzato), «è auspicabile - sostiene Mauro Gargano, presidente del Comitato - un decongestionamento a favore di altri quartieri, magari mediante la creazione di poli gastronomici nei diversi ambiti territoriali».
I candidati sindaci, e di riflesso, gli aspiranti presidenti del Municipio, hanno manifestato interesse nel vagliare la piattaforma di proposte che è stata concertata in maniera unitaria con il Comitato cittadini attivi del Libertà e l'Associazione Il Quartierino di Picone. A Madonnella, però, compresa la parte più interna (dove resistono palazzi di inizio XX secolo, alcuni in ottimo stato, e anche case popolari) ci sono esigenze specifiche. «Per esempio - dice Gargano - la riapertura al traffico dell'ultimo isolato di via Bozzi. Oppure, per parlare di sicurezza, l'installazione di videocamere per il controllo delle aree a maggior affluenza (giardino Colonna, via Abbrescia angolo via Cognetti, largo Giordano Bruno, via Cognetti angolo via De Nicolo, via Bozzi angolo via XXIV Maggio, piazza Eroi del Mare), il ripristino della figura del vigile di quartiere, l'istituzione di una postazione fissa o mobile di Polizia locale, con accentuata presenza in particolare nelle ore serali e notturne. Ma c'è anche un problema di vivibilità: è necessario limitare il numero eventi pubblici culturali e sportivo-ricreativi sul lungomare umbertino, portandoli anche altrove, ridurre gli orari di apertura degli esercizi di ristorazione, impedire che musica ad alto volume, schiamazzi, rumori, disturbino la quiete pubblica. Infine, vorremmo un potenziamento del servizio di raccolta dei rifiuti, con attenzione ai limiti per il conferimento, una maggiore pulizia per i pozzetti della fogna bianca e, per concludere con la viabilità, la diminuzione dei limiti di velocità, la compensazione dei posti auto persi in occasione degli eventi, il contenimento del rilascio di concessioni contemporanee che comportino la riduzione della sosta veicolare e l'estensione temporanea della ZRS-sottozona C1 (attualmente attiva nei giorni feriali dal lunedì al sabato dalle ore 8,30 alle 20,30)».

JAPIGIA Quartiere che vai, questioni che trovi. Soprattutto quando ci si risposta verso la periferia. Ovunque segnalano (non potrebbe essere altrimenti) mancanze, disfunzioni, ritardi, come fosse una canzone riprodotta al'infinito. In via Archimede i suoni non mancano. Il Palaflorio, ormai punto di riferimento per spettacoli musicali e manifestazioni sportive nazionali e internazionali, è uno degli esempi di come si possa far funzionare i contenitori del capoluogo. Gli eventi, che richiamano a Japigia persone da tutto il Sud Italia, rimarginano in parte le ferite di un quartiere martoriato, quasi quanto ha fatto la simbolica montagnetta verde adiacente al Teatroteam seppellendo per sempre il ricordo delle tonnellate di rifiuti dell'ex discarica comunale. Gli effetti degli incendi di materiale di ogni tipo sono però indimenticabili per i residenti del quartiere, e non solo quelli del famigerato edificio al civico numero 16, tristemente noto per le decine di decessi causati da neoplasie. Si vive ancora oggi nel terrore delle conseguenze di quei fumi e nella speranza che si accertino le responsabilità. «A giorni - afferma Licia Magliocchi del Comitato Archimede 16 - si deciderà se sarà accolta o meno l’opposizione, presentata dai residenti della palazzina, alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari, motivata dal fatto che i reati si sarebbero prescritti. Oggettivamente non si può parlare di prescrizione in quanto le malattie e le morti si stanno ancora verificando. Occorre accertare le responsabilità e concentrare le indagini sulla gestione dell’ex discarica comunale. Il fabbricato, inoltre, si presenta in condizioni di degrado strutturale sia esternamente sia all’interno delle singole unità abitative. I residenti chiedono di essere collocati presso un’altra palazzina».
Come non bastasse, tra esalazioni (del depuratore in strada Tre Pile) e liquami (della Lama Valenzano), c'è chi oggi continua a deturpare questo territorio, come se Japigia non avesse pagato già un conto salatissimo. «Il problema ambientale è ancora attualissimo – spiega Cristiano Scardia del Comitato cittadini di Japigia -. I roghi delle discariche a cielo aperto presenti nella zona, sono diminuiti ma non debellati. Grazie ai Rangers d'Italia si sono mappate e rinvenute diverse fonti, non tutte nel quartiere (anche nell'area, dopo Mungivacca, del Mercato agroalimentare, poi bonificato e sbarrato). Il fenomeno tocca la vasta area agro-silvo-pastorale e anche la zona di Sant'Anna, con le esalazioni provenienti dalla vicina strada Cannone e dalla strada Marina Vecchia sulla complanare Ovest. Quello degli incendi non è però l'unico problema del quartiere: si può parlare di una vabilità insufficiente su via Caldarola, con le strozzature in prossimità della rotatoria, o su via Gentile, soprattutto con l'incremento del traffico successivo al decentramento di alcune strutture (vedi sede del Consiglio regionale, ndr). Ma un po' tutte le strade vicine al centro commerciale soffrono, soprattutto via Loiacono. A Japigia, poi, in attesa del nuovo mercato in via Peucetia, ce n'è uno in stato di abbandono e un altro in decadenza in via Caldarola, dove i box chiudono progressivamente. Gli spazi verdi, che sono numerosi, soffrono di una scarsità di manutenzione e anche il parco del Polivalente è in uno stato di degrado. Come Comitato chiediamo l'istituzione di un serio servizio di poliza rurale poiché la qualità della vita dei residenti passa da politiche ambientali serie e rigorose».
Per fortuna c'è luce in fondo al tunnel oppure, se preferite, al ponte (come il nuovo di via Omodeo) o al sottopasso (come quello, previsto nei pressi dell'Executive center, che connetterà direttamente viale Einaudi a via Caldarola) o anche alla ferrovia che verrà (come vedremo). Insomma, ci sono nodi... risolti e in via di risoluzione. Ad esempio, ai confini con San Pasquale e Madonnella, la bonifica della Fibronit è conclusa e si procederà alla realizzazione del parco, questioni per le quali molto si è speso il Comitato Fibronit presieduto da Nicola Brescia. «Sarà il Parco della rinascita – dice con lo stato d'animo di chi è soddisfatto, ma conscio di essere a metà del guado -. I cittadini, opportunamente coinvolti in numerose assemblee e concorsi, hanno potuto esprimere liberamente le loro aspettative dopo la sofferenza che la fabbrica ha provocato e provoca alla città di Bari. Hanno illustrato la loro visione del parco con numerose idee e spunti che i tecnici incaricati dal Comune di Bari hanno sapientemente colto, assemblato, sviluppato e resi fattibili nel progetto preliminare. È stato un grande successo di partecipazione. Ora, però, siamo nella fase cruciale e più importante dell'intero percorso. Al progetto preliminare devono seguire quello definitivo prima ed esecutivo poi in modo da trasformare le idee in fatti. È estremamente importante che il parco sia veramente bello e fruibile da tutti i cittadini baresi. Riteniamo doveroso, pertanto, che la nuova amministrazione comunale continui a impegnarsi, così come aveva promesso quella uscente, a promuovere un concorso di progettazione rivolto a tutti i professionisti competenti».
In prospettiva, poi, a (ri)fiorire non saranno soltanto spicchi di territorio, ma l'intera costa Sud di Bari, quella che va dal torrente Valenzano (prevista peraltro pure la connessione tra Pane e Pomodoro e Torre Quetta) a Lama San Giorgio. Siamo insomma all’alba di un risorgimento i cui effetti si cominceranno a vedere nel prossimo decennio e il cui prologo è la liberazione dalla tratta ferroviaria (da via Oberdan a San Giorgio) già in itinere con il cantiere sulla tangenziale. «È la vera sfida per la nostra città», ha detto Antonio Decaro, il quale ovviamente spera di poterla affrontare ancora da primo cittadino, seguendo così da una posizione privilegiata il concorso internazionale di idee per ricucire il quartiere con il mare, per trasformarlo (almeno a ridosso del litorale) «dal più brutto al più bello di Bari». Sei chilometri di costa, sessanta ettati di parco, case, servizi e negozi, una riqualificazione che permetterà di rivalutare anche Sant'Anna, il complesso, abitato prevalentemente da giovani coppie, ancora in costruzione e al momento carente di servizi. I residenti hanno reclamato uno stato di abbandono, però c'è chi non se ne duole, probabilmente prefigurando il futuro (quando i loro figli saranno ancora minorenni, si spera...) e pregustando magari una ciclovia che, con i treni non più davanti, ma alle spalle, permetta loro giungere in una delle spiagge più belle (s'immagina) del reame.

