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E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

«Il Sud è quel posto in cui avvengono cose strane: benché abbia la metà del reddito pro-capite rispetto al Centro Nord e benché abbia anche la metà delle infrastrutture, cosa ti fa lo Stato? Azzera quegli investimenti pubblici che avrebbero potuto invertire la rotta»

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

Ché in fondo, se vuoi capire il Sud, basta un confronto. C’è il Sud pugliese di tre campioni. Il primo è quell’azienda che mette in sicurezza le ferrovie di tutto il pianeta, che partecipa al progetto del treno da 1200 chilometri l’ora, che sforna satelliti da mandare nello spazio, che costruisce l’aereo superleggero più veloce esistente e fa shopping di imprese in America. Il secondo campione è quell’azienda informatica fra le prime quattro in Italia, che ne ha appena acquisite una storica delle telecomunicazioni e un’altra per raccogliere dati dal cosmo, che sta per assumere mille persone. Il terzo campione è quel cosiddetto mugnaio che fa razzia di mulini in tutta Italia. Date le condizioni in cui questi tre campioni operano, dovrebbero organizzare stage per insegnare come si fa a ottenere il più dal meno. Insomma dovrebbero venire a imparare dal Sud. Ma come fate? Perché questi campioni s’inventano in un Sud in cui non c’è tutto quello che sarebbe servito a impedire che negli ultimi vent’anni un milione e 600 mila persone andassero via. E chissà quanti altri campioni avrebbero potuto esserci fra di loro, invece di andare a donare il loro talento ad altri.

Ma il Sud è quel posto in cui avvengono cose strane. Benché abbia la metà del reddito pro-capite rispetto al Centro Nord e benché abbia anche la metà delle infrastrutture, cosa ti fa lo Stato? Azzera quegli investimenti pubblici che avrebbero potuto invertire la rotta. Spende per ogni cittadino meridionale 3580 euro in meno rispetto agli altri: un terrone vale di meno. Questa minore spesa significa per il Sud un livello di servizi pubblici tutti sotto il minimo essenziale che la Costituzione impone. E poi irridono anche alla sua qualità della vita, mentre il Sud deve aumentare le sue tasse locali per non perdere dignità .
Sempre lo Stato destina al Sud il 28,4 per cento di questa sua spesa, meno del 34,3 per cento che è la percentuale della popolazione meridionale, ciò che ha significato 80 miliardi in meno all’anno per decenni. Si sta sempre a sindacare sui fondi europei (non li spendete, è uno scandalo) e mai nessuno dice che questi fondi ormai sostituiscono la spesa nazionale invece di aggiungersi. Cosicché un ospedale o una scuola (che al Centro Nord si costruiscono con i soldi nazionali, comprese le tasse del Sud) al Sud non ci sarebbero se non ci fossero i fondi europei.

Ma non è finita. Il Sud è quel posto in cui si muore quattro anni prima perché per un vecchio del Sud si spende meno che per un vecchio del Centro Nord (pur essendo il vecchio del Sud più povero). Il Sud è quel posto in cui solo il 4 per cento dei bambini ha un asilo pubblico rispetto al 20 per cento degli altri. Il Sud è quel posto in cui l’allargamento della statale jonica è stato ridimensionato tagliando 4,8 miliardi. E’ quel posto in cui non ci sono le ferrovie dello Stato a Matera capitale europea della cultura 2019. In cui non c’è un treno diretto fra le sue maggiori città peninsulari (Napoli e Bari). Il Sud è quel posto in cui il Frecciarossa si ferma a Salerno (e da Bari parte ma andando col freno a mano perché corre solo da Bologna in su). Il Sud è quel posto i cui porti di Taranto e Gioia Tauro sarebbero i più grandi approdi del Mediterraneo se fossero collegati coi binari al resto del mondo.

Di fronte a tutto questo, al momento l’unica risposta per rimediare è una forma di assistenza: il reddito di cittadinanza. Ma l’assistenza non crea sviluppo, anzi. Quella assistenza sempre rinfacciata al Sud da chi vuole ignorare che fu la risposta per acquietare il Sud dopo l’unità d’Italia. Anzi fu l’unico rimedio considerato possibile per un Sud ritenuto incapace di tutto. Tenetevi questi soldi, e facciamola finita. Ed è al momento sorprendente che nessuna altra strategia, nessun altro programma sia venuto fuori per il Sud da una forza politica cui pur il Sud ha attribuito un plebiscito.
C’è l’impegno del governo per il 34 per cento della spesa. Investimenti, appunto. E l’impegno della ministra Lezzi per la conferma di misure del governo Gentiloni come la defiscalizzazione dei contributi per chi assume al Sud, oltre al programma <Resto al Sud> per i giovani che ci scommettono aprendo un’azienda. Ancòra strategia sbiadita per un governo <della svolta>. Ma sullo stesso governo incombe il sospetto di voler concedere al Veneto una autonomia che sarebbe una vera e propria secessione, un <ci teniamo i nostri soldi> a danno di tutti gli altri. Progetto contro il quale non la politica del Sud ma la società civile sta reagendo. Quella stessa società civile che combatte controvento con le sue aziende-miracolo.
Ora visto che domani si apre un’altra Fiera del Levante, e visto che l’occasione è sempre stata considerata (anche stancamente) un bilancio sul Sud, staremo a sentire il premier <paisà>. Ma <svolta> è una parola grossa, non un tweet qualsiasi.

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Commenti all'articolo

  • LucasItalia

    LucasItalia

    08 Settembre 2018 - 21:09

    Abbiamo governi votati e voluti dal sud, anche e soprattutto dai meridionali che vivono al nord e pensano di risiedere all'estero. I miliardi di euro che privilegiano il sud di fondi Ue e che puntualmente vengono rimandati indietro, sono uno sfregio al paese e alla povertà. Un sud che non ammette mai errori e colpe, nonostante lo Stato, l'esercito, la magistratura e tutto il resto siano un'enclave meridionale, esattamente fo che parla? Un giovane del nord non ha accesso nemmeno ai posti pubblici, non ha le stesse tutele, la stessa facilità di passare esami all'università e in più non gofe del surplus di punteggio. Sarebbe utile un controarticolo dove il sud fa mea culpa, dove si interroga, dove non alterna vittimismo a onnipotenza con l'immancabile revisionismo storico. Grazie

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