Martedì 19 Marzo 2019 | 16:22

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Nell'hit parade della ricchezza
la crescita non ha confini

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La crisi è finita, la crisi è alle nostre spalle. Anzi, perfino la parola «crisi» è ormai fuori moda. Non ci credete? Allora vuol dire che non siete nell’elenco delle 500 persone più ricche del mondo. Secondo la classifica che ogni anno stila l’agenzia di stampa economica Bloomberg, i Magnifici Cinquecento mettono insieme oltre 5mila miliardi di dollari di patrimonio personale, con un incremento del 23% rispetto allo scorso anno. I super ricchi sono più ricchi di mille miliardi. Curiosamente in questa classifica non risulta Michael Bloomberg, proprietario - tra l’altro - dell’omonima agenzia che ha stilato l’elenco. E invece il miliardario statunitense, ex sindaco di New York, sarebbe l’ottavo uomo più ricco del mondo secondo i rivali della rivista Forbes. Chissà, avrà chiesto di non comparire per una qualche forma di modestia.

La seconda notizia (o forse la prima: perché che i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri lo sanno benissimo) è che secondo Bloomberg è avvenuto il gran sorpasso: non è più Bill Gates il re dei Paperoni. In vetta alla classifica c’è Jeff Bezos fondatore e presidente di Amazon, il sito internet dal quale acquistiamo merci che prima compravamo dal negozio sotto casa (che ora ha chiuso). Anche se in realtà Gates, l’ex ragazzo prodigio creatore di Microsoft, il sistema operativo che fa funzionare la maggior parte dei computer del pianeta, continuerebbe a svettare se non destinasse generosamente buona parte delle sue ricchezze a progetti per la lotta alla povertà soprattutto in Africa. Bezos sfiora i cento miliardi di dollari, Gates supera i 91 e al terzo posto resiste l’87enne Warren Buffett che, con i suoi 85 miliardi di dollari, frutto di investimenti immobiliari e di Borsa, non dovrebbe avere problemi di pensione. Al quinto posto Mark Zuckerberg: con Facebook e Whatsapp ha messo da parte un gruzzoletto di 72 miliardi di dollari. Quattro statunitensi su cinque. A rompere il monopolio al quarto posto c’è lo spagnolo Amancio Ortega, creatore e padrone dell’impero dell’abbigliamento low cost (Zara, Stradivarius, Oysho solo per citare alcuni marchi). Tra i primi cinque, solo Ortega si può dire sia un «produttore». Produce beni materiali, capi di abbigliamento. A voler contare i posti di lavoro assicurati da Bezos, Gates, Buffett e Zuckerberg messi insieme, probabilmente si ricaverebbe una frazione del numero di famiglie che vivono del lavoro garantito dalla Ferrero: con i suoi 24,2 miliardi di dollari di patrimonio Giovanni Ferrero è il primo italiano in classifica. Seguono il re degli occhiali Leonardo Delvecchio (37esimo, 22,5 miliardi) e, lontanissimo, Silvio Berlusconi 177esimo.

Citare in questo contesto le parole «crisi» e «lavoro» sembra quasi una bestemmia. O, peggio, suona come una ingenuità. Eppure il dubbio che queste sconfinate ricchezze si rivelino alla fine di plastica, sintetiche anzi immateriali, merita di essere coltivato. La prima azienda al mondo per capitalizzazione è Google: in Borsa vale oltre mille miliardi di dollari e i fondatori del motore di ricerca di internet che tutto sa di noi, Larry Page e Sergey Brin, hanno una ricchezza personale rispettivamente di 52 e 51 miliardi di dollari. Eppure qualcuno sa dire dove e quante tasse vengono pagate per questa ricchezza che da sola vale quasi quanto il pil della Corea del Sud, ovvero il 15esimo Paese più ricco del mondo? Stesso discorso si può fare per i 463 miliardi di capitalizzazione della Microsoft e i 332 di Facebook.

Anche nelle posizioni di rincalzo (si fa per dire) si impongono rapidamente i miliardari della new economy che rivaleggiano con i «vecchi» banchieri, petrolieri e industriali. E avanzano impetuosamente i magnati cinesi e russi, meno famosi ma arrembanti corsari di una economia mondiale sempre più spostata in Oriente.
Adesso, mentre cercherete su Google notizie sui ricconi del mondo per condividere il link su Facebook dal vostro computer comprato su Amazon, che funziona grazie a un sistema operativo Microsoft, sapete chi state arricchendo. Chiedetevi, poi, che cosa stanno facendo di concreto i signori del bit per la rata del vostro mutuo.
Gianfranco Summo

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