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Vademecum per la ripresa: ripartire dall’imprenditore

Alcune considerazioni su ciò che potrà o dovrà avvenire cioè quando si comincerà a rivedere la luce dopo il buio della pandemia

Vademecum per la ripresa ripartire dall’imprenditore

In un suo instant book in corso di pubblicazione, Marco Vitale propone alcune sagge e importanti considerazioni su ciò che potrà o dovrà avvenire al di là del tunnel, cioè quando si comincerà a rivedere la luce dopo il buio della pandemia.

Vitale è un economista serio che mai si è fatto fuorviare dalla fata morgana di utopiche, ingannevoli teorie apparentemente razionali ma irrealizzabili nella pratica. Infatti, si è prevalentemente dedicato alla consulenza imprenditoriale caratterizzata dalla concretezza del pervenire a risultati tangibili, immediatamente verificabili, sui quali assumere le proprie responsabilità.

Per il sistema-Italia l’economista lombardo propone di abbandonare le visioni esclusivamente congiunturali tornando a operare in termini strutturali sul medio e lungo termine, evitando i ragionamenti riferiti solo ai grandi aggregati (PIL), i cui risultati sono di per sé spesso di dubbia determinazione così che nessun politico possa poi essere ritenuto responsabile dei ricorrenti insuccessi. È invece indispensabile focalizzare l’attenzione sulla struttura imprenditoriale italiana “la nostra forza e la nostra speranza” che “rappresenta la parte più solida, matura, civile, resiliente del Paese produttivo”, ed evitare piani generali dettati dai politici per non tornare a un iniquo statalismo che già nel passato ha ampiamente dimostrato i propri limiti e fallimenti (e non solo in Italia). Discute, Vitali, anche su possibili soluzioni al problema del turismo, grave nodo per l’Italia del futuro (e in particolare, per la nostra Puglia). Per il dopo coronavirus propone anche l’ipotesi di un «prestito per la ricostruzione del Paese» con un impegno massimo di assecondare una politica europea.

Quelle di Marco Vitale sono proposte semplici, immediate, di buon senso e dovrebbero essere anche di facile attuazione politica se non esistessero reali ostacoli alla loro messa in pratica. Il Cancelliere inglese Francis Bacon (1561-1626) ebbe una vita politica intensa, accomunata a un’indagine filosofica che lo portò ad affermare il metodo sperimentale esposto nella sua opera Novum Organum. In essa Bacon, per affrontare la pars costruens di carattere propositivo, si sofferma preliminarmente su di una pars destruens dove cerca di eliminare gli idola preesistenti, ovvero quella pletora di pregiudizi, vere “piaghe bibliche” così definite da Marco Vitale che le ritiene tanto congenite da “rifiutare ogni e qualsiasi insegnamento” di carattere innovativo.

Oggi in Italia andrebbe innanzitutto rimossa l’attuale negativa immagine attribuita all’imprenditore, riesaminandola e rivalutandola perché è proprio l’imprenditore il protagonista più importante dell’economia, la figura in grado di generare occupazione reale, benessere, ricchezza da distribuire. L’imprenditore rappresenta anche l’esaltazione della meritocrazia individuale e della capacità di assumere responsabilità alle quali rispondere personalmente. Come ogni istituzione umana, la classe imprenditoriale può certamente essere contaminata da soggetti interessati prevalentemente al proprio tornaconto personale, ma si tratta pur sempre di minoranze da contrastare mentre invece oggi vengono esaltate per affermare utopici egualitarismi contrari alla meritocrazia, svilendo proprio la figura dell’imprenditore al punto di ignorarla nei programmi di sviluppo economico. Questo ha determinato, in particolare fra i giovani, un gravissimo disinteresse proprio per l’attività imprenditoriale.

Il ruolo dell’imprenditore va dunque assolutamente rivalutato affinché possa tornare a essere considerato un leader carismatico a cui ispirarsi, riproponendolo come indispensabile istituzione per creare benessere nella società che verrà.

L’iniziativa e l’immaginazione creativa imprenditoriale sarà in grado, anche, di affrontare positivamente il nodo del turismo (come del resto è già accaduto nel passato per la Puglia trasformata in regione leader nel turismo mondiale ante coronavirus), mentre - a proposito di Idola da modificare – il governo dovrebbe finalmente dare una sveglia alle nostre sonnolente ambasciate con i relativi Istituti Italiani di Cultura, sovente del tutto inutili, affinché esaltino l’Italia e le sue bellezze artistiche e culturali, davvero uniche, attraverso adeguate campagne promozionali nei vari paesi del mondo, prendendo esempio dalle nazioni europee nostre vicine su come sanno brillantemente promuovere il loro afflusso turistico.

