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Bari è tra le dieci mete più importanti del turismo europeo. Firmato Lonely Planet, la prestigiosa rivista di settore, i cui esperti suggeriscono di visitare e godere delle bellezze del capoluogo pugliese, tanto da inserirlo nella top ten continentale targata 2019. Ebbene, la città di San Nicola occupa il quinto posto assoluto in graduatoria preceduta dai selvaggi boschi della Slovacchia, dalla magia di Madrid e dalle suggestioni della costa artica islandese, ma precedendo gli scenari immaginifici dello Shetland in Scozia, la città di Lione in Francia e il pittoresco Liechtenstein.

Un’escalation, quella barese assolutamente inimmaginabile se si pensa ai tristi fasti di «scippolandia» degli Anni Novanta oppure ai consigli di alcune riviste specializzate inglesi che ad inizio millennio sconsigliavano di recarsi nella capitale pugliese in quanto «città di mafia», mentre altri la classificavano, a torto o a ragione, come la città dell’ecomostro. Che non c'è più.
Toccato il fondo, la città ha avuto il coraggio e la forza di risalire, affidandosi ad azioni concrete e scelte audaci a volte finite nell’immancabile tourbillon di critiche e polemiche.

In realtà ad inizio Duemila la riapertura post riqualificazione della città vecchia aveva dato un primo impulso al cambio di rotta decisivo, permettendo innanzitutto ai baresi di rimpossessarsi del cuore pulsante cittadino fino ad allora off limit.

Espugnata Bari vecchia, l’allora amministrazione Di Cagno Abbrescia ha poi avviato il percorso burocratico per ottenere il riconoscimento di città turistica, uno status che fa ancora discutere (e sul quale c’è ancora tanto da fare), che però col passare degli anni ha messo in minoranza i contestatori. Quindi, con l’avvento delle amministrazioni Emiliano e Vendola, l’ulteriore, decisivo, salto di qualità, mentre terminal crociere ed aeroporto di Palese, sono messi nelle condizioni di essere il fulcro di una nuova visione, tanto da scalare piano piano le classifiche nazionali ed internazionali in termini di presenze ed efficienza dei servizi, frutto di interventi ed investimenti mirati ad aumentare appeal, offerte e destinazioni. Non è un caso che in pochi anni Bari e la Puglia siano connesse in poche ore con l’Italia e l’Europa, trasformando il Wojtyla in un hub strategico del Mediterraneo meridionale.

L’ulteriore sfida, anch’essa contornata da rilievi e scetticismo, riguarda l’organizzazione di grandi eventi, dal vertice italo-russo al «G7» delle Finanze, fino all’incontro di Papa Francesco con i patriarchi delle Chiese di oriente, passando per numerosi show sportivi di livello internazionale. Ogni volta la città risponde presente e gli ospiti stranieri tornano a casa deliziati dall’esperienza di Bari, che nel frattempo ha chiuso al traffico la città vecchia, e non solo, grazie alla tenacia di Antonio Decaro, prima assessore alla Mobilità poi sindaco, capace di tenere testa anche agli abusivi delle fornacelle, simbolo di quella parte del territorio capace ancora di impestare l'aria.
Anche il santo patrono, da sempre attrattiva fideistica internazionale, regala al capoluogo una nuova dimensione: Palazzo di città ha il merito di trasformare, credendoci, la grande sagra di paese della tre giorni barese in uno show artistico capace di portare in Basilica e sul lungomare migliaia di visitatori, tutti con il naso all’insù ad ammirare acrobati, ballerine e angeli volanti diretti dal genio creativo di Elisa Barucchieri - il precedente risale a 15 anni prima con l’assessore Filipponio che affidò la direzione artistica a Valerio Festi - affiancati per l’occasione dalle evoluzioni mirabolanti delle frecce tricolori. Il risultato è un successo internazionale.

È quindi la capacità di osare, la forza di vedere oltre l’orizzonte, non senza un decisivo gioco di squadra, a fare la differenza, a portare Bari fuori dalle secche di un provincialismo in base al quale è meglio restare immobili piuttosto che cimentarsi in imprese solo all’apparenza impossibili. È chiaro poi che tutto è perfettibile, tutto può essere migliorato, anche perché il difficile viene proprio adesso: raggiungere la vetta e faticoso, ancor di più lo è restarci stabilmente. Continuare ad essere attrattivi significa seguitare a lavorare su se stessi, correggendo ancora i tanti difetti e soprattutto implementando l’offerta, migliorando i contenuti. All’estero, quel poco che hanno - spesso nulla - lo valorizzano, impacchettandolo ben bene e coprendolo di servizi, noi disponiamo di un immenso patrimonio culturale, artistico e naturalistico, ma lo depauperiamo semplicemente lasciandolo al suo destino. Iniziare a comprenderlo rappresenterebbe già una inversione di tendenza culturale decisiva.

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