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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Il testacoda di Savona il surplace degli italiani

Lo strabismo del governo fra decrescita e sviluppo

Paolo Savona sembrava la testa d’ariete fatta per sfondare la città murata di Bruxelles e pare invece aver rinunciato al ruolo.

24 Novembre 2018

Bruno Vespa

Anche chi non ha paura dell’aereo, s’infastidisce delle turbolenze e si spaventa per i vuoti d’aria. E’ rarissimo che l’areo cada per queste circostanze, ma i passeggeri soffrono e scendono senza sorriso. Da oltre un mese (dal giorno in cui Luigi Di Maio venne a Porta a porta a denunciare che una «manina» aveva tentato il colpaccio sul condono) il governo viaggia con turbolenze quasi quotidiane e con vuoti d’aria ricorrenti.

Paolo Savona sembrava la testa d’ariete fatta per sfondare la città murata di Bruxelles e pare invece aver rinunciato al ruolo. Ieri mattina presto gli ho chiesto se aveva davvero intenzione di dimettersi e mi ha risposto di no, confermandolo poi all’agenzia inglese Reuters. Ma si sa che è diventato pessimista. E quando i sardi di scuola cossighiana diventano pessimisti c’è da preoccuparsi.

Savona è uomo di numeri e i numeri non sono allegri. I Btp Italia sono stati sottoscritti soltanto per 2,6 miliardi, il livello più basso dal giugno 2012. Negli ultimi sei anni l’oscillazione era stata tra i 7 e gli 8 miliardi: quanto prevedeva di incassare il Tesoro anche stavolta. I risparmiatori italiani, principali destinatari dell’emissione, hanno tenuto fermi i risparmi sui conti correnti, il nuovo ‘materasso’. Sbagliano perché lo Stato è solvibile, ma non capiscono che cosa succede, sono incerti, hanno paura. La Banca d’Italia ha comunicato ieri che il calo dei titoli di Stato nei primi sei mesi dell’anno ha ridotto del 2 per cento (85 miliardi) la ricchezza finanziaria delle famiglie A gennaio ci sarà una nuova e più massiccia emissione di titoli pubblici: allora sarà in vigore la nuova legge di bilancio e saranno chiari anche gli intendimenti su pensioni e reddito di cittadinanza. . Se lo spread dovesse restare ai livelli attuali l’anno prossimo costerebbe cinque miliardi di interessi in più e nel 2020 nove miliardi. Andrebbe al vento una parte cospicua degli investimenti per le misure decise dal governo gialloverde.

Che cosa dobbiamo aspettarci dal colloquio di stasera tra Conte e Junker? Quali correzioni sono possibili senza che nessuna delle due parti perda la faccia? La maggioranza resisterà alle turbolenze e ai vuoti d’aria? I cronisti parlamentari hanno visto Matteo Salvini aggirarsi tra i banchi di Montecitorio a rassicurare la maggioranza e parlare con l’opposizione dando mostra di voler evitare agguati e malintesi e tirare dritto fino alle europee. Ma i suoi rapporti con Di Maio non sembrano più quelli di un tempo. Il leader leghista sente il fiato sul collo dell’elettorato del Nord, il leader grillino avverte le inquietudini dell’ala dura e pura del Movimento. I tre candidati principali alla segreteria del Pd (Martina, Minniti e Zingaretti) avrebbero voluto a suo tempo una trattativa e forse perfino un governo con i Cinque Stelle. Sembra improbabile, dopo quanto è accaduto, che uno scenario del genere sia realistico. L’unico modo per una navigazione tranquilla nei prossimi sei mesi è perciò un bagno di realismo che scaldi non tanto un’Europa a scadenza, ma mercati che sono di ghiaccio.

L’aereo sul quale viaggia la comitiva è tuttavia stanco come se le ore di volo non fossero di cinque mesi ma di cinque anni.

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