TORRE A MARE Il mare, del resto è l'orizzonte del sindaco uscente. E potrebbe sintetizzare il perché del suo vantaggio nei sondaggi, rilevato (e accertato trasversalmente) a poche settimane dalla tornata elettorale. Prima che su una visione, negli ultimi 5 anni si è puntato su un sentimento, sull'aspetto maggiormente identificativo di una città, magari levantina (accezioni negative comprese), ma senza dubbio dall'anima marinara. In molti evidentemente hanno colto e forse poco importa (a Decaro) che proprio intorno a casa sua qualcuno storca il naso perché (ma come?, proprio dove abita? ) si sarebbe magari voluto un pizzico di riconoscenza o di... egoismo in più. «Il “borgo" di pescatori ha subìto nell'ultimo decennio un forte sviluppo urbanistico. L'offerta di alloggi di nuova costruzione - afferma Francesco Ventrella, segretario del Comitato spontaneo di Torre a Mare - ha dato origine a sempre maggiori esigenze da parte dei residenti, soprattutto famiglie giovani. Le imminenti opere di realizzazione di verde pubblico, parco Mazzini e area a verde strada La Penna, assolveranno all'esigenza di luoghi di aggregazione per grandi e piccoli. Il quartiere, va dato atto agli sforzi dell'Amministrazione, disporrà a breve inoltre di una nuovissima palestra e del ristrutturato campo sportivo di via Coppa, quest'ultimo già concesso in uso a tre associazioni sportive locali. Occorre però - continua Ventrella - riqualificare il collegamento pedonale con la stazione e permettere un agevole parcheggio per i pendolari. L'installazione di ulteriori telecamere di video sorveglianza e l'installazione dell'illuminazione a led aumenterebbe la percezione di sicurezza. È necessario poi pedonalizzare il collegamento di via dei Trulli con la piazza del porticciolo, prevedendo un nuovo scivolo di alaggio per i natanti e una riqualificazione dei depositi dei pescatori. Torre a Mare ha bisogno di un tempestivo intervento a tutela della costa Sud (Cala Colombo, Cala Settanni), in ragione dell'ormai preoccupante erosione costiera, che ha costretto il Comune a chiudere un intero tratto di costa. L'imminente riqualificazione di via dei Trulli è solo il primo passo. Il legame profondo con il mare merita poi un porticciolo fruibile sia dai pescatori sia dai diportisti, ma purtroppo le opere di dragaggio non sono mai state terminate dando vita ad una risoluzione contrattuale e a un contenzioso tra il Consorzio appaltatore». [1 - continua]

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