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Corruzione e debito un’alleanza mortale

Solo in Italia il Partito (trasversale) del Debito è riuscito a radicare l’idea che la malattia finanziaria originata dal debito vada curata con altro debito, a oltranza. Una cura omeopatica che manco in Asia

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Se è vero che, a volte, la cura può aggravare la malattia, allora bisogna riconoscere che l’Italia fa scuola in proposito. Dell’economia si sa. Solo in Italia il Partito (trasversale) del Debito è così affollato (e votato) da sfiorare, quasi, l’unanimità dei consensi. Solo in Italia il Partito (trasversale) del Debito è riuscito a radicare l’idea che la malattia finanziaria originata dal debito vada curata con altro debito, a oltranza. Una cura omeopatica che manco in Asia. Roba da candidati al suicidio, verrebbe da pensare. Eppure i tifosi del debito pubblico, specie in Italia, sono più numerosi dei supporter del Real Madrid, il club più vincente del pianeta.

Idem (succede) nella lotta alla corruzione, corruzione che, nella crescita del debito pubblico, occupa il primo posto nella gerarchia delle cause e delle responsabilità. Ormai le quote della spesa pubblica intercettate dalla Razza Predona nazionale che si annida in tutti gli interstizi, toccano vette da capogiro che, se, per miracolo, fossero limate parecchio, spianerebbero la strada a un balzo economico degno di una tigre siberiana. Invece, a dispetto delle invocazioni e delle imprecazioni, il tasso di immoralità portato alla luce del sole dalle inchieste di Mani Pulite (partenza il 1992) non solo non si è assottigliato, ma si è irrobustito come un bambino affamato di merendine.
Perché è accaduto? Le teorie e le spiegazioni si sprecano. Chi tira in ballo la classe politica inadeguata, chi la burocrazia affamata, chi la giustizia al rallentatore, chi le riforme al bromuro, chi gli italiani irredimibili. Molto più verosimilmente, il peggioramento dei costumi pubblici e privati non è dipeso da un turbamento genetico o da un surriscaldamento ambientale, semmai dalla somministrazione di una cura che ha aggravato il male.

Oddio. Che la tensione morale del Paese sia sotto i tacchi, non ci piove. È sufficiente dare un’occhiata a ciò che avviene a scuola, dove la parola «doveri» è stata archiviata senza particolari rimorsi e dove la parola «diritti» ora è più citata e osannata della Madonna in chiesa. Né la scuola può supplire fino in fondo agli spudorati stili educativi di molte famiglie, nelle quali il bullismo dei ragionamenti e il turpiloquio nelle espressioni rende vana tutta l’opera degli insegnanti, condannati a fare la figura degli alieni davanti a scolari poco allenati a distinguere il bene dal male.
Ma le cure che la classe di governo ha prescritto per debellare le metastasi del malaffare, anziché frenare la proliferazione delle cellule tumorali ne hanno accelerato l’avanzata. Esempio: la moltiplicazione dei controllori che ha moltiplicato soprattutto le opportunità estorsive da parte di chi si ritrova nella codizione di firmare un lasciapassare decisivo. Esempio: la tracimazione delle intervento pubblico in economia, che ha indotto molti rappresentanti dello Stato a sottostimare la questione dei costi e a introdurre una sorta di «sistema premiante di risulta» in grado di soddisfare la brama di denaro illecito in tutti gli anelli di una catena decisionale. Ovvio che con queste pratiche gestionali spregiudicate e irresponsabili il debito pubblico dovesse e debba gonfiarsi come un ippopotamo.
Ma a dispetto di un corpo malato che non avrebbe bisogno di esegeti ultra-specializzati per essere curato secondo ricette di buon senso, la convinzione prevalente è che l’inflazione delle tangenti debba essere fronteggiata sciorinando una legge dopo l’altra, come se una legge fosse di per sé garanzia di effetti benefici. E se la storia dimostra che l’eccesso di leggi rappresenta il principale alleato, per non dire la premessa scatenante, del morbo corruttivo, pazienza. Nella logica del potere non importa la verifica dei risultati di una norma, ma il suo effetto annuncio, che, si presume, non sarà avaro di benefìci elettorali o di immagine.

Intendiamoci. Non tutti sono in malafede. Non tutti si abbandonano a calcoli di convenienza nella battaglia politico-culturale contro il malloppismo dilagante. Molti sono in buona fede. Ma tendono a trascurare - costoro - le conseguenze inintenzionali della lotta alla corruzione a colpi di nuove leggi o di nuove csentinelle da assumere o da caricare di poteri aggiuntivi. Anche l’idea dell’agente provocatore o dell’infiltrato obbedisce alla logica della pervasività pubblica, che poi può tradursi nell’ingordigia privata, ossia nell’opportunità di profitto di cui gode, singolarmente o in gruppo, il funzionario preposto.
Insomma, si rischia di precipitare nel più malmostoso dei paradossi, quello delle terapie in buona fede che aggravano le emergenze patologiche. In parte è già accaduto, in linea con il principio dell’eterogenesi dei fini. Ma non bisogna proseguire o persistere nell’errore. Altrimenti neppure le forbici degli ipotetici commissari della troika (Bce, Fondo Monetario e Commissione europea) riuscirebbero a tagliare il debito pubblico italiano, che salirebbe verso l’ignoto.

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