Martedì 07 Aprile 2026 | 14:59

La troppa tecnologia a scuola è un abbraccio mortale

La troppa tecnologia a scuola è un abbraccio mortale

La troppa tecnologia a scuola è un abbraccio mortale

 
Loredana Perla

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Loredana Perla

La troppa tecnologia a scuola è un abbraccio mortale

All’inizio nessuno credeva che il calo statistico evidenziato negli apprendimenti di lettura, matematica e scienze dei bambini svedesi sarebbe durato tanto a lungo. E invece sì.

Martedì 07 Aprile 2026, 13:05

All’inizio nessuno credeva che il calo statistico evidenziato negli apprendimenti di lettura, matematica e scienze dei bambini svedesi sarebbe durato tanto a lungo. E invece sì. Misurati dal 2000 al 2012, dopo una parziale ripresa tra il 2012 e il 2018, gli apprendimenti scolastici degli studenti della Svezia (che aveva abbracciato nella scuola in modo radicale la rivoluzione ed-tech sin dall’alba del 2000) sono tornati a calare nel 2022. Il test PIRLS ha certificato l’allarme di un peggioramento avvenuto in un arco di tempo troppo breve. E così la Svezia ha deciso un’inversione a U rispetto alle riforme sulla digitalizzazione delle aule. Il Paese modello di scuola onlife nel mondo, classi senza carta, un dispositivo per studente, piattaforme per compiti e verifiche, coding obbligatorio, ha riportato in aula carta e penna, libri di testo sfogliabili, scrittura a mano. Quest’ultima addirittura reintrodotta come disciplina obbligatoria nelle classi elementari. E specificando che nelle scuole dell’infanzia, per i bambini sotto i due anni, devono essere usati esclusivamente strumenti analogici come libri e materiali tattili. Queste modifiche sono entrate in vigore il primo luglio 2025. E in Italia? In Italia il Ministero dell’Istruzione e del Merito, grazie al suo ministro, Giuseppe Valditara, è arrivato prima della Svezia a capire che la strada della digitalizzazione senza una base scientifica adeguata di conferme non poteva essere intrapresa. Che gli strumenti digitali sono utili, ma che devono essere combinati anzitutto con la scrittura a mano e corsiva, la grammatica e la lettura tradizionale ad alta voce. Entrate a caratteri cubitali nei nuovi programmi scolastici.

Sempre più numerosi studi neuroscientifici danno ragione a tali scelte. La lettura su schermo, soprattutto su dispositivi retroilluminati, aumenta l’affaticamento visivo e riduce la capacità di concentrazione. La lettura su carta, invece, favorisce una maggiore comprensione del testo, una migliore memorizzazione e un coinvolgimento più profondo. E tablet e smartphone sono distrattori micidiali del desiderio di interazione sociale: riducono la spinta dei preadolescenti a instaurare relazioni con i compagni.

Lo schermo del telefonino, come si diceva un tempo della televisione, è diventato la caverna platonica dove passano ombre, immagini, falsità che gli studenti devono essere capaci di distinguere grazie a una scuola che insegni loro – e bene - come si fa. Per altro verso la lettura e la scrittura digitale possono essere vantaggiose per i ragazzi con dislessia. Il punto non è scegliere una tecnologia o rifiutarne un’altra, ma imparare a dosarla con saggezza in risposta alle esigenze di ciascuno studente. Studiando modelli educativi ibridi in cui strumenti digitali e metodi tradizionali si integrino virtuosamente. Perché la tecnologia non è mai neutra. E il modo in cui viene introdotta è spesso determinante nel farla diventare uno strumento di apprendimento o una fonte di distrazione.

La parola d’ordine è, dunque, per tutte le scuole italiane, uso bilanciato di ed-tech senza abbracci radicali ma, anzi, con qualche fisiologico divieto. È anche questo l’obiettivo della nuova misura varata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per finanziare azioni di formazione agli insegnanti sugli aspetti connessi con la regolamentazione e le disposizioni di utilizzo dell’IA all’interno delle scuole, in attuazione delle Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale, già varate dal MIM. Le scuole hanno tempo per candidarsi fino al 17 aprile.

Vi ricordate quante polemiche inutili accompagnarono due anni fa la stretta sugli smartphone nelle classi da parte del ministro Valditara? L’Italia ha il merito di aver detto ad alta voce qualcosa che molti sapevano ma faticavano ad ammettere: che la velocità dell’innovazione non è necessariamente una virtù. E, dunque, cari obiettori, prima di parlare, studiate.

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