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Abbattiamo il muro che condanna l’Italia

Occorre abbattare Il divario fra Nord e Sud d’Italia, il pregiudizio secondo il quale con i meridionali non c’è più niente da fare

Muro di Berlino, quel tunnel di 126 scavato da un ragazzo di Vieste

Ah, ma allora si può. Lo sapevamo qual è il Muro più resistente al mondo? Al momento della caduta di quello di Berlino (1989), ce n’erano 15 da un continente all’altro. Oggi sono settanta. Ma ce n’è uno che batte tutti i record di durata, sopravvivendo da 159 anni. È quello fra Nord e Sud d’Italia. Più precisamente è quello del pregiudizio, secondo il quale con questi meridionali non c’è più niente da fare. Ma siccome quando si è riunificata la Germania nessuno ha parlato di indole o carattere o inferiorità dei tedeschi orientali per dire «non si può», lì il divario si è di molto ridotto, da noi aumenta. Così l’attuale Paese più ricco d’Europa è la dimostrazione che lo scandalo italiano ai danni del Sud è frutto di una discriminazione storica

Un boomerang per l’Italia che, pur di non far crescere il Sud, non cresce neanch’essa. Mentre è proprio il Sud a poterla far diventare un’altra Germania. Ricchezza meglio distribuita che diventa ricchezza generale.
Sono passati 31 anni da quella magica serata. Da allora in poi si è dimostrato il contrario di quanto si afferma in Italia. Avvicinare due territori diversamente sviluppati non solo è possibile, ma è possibile anche in tempi non biblici. Perché in economia non esistono situazioni irrecuperabili, e meno che mai lo è quella del nostro Sud. Irrecuperabile diventa se non ci sono le intenzioni. E se si ritiene che basta puntare sulla parte più forte del Paese, perché anche quella più debole ne abbia briciole. Infatti l’Italia è il Paese sviluppato che meno cresce. Che ha il secondo motore al Sud ma lo tiene spento.

Dice: con tutti i soldi della Cassa per il Mezzogiorno. Ma servono le cifre per smentire menzogne e diffamatori. La Germania ha speso all’Est 2 mila miliardi di euro in poco meno di 30 anni. Con la Cassa in Italia si sono spesi 350 miliardi di euro in 60 anni. Quasi sei volte meno. Eppure nella fase iniziale, quella dei grandi investimenti, il Sud è cresciuto come mai nella sua storia. In alcuni momenti è cresciuto più del Nord, che ha fatto crescere anche con la sua emigrazione. Il miracolo economico italiano di allora, l’Oscar della stabilità della lira, fu in buona parte una somma: quella fra la crescita del Sud e l’apporto meridionale alla crescita del Nord (cui andarono molti dei soldi del Sud grazie ai lavori assegnati alle loro imprese, anche se meno che mai si vuole ammetterlo).

Con una decisione clamorosa ma lungimirante, in Germania il cancelliere Kohl decise di dare al molto più debole marco dell’Est lo stesso valore (cioè potere d’acquisto) di quello forte dell’Ovest. Al momento dell’Unità italiana avvenne la stessa cosa, ma al contrario: fu la lira cartacea piemontese ad attribuirsi lo stesso valore del ducato duo-siciliano, molto più forte non foss’altro perché era una moneta in oro e argento (ma richiamare questo particolare ormai acclarato significa essere tacciati automaticamente di neoborbonico). Kohl fece però anche altro. Impose la <Solidari>, tassa di scopo del 5,5 per cento su tutti i cittadini tedeschi, che sarà abolita totalmente solo l’anno prossimo (2021).

Ma in quel 1991 in cui tutto iniziava (e continua) da loro, in Italia si azzerava ogni intervento dello Stato al Sud. Certo la seconda fase della Cassa non fu come la prima, e per decisione dello Stato essendo nate le nefaste Regioni solo nel 1970. Dai benedetti investimenti si passò all’assistenza perché il Sud potesse consumare (soprattutto prodotti del Nord) e ringraziare col voto. Il famoso <Patto Scellerato>. Da allora il Sud è andato indietro fino all’attuale divario superiore al cinquanta per cento. Mentre in Germania, dove pure non si è risolto del tutto il problema, il divario non supera il 20 per cento. Allora si può?
Si può se si investe perché avvenga. Invece in Italia nel 2001 si inventa il federalismo il cui esito è stato finora una maggiore tassazione (soprattutto al Sud) e una crescente spesa pubblica. E dal 2009, quando quel federalismo si doveva correggere per ammissione dello stesso nord-leghista Calderoli, che si fa? Si continua a privilegiare di spesa pubblica il Nord perché così si era sempre fatto, come ammesso con faccia non si sa se più di bronzo o da schiaffi. E il Sud perde 61 miliardi l’anno non di assistenza, ma di investimenti, quelli che appunto portarono negli anni ‘50 e ‘60 al miracolo economico italiano (e meridionale).

Imparare dagli altri per fare meglio. La causa dell’incompleto sviluppo del Sud è la stessa causa della risicata crescita italiana. Le politiche dei figli e figliastri che non solo impediscono ma evitano di superare il divario fra le due parti del Paese. Ma se si dice che è incapace il Sud, non si sa quanto possa definirsi capace un’Italia che è sempre l’ultima fra le prime. Si sogna (e si invidia) la Germania. Abbattete quel Muro e il Sud ve la darà.

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