Martedì 19 Marzo 2019 | 15:43

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Cinque pezzi facili + 1 Grande Mela

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Un fatto è certo: Gennaro Picinni è innamorato degli Stati Uniti sin da un passato oramai remoto. Già nel 1955, infatti, il maestro barese proponeva con i suoi quadri personalissime e illuminanti interpretazioni delle icone americane più significative. Poi, l’incontro entusiasmante con New York, la «Nuova Amsterdam»: un grande amore era sbocciato e la città veniva eletta fra le sue favorite per diventare ispirazione dei suoi dipinti. Non erano molte queste città predilette: naturalmente Bari e poi Venezia, Roma, Parigi e soprattutto la vecchia Amsterdam che appariva come un’anticipazione di quella che sarebbe divenuta la passione per la Nuova Amsterdam ovvero New York.

New York - affascinante sempre - con la sua celeberrima skyline, la Statua della Libertà, i magnifici ponti sospesi, il verde immenso di Central Park, gli innumerevoli musei, le prestigiose biblioteche, gli importanti centri culturali, le ampie strade piene di negozi alla moda che creano mode destinate a imporsi nel mondo. Ma è di sera che New York trionfa con Broadway e Times Square, con i tanti teatri, i ritrovi notturni, i suoi club jazzistici, immersi tutti nello sfolgorio di luci diffuse dai grattacieli che si stagliano nel buio. Ed è di sera, di notte, che la vita si fa più intensa ed è appunto la New York notturna che ha affascinato maggiormente Picinni fornendogli un’ispirazione incessante per i suoi quadri della Big Apple.

Il fascino del sogno americano si materializza nella rappresentazione della celebre bandiera a stelle e strisce che rimanda a Washington capitale, sebbene New York abbia conquistato il cuore del pittore nel rispetto della consuetudine che assegna a Washington il ruolo di capitale degli States e promuove New York capitale del mondo. Oggi Picinni rivisita la bandiera americana in una mostra nel palazzo Barone Ferrara a Bari (corso Vittorio Emanuele, 102/A, fino al 10 dicembre) che ha intitolato «Five Difficult Pieces» + 1 mutuando - spiega Giorgio Cegna nella sua interessante introduzione - il titolo del film Five Easy Pieces di Bob Rafelson, un film cult del 1970 che uscì in contemporanea al più celebrato Easy Rider. La parafrasi vuole porre in evidenza le difficoltà incontrate dall’artista nel «costruire», nel vero senso della parola, queste sue opere dominate dalla bandiera americana in varie interpretazioni pittoriche che la propongono incastonata in una serie di dettagli che rendono ogni opera unica nel suo genere.

La principale di queste interpretazioni di Picinni modifica le celebri stelle che rappresentano gli Stati confederati trasformandole nel simbolo del dollaro; e il dollaro ritorna poi come sigillo nei particolari di ogni quadro insieme con alcuni simboli di New York, la Big Apple riproposta anche in una ossessiva scansione della parola scritta «New York» insieme alle celebri yellow lines tipiche delle strade americane. La bandiera accostata al dollaro esprime la supremazia dell’economia e della finanza in America e nel contesto mondiale nonostante gli anni di crisi che stiamo vivendo soprattutto in Europa ma anche negli USA. Il singolare depliant illustrativo della mostra è corredato di alcune frasi che interpretano affermazioni celebri, sottolineando perciò anche un aspetto letterario dell’opera. Così, i Five Difficult Pieces» + 1 trovano una precisazione nell’affermazione «or: how I learned to stop worryng and love the American flag since 1955» - frase estrapolata dalla locandina del film di Stanley Kubrick Il Dottor Stranamore - Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, dove Picinni ha provocatoriamente sostituito «bomba» con «bandiera».

Un’altra importante citazione chiude il depliant: «For I love American Flag so well that I will not part with a $ & * of it - I will have it all mine». Questa volta il riferimento letterario è a Shakespeare, in particolare alla sua opera Enrico V, laddove il re si rivolge a Caterina di Francia: «Perché io amo la Francia al punto che non voglio staccarmi da un solo villaggio - la voglio tutta per me» e in questo caso la «Francia» è diventata la bandiera americana e il «solo villaggio» il simbolo del dollaro e delle stelle degli States.

La mostra è corredata anche da una quindicina di pannelli riproducenti scritti letterari che propongono racconti americani di Gennaro Picinni. Questi pannelli, aperti da uno dal simbolico titolo «La Légende $ du Dollar $», sono densi di scrittura contornata da splendide immagini tratte dai quadri del Maestro. Per la verità il titolo del Depliant illustrativo della mostra a me fa tornare alla mente «Le Lezioni Americane di Italo Calvino». Ricordate? I Six memos for the next millennium, le «sei proposte per il prossimo millennio» del grande scrittore italiano - che in realtà erano cinque + 1 perché l’ultima, quella della consistency, non fu mai scritta. Le altre erano la «Leggerezza», la «Rapidità», la «Esattezza», la «Visibilità» e la «Molteplicità».

Mi piace applicare gli insegnamenti calviniani alle opere di Picinni, che le ha ideate partendo dal millennio trascorso per poi realizzarle quasi tutte in quello che oramai ci appartiene - mi piace in quanto, pur letterarie, le proposte di Calvino posseggono un valore universale che può essere riferito a qualsiasi forma d’arte. «La leggerezza - scrive Calvino - per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso» - ed è appunto ciò che fa Picinni dipingendo le trasfigurazioni del vessillo americano, che pur nella precisione stilistica mai perdono il senso di leggerezza propria del simbolo: in particolare nel quadro «+1» del 1955, dove insieme ad altri simboli è presente una bandiera che sventola sulla tolda di una nave americana dove un marine balla salutando altre navi in arrivo.

Ancora Calvino a proposito di Rapidità: «Il tempo che scorre senza altro intento che lasciare che i sentimenti e i pensieri si sedimentino, maturino, si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera». Picinni con questi suoi cinque piccoli capolavori induce alla pazienza e alla tranquilla meditazione. A proposito di «Esattezza» il grande scrittore ligure si abbandona a un elogio del dettaglio che riguarda molto da vicino i quadri di Picinni nei quali il particolare trova una sua esaltazione nel complesso generale dell’immagine. Afferma Calvino: «E allora mi prende un’altra vertigine, quella del dettaglio del dettaglio del dettaglio, vengo risucchiato dall’infinitesimo, dall’infinitamente piccolo, come prima mi disperdevo nell’infinitamente vasto».

La «Visibilità» non ha bisogno di commenti perché i quadri del pittore pugliese ne sono il trionfo, anche se val la pena citare di nuovo Calvino che a questo proposito affermava: «l’immaginazione come strumento di conoscenza o come identificazione con l’anima del mondo». E Picinni è ricco proprio di una lieta immaginazione pittorica, come testimoniano le cinque diverse interpretazioni della bandiera americana.

La «Molteplicità» è praticata da Picinni che alla figura principale - l’interpretazione della bandiera - annette sempre una serie imponente di dettagli, di particolari che servono a rendere l’opera aperta quasi fosse un’enciclopedia. Appunto come racconta Calvino: «L’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che certamente contraddice il sostantivo enciclopedia nato etimologicamente dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo richiudendola in circolo». E con il metaforico ponte lanciato tra Calvino e Picinni termino la mia passeggiata fra i quadri del maestro barese, quadri che mi hanno guidato in un ideale viaggio negli States.

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