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Memoria e web, attenzione ai tanti falsi

Una chiacchierata con Carlo Spagnolo docente di storia Contemporanea all’Università di Bari che ha recentemente partecipato al convegno “Gli archivi storici tra memoria e digitale. Riflessione a partire dal una esperienza pugliese” che si è tenuto tra Bari e Conversano organizzato dalla Fondazione Giuseppe Di Vagno

memoria e web

BARI - Sempre più oggi le nuove tecnologie incidono nella trasmissione della memoria, lo possiamo toccare con mano tutti giorni, grazie al web e agli smartphone ci sembra di poter portare sempre con noi tutte le informazioni che ci possono servire, a scuola quasi più nulla si impara a memoria e anche l’insegnamento della storia cambia. Sono queste le riflessioni di base per una chiacchierata con Carlo Spagnolo docente di storia Contemporanea all’Università di Bari che ha recentemente partecipato al convegno “Gli archivi storici tra memoria e digitale. Riflessione a partire dal una esperienza pugliese” che si è tenuto tra Bari e Conversano organizzato dalla Fondazione Giuseppe Di Vagno.

ASCOLTA l'AUDIO - L'intervento integrale del prof. Spagnolo al convegno 

«Oggi la tecnologia, nel sovraccarico di informazioni che si trascina, racconta "storie" e non "la Storia" – spiega Spagnolo – così come la memoria intesa come costruzione di un’esperienza è ciò che distingue l’essere umano. Ma le memorie della società contemporanea e che troviamo nel web, non provengono da esperienze, a volte sono addirittura inventate. Nel passato, attraverso  la trasmissione orale o scritta dell’esperienza si costituivano le comunità, oggi le stesse comunità si cementano su invenzioni, dove memorie territoriali del tutto artificiali scavalcano le narrazioni delle storie nazionali».

Il processo è pericoloso perché sta portando ad una rottura tra passato e presente. Specie le nuove generazioni si trovano a non distinguere più il vero dal falso, l’artificioso dal reale. Nel giornalismo il riflesso è nelle fake news, le bufale, che vengono raccontate come verità ed invece sono ricostruzioni completamente falsate. Questo anche perché i giornalisti attingono dalla Rete web come fosse sempre fonte affidabile.

«Gli storici specie italiani usano molto poco il web per cercare e soprattutto dare informazioni storiche corrette. Non mettono in Rete le loro ricerche, mentre il giornalista usa molto di più le possibilità offerte dai sistemi digitali. Il web vive una sorta di paradosso: le storie che si raccontano in Rete sembrano avere un tempo breve ed invece, non cancellandosi mai, diventano quasi immortali. Ecco perché oggi è tanto più importante il ruolo degli archivi che possano ricostruire l’esatta struttura temporale degli eventi. Ma è fondamentale verificare come archivi non nati per il web possano e debbano essere riversati in Rete, perché si deve trovare una modalità di scrittura differente, adatta per Internet e che difenda l’integrità dell’archivio stesso».

Indispensabile è poter reperire sempre una fonte affidabile che validi la storia, con un indubbio vantaggio per chiunque faccia ricerca in Rete.

L’eterna memoria della Rete sta inoltre aprendo un dibattito sul “diritto all’oblio”. Quali sono i tempi consoni perché io, che per un qualsiasi motivo finisco con la mia storia nella rete digitale, possa chiedere di cancellare quel racconto? Le redazioni sono subissate di richieste anche per articoli che riportano fatti relativi a pochi mesi prima.

«Oggi chi si racconta sul web è perché vuole essere sulla scena – sottolinea Spagnolo – anche chi racconta direttamente una sua esperienza poi se ne pente in un tempo molto breve. Scatta allora la richiesta di rimuovere quell’esperienza. Perché nel web per essere protagonista devi essere sempre nuovo e questa soggettivizzazione estrema può portare ad un problema di identità. Tanti che scrivono sul web sono come cani sciolti senza radici».  

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