Martedì 26 Marzo 2019 | 00:49

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Con l’aereo solare il mondo cambierà

di Giorgio Nebbia
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Qualche lettore si sarà chiesto che fine abbia fatto quell’aereo solare di cui si era parlato in queste pagine nel luglio 2005. Ebbene oggi, nel luglio di cinque anni dopo, posso rispondere che l’aereo esiste e vola davvero. L’aereo «Solar Impulse», progettato e costruito per iniziativa di Bertrand Piccard, proprio il 7 luglio scorso ha volato per 26 ore consecutive, giorno e notte, alimentato soltanto con l’elettricità delle celle fotovoltaiche solari poste sulle sue grandi ali; di giorno, mentre il Sole ricaricava le batterie, è salito a oltre 8 mila metri e poi, con l’elettricità accumulata, ha continuato superando le 24 ore di permanenza in volo. Può sembrare una curiosità, ma non lo è e anzi può aprire le porte ad una nuova era nei trasporti senza-petrolio proprio come il volo dei fratelli Wilbur e Orville Wright: pochi metri sollevati da terra con un motore a benzina hanno segnato, «appena» un secolo fa, l’inizio dell’era dei trasporti aerei. 

LE INNOVAZIONI E LE CONSEGUENZE - Gli aspetti nuovi dell’aereo solare sono vari. Intanto esso rappresenta un passo avanti nell’uso dell’energia solare nel settore dei trasporti, il più petrolio-dipendente. Anche l’auto elettrica funziona con l’elettricità ottenuta da batterie ricaricate con l’elettricità, prodotta da centrali termoelettriche tradizionali che «consumano» prodotti petroliferi o carbone o gas naturale. Con le auto elettriche, insomma, l’inquinamento si sposta dalle città - esse immettono nell’aria meno gas nocivi - alle località in cui sono insediate le centrali termoelettriche inquinanti. I motori elettrici sono vincolati a terra, all’accesso di ricariche delle batterie. Da tale vincolo è libero l’aereo solare che utilizza una fonte di energia, il Sole, disponibile proprio nello spazio. Il «Solar Impulse» è il risultato di molte innovazioni tecnico-scientifiche che promettono ricadute in molti altri campi. Prima di tutto ha richiesto innovazioni nel campo dell’aerodinamica perché il suo basso peso (appena 1600 chili) è stato reso possibile dall’uso di materiali da costruzione a base di fibre di carbonio, quelle che offrono maggiore resistenza a parità di peso. Un secondo campo riguarda la scelta di celle fotovoltaiche capaci di produrre la massima quantità di elettricità per unità di superficie. L’aereo era dotato di 12.000 celle fotovoltaiche poste sulle sottili ali, lunghe oltre 60 metri, e sul timone posteriore di quota, per una superficie complessiva di circa 200 metri quadrati. Anche per le celle fotovoltaiche hanno dovuto essere introdotti speciali accorgimenti e usati nuovi materiali, alcuni messi a punto anche da industrie italiane. 

La vera importante innovazione del «Solar Impulse» sta nelle speciali batterie al litio-polimero che, ricaricate con l’energia solare di giorno, hanno permesso di azionare i motori ad elica con cui il volo ha potuto proseguire di notte. Le batterie al litio-polimero hanno basso peso e grande capacità di accumulo dell’energia, già utilizzate in molti dispositivi elettronici e elettrodomestici come computer, telefoni cellulari, grazie anche all’aggiunta di ossidi di terre rare. Il litio, la cui produzione è oggi di fatto un quasi monopolio di Bolivia, Cile e Argentina, e le terre rare, che oggi sono prodotte soltanto in Cina, potrebbero essere le nuove prime materie strategiche che potrebbero sostituire in parte il petrolio nelle automobili elettriche e, domani, forse, negli aerei solari del futuro. Le batterie hanno dovuto essere perfezionate per farle funzionare fino a 50° sotto zero, che l’aereo ha incontrato a 8 mila metri di altezza. A mano a mano che diminuiva la radiazione solare e durante la notte le batterie sono state in grado di alimentare quattro motori a elica da circa 6 chilowatt, più o meno la stessa potenza del motore dei fratelli Wright. 

CHI È IL VERO PIONIERE - L’aereo solare aveva un solo pilota in una cabina non pressurizzata; è partito da terra alla velocità di circa 35 km all’ora e ha tenuto una velocità di crociera di circa 70 km all’ora. Piccard appartiene ad una famiglia di pionieri. È nipote di Auguste Piccard (1884-1962) che nel 1932 aveva stabilito il primato di altezza (17.000 metri) a bordo di un pallone. Il padre di Bertrand, Jacques Piccard (1922-2008) nel 1953 aveva costruito, in collaborazione con cantieri italiani, il batiscafo «Trieste», un sottomarino abitato capace di esplorare le profondità marine; dopo varie immersioni, nel 1960 aveva stabilito il primato di profondità raggiungendo 11.000 metri nella fossa delle Marianne, nel Pac ifico. Lo stesso Bertrand Piccard ha effettuato nel 1999 il giro del mondo in pallone senza scalo e adesso, con il «Solar Impulse», progetta il giro del mondo in una ventina di giorni, con varie tappe. Siamo forse alle soglie di una svolta che richiede non tanto soldi, quanto coraggio. Passo ai nostri giovani studiosi la massima: «Il pioniere non è quello che ha successo, ma che non ha avuto paura dell’insuccesso».

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