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Iniezioni indietro tutta per i figli di un dio minore

Il virus non aspetta i tempi della magistratura, non rispetta i semafori e non conosce crisi. La nostra crisi, per intenderci

Iniezioni indietro tutta per i figli di un dio minore

Avevamo brindato al nuovo anno nutrendo una fiducia sconfinata nel futuro: dopo il danno del 2020, adesso si profila però la beffa del 2021. Primo perché alla grande ondata Covid dell’anno scorso ne sono seguite altre due più subdole e insidiose; e poi perché perdura ormai da quasi sei mesi il giochino della ripresa, delle riaperture possibili e del semaforo giallo, arancione o rosso tra le regioni. Costretti sulle montagne russe dei verdetti sanitari, di settimana in settimana restiamo col fiato sospeso in attesa di conoscere le maglie di questo «stato di polizia» in nome della salute.

Il vocabolario della pandemia ha prodotto negli ultimi giorni un’altra espressione beffarda: il «rischio ragionato». Starebbe per «calcolato», ma vuol dire di più, molto di più: vuol dire che su quel rischio per la salute pubblica si è discusso e ci si è confrontati in sede scientifica, economica e politica. Certo, la pressione della piazza eccita il ragionamento, ma i dati scientifici restano il faro di ogni decisione. Così è e non si discute.
Bene. Allora procediamo così? Sì, però, forse sì, anzi no. Questo schema bilancia infatti i numeri dei contagi e la disponibilità dei posti-letto negli ospedali con il numero delle dosi di vaccino inoculate. Allora acceleriamo la campagna vaccinale, è stato detto.

E così si sono spalancate le porte della nuova speranza per la riconquista di una normalità che non sarà più come quella di prima e che comunque sarà meglio di quella di oggi. Ma qui è scattata l’altra beffa: i vaccini e i problemi connessi sotto il profilo sanitario e dal punto di vista logistico.

Riepiloghiamo. In principio i vaccini non arrivavano. Poi sono arrivati ma in quantità inferiore rispetto ai patti commerciali con i produttori. Poi le aziende produttrici hanno fatto finta di fare i turni di notte ed hanno lasciato sbarcare le fiale tanto sospirate. Poi di nuovo un altro stop, questa volta per gli effetti collaterali del vaccino sulla salute. Benché già validati dagli organismi di sorveglianza farmacologica a livello continentale e nazionale, gli effetti collaterali di taluni di questi vaccini hanno comportato la sospensione delle somministrazioni e quindi un rallentamento della campagna vaccinale. Poi gli scienziati hanno dimostrato che il rischio anche qui è «ragionato» e quindi si è ricominciato a spron battuto; frattanto, c’erano le fiale ma non si trovavano i posti più idonei per procedere. Nuovo stop e poi nuovo slancio quando si sono attrezzati gli spazi necessari nei palazzetti dello sport, nelle fiere, nei mercati, nelle piazze, sotto le tende. Poi di nuovo fermi tutti: mancavano i medici per le iniezioni, e sono passati altri quindici giorni fin quando è stato possibile arruolare non solo i medici di base ma anche quelli volontari, che sin dal primo momento si erano dichiarati pronti a intervenire ma erano stati messi da parte chissà perché. Tutto bene, allora? Tutto bene quel che finisce bene? Ovviamente no: la giostra ha ricominciato il suo giro: le dosi sono finite, bisogna aspettare il nuovo carico...

A questo non vogliamo aggiungere lo scandalo pruriginoso dei «furbetti» che si sono fatti vaccinare saltando la fila; preferiamo non addentrarci nell’odioso spettro dei badanti - anzi, scusate: in italiano si chiamano «caregiver» - maltrattati o misconosciuti, o al contrario beneficiari di parentele acquisite all’ultimo momento. Lasciamo perdere lo squallore di tante situazioni che hanno già richiamato l’attenzione della magistratura e soprattutto l’indignazione delle persone perbene. Sorvoliamo pure sul balletto delle ordinanze regionali a ripetizione, firmate di notte e poi smentite di giorno, di cui ovviamente hanno colpa quelli che le hanno pubblicate e non coloro i quali le hanno firmate: va così, ma fa niente.

Mettiamo da parte tutto questo, e quindi ci chiediamo: perché ancora non possiamo usufruire del vaccino? Perché questa settimana dobbiamo fermarci di nuovo? Perché le fiale sono finite mentre il piano nazionale della ripartizione tra regioni ne aveva pianificato con lucida e «ragionata» precisione sia i tempi sia le modalità della distribuzione? Dove altro non funziona la macchina organizzativa? Ditecelo, per favore, in maniera lucida e «ragionata», perché la beffa brucia più del danno e perché il Covid continua a mietere vittime.

Quali sono i criteri adottati in sede nazionale per la consegna programmata delle fiale? Per area geografica? Per densità abitativa nei territori? Per simpatia o peso elettorale? Sappiamo che così non è. E quindi: perché non arrivano i vaccini, tanto che in questa settimana, qui in Puglia, per almeno due giorni dobbiamo di nuovo fermare la macchina e aspettare? Ditecelo per favore, perché non vogliamo sentirci figli di un dio minore e perché il virus non aspetta i tempi della magistratura, non rispetta i semafori e non conosce crisi. La nostra crisi, per intenderci.

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