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Figli lontani, mamme e papà pronti ad andarsene anch’essi. È nata al Sud una nuova famiglia: una famiglia per corrispondenza. Quella che si parla solo attraverso le videochiamate o skype. Quella che si frantuma per l’Italia (o per il mondo) tra fuga dei figli e sempre più numerosi genitori che prima o poi li vanno a raggiungere. E se finora il Sud ha perso tanti abitanti come se fossero sparite due città come Bari e Taranto, ora vede tanti suoi paesini nei quali sono rimasti solo i vecchi che non sono potuti partire. E che non sanno a chi parlare, a chi trasmettere lo spirito del luogo. A chi raccontare. Una trasformazione antropologica che non si misura solo coi numeri. Un vuoto.

Ha scritto un’anziana pensionata: abitiamo in un paese del Foggiano e siamo nonni di un maschietto e una femminuccia che abitano con mia figlia in Lombardia. Ho altri due figli fuori, ma perlomeno in Italia, non all’estero. Hanno tutti studiato per assicurarsi un futuro, ma alla nostra terra non è stata data la possibilità di offrirglielo. Ci mandiamo WhatsApp, una videochiamata quando è possibile perché loro arrivano stanchi la sera. I nipotini ci salutano e sorridono, dicono ciao nonna e si aspettano che li prendiamo in braccio. E poi, si sa, si fa presto a diventare estranei se non si sta insieme, se non li porti alle giostre. Rischiamo di diventare gli unici nonni che non vanno ad accompagnarli all’asilo. Poi avranno tante distrazioni per dimenticare. E noi per essere dimenticati.

È possibile che anche la pensionata del Foggiano poi lasci il Sud per andare da loro, non è vita ritrovarsi solo a Natale e l’estate. È amaro non vederli crescere giorno per giorno. Ma nessun anziano vorrebbe mai essere sradicato. Non vogliono neanche lasciare la propria casa perché gli dà la sicurezza dell’abitudine. Ma se da un paese vanno via prima i giovani e poi gli anziani, non sarà solo quel paese a non sopravvivere. Sarà tutto il Sud a morire.
Una settimana fa si è tenuta a Palermo una grande manifestazione contro l’emigrazione dal Sud. Diceva un cartello: «Cu resta arrinesci». Alla testa del movimento un sacerdote, padre Antonio Garau. Sono arrivati da decine di Comuni. Hanno detto che avrebbero voluto vederli da tutto il Sud. E non hanno risparmiato nemmeno papa Francesco: non ricordiamo un solo suo intervento sulla situazione meridionale. Lamentava un manifesto: il disordine e la crisi dei valori sono causati principalmente dalla mancanza di lavoro per i nostri giovani che si sentono messi da parte.

Ma è tanto lontano quel 1968 del mondo da cambiare. Ora non vogliono cambiare niente, memori forse che poi sarebbe il mondo a cambiare loro. Oggi partono e basta. E nessuno si è occupato di loro quanto ossessivamente si parla dei loro coetanei che arrivano sui barconi. Silenzio. Una generazione di invisibili, è stata definita. Col treno dal Sud che diventa un obbligo, non una scelta. Diventa addirittura un valore, in assenza di altri. E con una vita segnata dal «fuitevenne» di Eduardo De Filippo verso il quale non guardano neanche più come una sconfitta, ma una normalità. E del resto, non si sa che i giovani hanno i «piedi leggeri»? Sempre più abituati a considerare il mondo come casa loro. Dovrebbero però avere anche le «ali tornanti» che non riescono ad avere.

Così non una loro protesta di piazza, se non fosse qualcuna per l’ambiente. E con la disillusione per le altre, da quella contro le mafie ma dopo l’ennesimo sangue versato, a quella puntuale come una sentenza per la scuola e il diritto allo studio che resta negato. La Banca d’Italia ha certificato che l’anno scorso il tasso di attività fra i 15 e i 24 anni è ulteriormente sceso, cioè ancora meno lavoro, se non i lavoretti coi quali si vanno a schiantare con le biciclette per la pizza a domicilio. Tasso cresciuto solo per gli adulti, magari con l’inganno dell’aumento dei posti ma con la drastica riduzione delle ore lavorate. E non risulta che la tanto difesa Quota Cento per i pensionati stia lasciando spazio per sostituirli. E quanto al Reddito di cittadinanza, pochissimi giovani lo hanno richiesto al Sud, avessero dovuto perdere anche il contrattino che comunque, finché c’è, sopravvivenza è.
Né, diciamolo, c’è chi badi molto al voto, di questi giovani. Disincantati verso la capacità e la voglia della politica di occuparsi di loro se non con palliativi che specie al Sud tali rimangono. Finché non si capirà che l’Italia muore nello stesso Sud dal quale potrebbe ripartire. Ma quando vanno fuori, magari facendosi un giorno una famiglia come quella che continua a mandargli soldi, avranno bisogno di una mano per i figli. Non possono pagarsi la baby sitter. E i vecchi sono rimasti a casa con tanta nostalgia di loro. Ma ora cominciano a seguirli, fanno gli emigranti fuori tempo. Così si chiude un cerchio che lascia al Sud un deserto chiamato destino

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