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Il provvedimento

Terrorismo, gip convalida fermo 20enne somalo a Bari
Salvini: «Ora stretta sugli Sprar»

È accusato di associazione con finalità di terrorismo, istigazione e apologia del terrorismo, aggravate dall’utilizzo del mezzo informatico e telematico

Terrorismo, gip convalida fermo 20enne somalo a Bari

È stato convalidato il fermo del 20enne somalo Mohsin Ibrahim Omar, noto come Anas Khalil, bloccato e condotto in carcere a Bari nei giorni scorsi per i reati di associazione con finalità di terrorismo, istigazione e apologia del terrorismo, aggravate dall’utilizzo del mezzo informatico e telematico. Il gip del Tribunale di Bari, Maria Teresa Romita, ha convalidato il provvedimento eseguito lo scorso 13 dicembre.

A quanto si è appreso fino a questo momento, gli inquirenti da tempo indagavano sul cittadino somalo e alcuni suoi contatti. Grazie a intercettazioni telefoniche e telematiche, gli investigatori della Digos hanno raccolto numeroso materiale sospetto in possesso del 20enne, riconducibile nei contenuti alla tipica ideologica jihadista. Il fermo d’urgenza si è poi reso necessario, all’indomani dell’attentato di Bruxelles, per alcune fotografie relative al Vaticano che il 20enne aveva scaricato da internet. Sabato mattina, assistito da un difensore di fiducia e da un interprete, l’indagato ha reso interrogatorio in carcere nel l'udienza di convalida dinanzi al gip. Ha risposto per circa due ore alle domande del giudice e del pm della Dda di Bari che coordina le indagini, Giuseppe Maralfa, contestando le accuse di terrorismo.

LE PAROLE DI SALVINI - «Prima ha ottenuto un permesso umanitario ed è stato mantenuto a spese degli italiani in uno Sprar, poi si è trasferito in un edificio occupato che è stato sgomberato a ottobre. Il caso dell’aspirante terrorista islamico di Bari, di nazionalità somala, ci conferma ancora di più che era necessaria una stretta sui permessi di soggiorno facili, sulle occupazioni abusive, sui fruitori di servizi pagati dai contribuenti». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che aggiunge: «Altro che buonismo e critiche al Viminale che 'manda immigrati indifesi in mezzo alla strada'. Vogliamo regole, legalità, buonsenso. Aiutiamo solo i veri profughi, non balordi, delinquenti o clandestini. Grazie allo straordinario lavoro delle Forze dell’Ordine e degli investigatori. Dopo il mio Decreto andiamo avanti, con più forza, per aumentare le espulsioni».

ARCI BARI E ETNIE ONLUS SMENTISCONO : «SOMALO MAI OSPITATO IN SPRAR» -  «Omar Moshin Ibrahim non è mai stato ospite dello Sprar di Bari». Lo precisano in una nota Arci Bari ed Etnie Onlus, che gestiscono lo Sprar del capoluogo pugliese che accoglie in diversi appartamenti sparsi in città 39 migranti con protezione umanitaria. Nel provvedimento giudiziario che ha portato nei giorni scorsi al fermo per terrorismo internazionale del 20enne somalo, noto come Anas Khalil, si fa riferimento alla permanenza dell’indagato per qualche mese nella «Casa delle culture» in via Barisano da Trani, al quartiere San Paolo di Bari. Le due associazioni spiegano che quella struttura non è uno Sprar. «È bene ricordare - dicono Luca Basso e Francesco Monopoli, presidenti rispettivamente di ARCI Bari e di Etnie Onlus - che gli Sprar sono progetti del Ministero degli interni e che gli inserimenti in accoglienza avvengono su segnalazione del Ministero stesso; all’interno degli Sprar i beneficiari sono seguiti quotidianamente da operatori specializzati e dunque attività strane e condotte particolari sono facilmente individuabili». Proprio per questo Arci Bari ed Etnie sottolineano la «forte preoccupazione per la paventata riduzione dei progetti di seconda accoglienza, che avrebbe come prima, naturale conseguenza una drastica diminuzione del monitoraggio e della gestione di eventuali situazioni problematiche legate, ad esempio, alla criminalità e terrorismo»

AFFILIATO AL DAESH - Il somalo è ritenuto dalle agenzie per la sicurezza Aisi e Aise come affiliato al Daesh in Somalia e in contatto con una sua cellula operativa. E’ quanto emerge dalle indagini della Digos della Questura di Bari, coordinate dalla Dda.

Le indagini sono state svolte dalla Digos della Questura di Bari, coordinate dalla Dda e sotto il coordinamento a livello centrale del Servizio per il Contrasto al Terrorismo Esterno della Dcpp/Ucigos con il supporto dell’Aisi e del Federal Bureau of Investigation statunitense (FBI) ed hanno consentito di documentare la «totale adesione dello straniero all’ideologia del cosiddetto stato islamico - spiegano gli inquirenti - e la sua organicità alla componente armata somalo-keniota di Daesh».
Sui social, in particolare Facebook, il giovane avrebbe diffuso foto e post di «esaltazione al martirio» e sono stati raccolti elementi relativi all’attività di «intenso indottrinamento su un altro straniero in corso di identificazione, al quale - dicono gli investigatori - impartiva vere e proprie istruzioni teorico-operative sul concetto di jihad armato»