Va anche ridimensionato lo straripante buonismo italico che rischia di diventare soltanto un vacuo Idola per la ricerca di consensi da parte dei politici, così come sta accadendo con i diffusi cori di gratitudine per gli aiuti umanitari promessi da Cina, Russia e Cuba - paesi chiaramente non a favore del mondo occidentale - senza che nessuno si domandi se non si tratti di aiuti strumentali per impostare sul nostro territorio - facile via di accesso a un’Europa che certo non brilla per una sua chiara identità politica - inquietanti egemonie dall’incerto sviluppo democratico.

I cittadini italiani hanno dimostrato di essere un popolo “ricco di problemi ma anche di competenze e umanità” – un popolo che nel momento del pericolo ha saputo nel suo insieme sacrificarsi certo non sotto il segno dell’ormai abusata, banale parola «paese», bensì riconoscendosi nella comune «patria» e cioè nella «nazione» Italia, ben simboleggiata dalla bandiera tricolore. Parole queste - patria, nazione, bandiera tricolore – oggi tornate di moda nonostante i pretestuosi proclami delle sinistre tesi a cancellarle dal nostro lessico.

Sarebbe doveroso tornare a onorare quegli antichi valori legati alle nostre radici storiche e al concetto di «patria» posto in essere sin dal 13°secolo da Dante Alighieri (1265-1321) del quale ricorderemo l’anno prossimo l’anniversario della scomparsa. L’Italia di Dante esprime le nostre vere radici nazionali, rivenienti dall’impero romano, molto più antiche di quelle di altre nazioni europee quali Francia e Germania, le quali hanno avuto solo il vantaggio di consolidare formalmente prima di noi il concetto di stato-nazione a cui i loro cittadini sono oggi fortemente legati.

Vitale afferma che “L’Europa esiste” ed è certamente vero, ma non è sopportabile quella che oggi viviamo: una Unione Europea strano aggregato di nazionalismi propositori di un apparato super burocratico fortemente prolificato e autoreferente, generatore di una dicotomia sud-nord (imposta in particolare da Olanda e Germania) che sembra essere stata mutuata dal peggio di quanto la politica italiana abbia saputo immaginare.

Questo tipo di Europa è uno degli Idola da abbattere per poterla ricostruire sulla base di semplicità contro smaccata burocrazia e di responsabilità riguardo ai doveri prima che ai diritti, e ciò rievocando le concezioni dei padri fondatori che iniziarono con la CECA, cioè con una confederazione di Stati europei uniti per coordinare interessi di mercato da estendere poi, in ordine di priorità, a fattori economici, finanziari, monetari ma sempre nel rispetto delle singole sovranità nazionali (e a questo proposito forse andrebbe riletta la lezione di Carlo Cattaneo).

Purtroppo, anche i politici attuali sarebbero idola da cambiare - ma con chi? Data la «desertificazione» che attualmente caratterizza l’ambito politico abituato a pensare soltanto all’oggi secondo un concetto di provvisorietà purtroppo incentivato anche dalle dirompenti innovazioni digitali. Andrebbe invece riproposta l’idea di «governo politico» inteso come guida del popolo e non come diffusa sottomissione accompagnata da promesse utopiche al fine di ottenere voti per raggiungere e conservare il potere.

Sarebbe poi importante ritornare a pensare più seriamente all’educazione dei giovani sui quali è ancora possibile influire così da abituarli a ragionare su valori, doveri, responsabilità essenziali alla comune esistenza. Soprattutto andrebbe sradicato il drammatico Idola di un’assillante burocrazia troppo corteggiata dalla politica al fine di farne una propria alleata per realizzare personali specifici interessi attraverso una pletora di leggi incomprensibili e fra loro spesso contrastanti - molte delle quali del tutto inutili.

Ci troviamo amaramente ad auspicare ancora che sia l’usuale «miracolo» italiano a far superare gli Idola nefasti che possono ostacolare le concrete proposte di Marco Vitale, consentendo così di trovare percorsi di reale fattibilità affinché non assumano ancora una volta l’aspetto di einaudiane Prediche Inutili!

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