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La gestione dei bandi del Psr 2014-2020 è sotto gli occhi di tutti e rende la Puglia fanalino di coda per quantità di risorse europee erogate

agricoltura

Il fatto che pure la criminalità organizzata foggiana avesse individuato nei fondi europei per l’agricoltura un comodo canale di finanziamento è, probabilmente, solo una coincidenza.

Anzi, i clan stavolta sono arrivati buoni ultimi al banchetto. Nel senso che il Programma di sviluppo rurale è un gigante da un miliardo e mezzo che si regge sui piedi di argilla di un sistema opaco e fallimentare, una melma in cui gli operatori onesti sono costretti a nuotare insieme a faccendieri, lobbisti e dopolavoristi: una macchina autoreferenziale (votata ai finanziamenti più che agli investimenti) che si regge proprio per mettere le mani su quella montagna di denaro. Soldi che la Regione negli ultimi anni ha ampiamente dimostrato di non saper gestire.

Non è un segreto che l’agricoltura si regga soprattutto sui contributi pubblici. Proprio per non far venire a galla la grande truffa della “condizionalità” (i soldi che l’Europa concede ai proprietari dei suoli incolti purché effettuino le operazioni di manutenzione), in Puglia una decina di anni fa si decise di tenere sottotraccia il nascente problema della Xylella: diversamente si sarebbe dovuto spiegare perché un insettino era libero di banchettare tra campi di ulivi che in teoria avrebbero dovuto essere ripuliti dalle erbacce.

Chi si chiede perché ogni volta che si parla di Psr le polemiche sono così aspre, deve sapere che con quei soldi vivono tutti: le imprese (che dovrebbero usarli per investire, innovarsi e ingrandirsi) ma anche un esercito di consulenti, di associazioni, di centri di interesse piccoli e grandi che danno vita a guerre per bande capaci di condizionare la politica, soprattutto in periodo elettorale.

Gli agricoltori sono tanti (e votano), le loro organizzazioni sono ricche e - abitualmente - quando si tratta di decidere come spartirsi il denaro pubblico risultano sempre in prima fila: anche perché a loro direttamente spetta una fetta non piccola dell’intero Programma.

Per gestire un miliardo e mezzo di euro serve ovviamente una struttura. Servono agronomi, servono legali, serve visione. E non guasterebbe l’assenza di interessi personali: non si possono firmare gli atti pubblici la mattina e i progetti per le imprese al pomeriggio, nella certezza che chi dovrebbe controllare girerà la testa dall’altra parte. Questo può avvenire anche perché chi cura l’istruttoria dei progetti è preso a contratto, attraverso la short list del politico di turno.

La gestione dei bandi del Psr 2014-2020, che hanno rappresentato la battuta d’arresto della prima giunta Emiliano, è sotto gli occhi di tutti e rende la Puglia fanalino di coda per quantità di risorse europee erogate. Va certamente nella direzione giusta il tentativo del nuovo assessore Donato Pentassuglia, che sta provando a rimettere insieme i cocci e oggi annuncia su questo giornale che ripristinerà la legalità, cancellando la strampalata circolare con cui questa estate è stata posticipata la verifica del Durc. Vedremo, adesso, chi avrà il coraggio di opporsi al rispetto delle norme.

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