Mettiamo bombe a tutte le chiese d’Italia. La Chiesa più grande dove sta? Sta a Roma?». È una delle frasi intercettate dalla Dda di Bari nell’indagine sul presunto terrorista somalo, fermato il 13 dicembre scorso mentre tentava di scappare. «L'urgenza di eseguire il provvedimento restrittivo - spiegano gli investigatori - è stata dettata dai riferimenti all’elaborazione di possibili progettualità ostili in relazione alle imminenti festività natalizie e alle chiese, in quando luoghi frequentati solo da cristiani»

IL COMMENTO ALLA STRAGE DI STRASBURGO - «Speriamo. Quello che uccide i cristiani, i nemici di Allah, è un nostro fratello. Da dove viene, viene. Però se uccide i cristiani è nostro fratello». Così Mohsin Ibrahim Omar alias Anas Khalil, il 20enne somalo in carcere a Bari dallo scorso 13 dicembre per terrorismo internazionale, commenta l’attentato a Strasburgo dello scorso 11 dicembre. Lo hanno reso noto gli investigatori dell’antiterrorismo barese.

Il commento di Ibrahim risale alla mattina successiva all’attentato nei mercatini natalizi, ed è stato intercettato dagli inquirenti della Dda di Bari nelle stesse ore in cui stavano già scrivendo il provvedimento di fermo d’urgenza, eseguito mentre il 20enne stava per lasciare il capoluogo pugliese, presumibilmente per andare a Roma nel periodo natalizio, come si evince da alcune intercettazioni.

UCCIDERE PERCHÈ LO VUOLE DIO - «Se Dio vuole, se serve alla causa, bisogna farlo». Ha risposto così alle domande degli inquirenti, durante l’udienza di convalida del fermo, il 20enne somalo detenuto nel carcere di Bari con l’accusa di terrorismo. Con riferimento alle conversazioni in cui diceva di «uccidere e ammazzare i cristiani», l’indagato ha detto che «se serve alla causa bisogna farlo».

«Non si definisce un terrorista, probabilmente un soldato anche se non ha usato questa parola - ha riferito il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella - ma spetta a noi il compito di interpretare e giudicare». Giannella, che ha coordinato le indagini con il collega sostituto della Dda, Giuseppe Maralfa, ha sottolineato che il presunto terrorista «non ha negato nulla delle circostanze di fatto che sono state accertate: chat, conversazioni, cose dette e scritte, ma ne ha dato una lettura diversa».
«Negli ultimi anni - ha aggiunto il magistrato - i legislatori di tutto il mondo hanno compreso che non si può aspettare l’atto terroristico». «Bisogna anticipare la soglia di attenzione e di punibilità - ha concluso - a momenti antecedenti a quelli della commissione di atti terroristici»

OBIETTIVO SAN PIETRO - «Il 25 dicembre adesso è ravvicinato». «Il 25 è Natale...dei cristiani...le chiese sono piene». Il 20enne somalo fermato a Bari per terrorismo stava progettando di mettere «le bombe a tutte le chiese d’Italia», a cominciare da quella «più grande», la Basilica di San Pietro a Roma, e progettava di farlo in occasione del Natale. «L'intenzione di recarsi a Roma in concomitanza del Natale», ricostruiscono gli inquirenti della Dda di Bari, si evince da alcune intercettazioni captate tra il primo e il 9 dicembre.
«Mamma mia...ecco la Chiesa», dice il cittadino somalo aprendo «con ogni probabilità sul display del proprio smartphone la foto di San Pietro». «Però non è facile - gli risponde il suo interlocutore - sai com'è là il 24 e il 25 a Natale, che sta Papa, e tanta gente, è pieno pieno pieno». «È buono - dice il 20enne somalo - persone...pericolose, è buonissimo».
Il primo dicembre il 20enne «comincia a ragionare di progettualità operative» e già il giorno dopo si informa sulla distanza tra Bari e Roma e sugli eventuali mezzi di trasporto per raggiungere la Capitale.
Nella conferenza stampa odierna gli inquirenti hanno riferito di una ulteriore conversazione intercettata il 9 dicembre, in cui l’indagato pronuncia la data del 27, senza tuttavia specificare il mese. Questo li ha convinti che «non c'era più motivo di aspettare»

UN ANNO FA L'AGGRESSIONE - Un anno fa tentò di aggredire un passante dinanzi alla stazione di Bari con una bottiglia di vetro rotta, dopo «essersi esaltato per aver ascoltato un canto jihadista». È quanto ricostruiscono gli inquirenti della Dda, incrociando il contenuto di alcune intercettazioni con un episodio di cronaca raccontato dai media locali e mai denunciato. Si tratta di un tentativo di aggressione avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018 dinanzi alla stazione centrale di Bari, in piazza Moro. Il passante, che riuscì a fuggire senza essere colpito, non denunciò l’accaduto ma raccontò l’episodio sulla pagina Facebook del sindaco di Bari. Due settimane fa è stato lo stesso Ibrahim Omar a raccontare quella vicenda a tale «Fra», un soggetto in corso di identificazione che secondo gli inquirenti l’indagato stava indottrinando. «Ho sentito un video che hanno detto 'fate la guerra con questi bastardi...dove state...in paesi cristianì, stavo con una bottiglia», ha raccontato il 20enne, spiegando di averla data in testa ad un uomo.

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