Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:23

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Se la molestata fa la molestatrice

Asia Argento è ora nell’occhio del ciclone per aver sedotto un minorenne in hotel, come faceva l’orco del cinema Harvey Weinstein, da lei a suo tempo accusato, nonostante la loro «love story» nata, pare, dopo la violenza

Asia Argento

Wikipedia

Imbarazzante. Ci sono tante e diverse situazioni imbarazzanti e ciascuna ha il suo grado di gravità: si può arrivare grondanti di sudore al raduno dei produttori di profumo; si può far squillare la suoneria «Verso di maiale» nel pieno di un austero funerale; si può salire su un palco come leader dell’antiracket e poi finire nei guai per aver pagato il pizzo. Tutte queste cose sono accadute e accadranno, perché il mondo continua a oscillare tra veri e finti predicatori.
Che fare ora dell’imbarazzante Asia? Attrice «Incompresa» (come il titolo del suo film da regista andato a Cannes) è ora nell’occhio del ciclone per aver sedotto un minorenne in hotel, come faceva (e chissà se fa ancora?) l’orco del cinema Harvey Weinstein, da lei a suo tempo accusato, nonostante la loro «love story» (ci vuole stomaco!) nata, pare, dopo la violenza.

Le «stranezze» dell’Asia argentata e tormentata sono note da tempo. Ma che la paladina delle donne molestate, diventata una delle star di #MeToo (il movimento interplanetario contro i maschi violenti e approfittatori), fosse a sua volta una molestatrice, non è soltanto una «stranezza» delle sue. L’Asia predatrice - provate a leggere le accuse da lei patteggiate - avrebbe messo in atto un assalto in pieno stile «maschile»: lui, Jimmy Bennett, 17 anni all’epoca (cinque anni fa) invitato in hotel, trascinato a bere, spogliato e sedotto, fotografato e abbandonato.
Non risulta per fortuna che l’Asia predatrice abbia anche minacciato il giovane attore con frasi tipo «Se parli, non lavori più ad Hollywood», come hanno fatto (e fanno ancora?) tanti suoi noti colleghi uomini. Però, il fatto è grave e da quando il New York Times ha pubblicato lo scoop del suo dovuto risarcimento alla vittima (questa volta, un «vittimo»), si è scatenato il diluvio.

Tutti contro l’Asia imbarazzante, che in effetti appare come una di quelle persone capaci di far precipitare l’intero genere femminile. Tutti contro l’Asia molestatrice-imitatrice degli sporchi uomini che lei stessa ha criticato e combattuto, scendendo in piazza, brandendo la bandiera post-femminista di #MeToo. Ora il movimento prende le distanze da questa donna-ciclone sulla quale ha costruito la sua lotta anti-Weinstein: la fondatrice Tarana Burke si è affrettata a gridare ai quattro venti che non va intaccata la credibilità dell’intero movimento. E poi Sky, che ha voglia di cacciare l’Asia brutalizzatrice dal suo X Factor, già registrato.

Per non parlare del web: il popolo dei leoni da tastiera si è dilettato a moltiplicare odio, chi sperando nel suo «licenziamento» da ogni film, trasmissione, esistenza vitale e chi invocando «pari diritti sanzionatori», questa volta maschili. Insomma, un bel caso tutto sesso-estate-facebook che già fa gongolare la sete universale di livore che si respira in giro. C’è persino chi ha rinverdito il suicidio (di pochi mesi fa) del compagno Anthony Bourdain adombrando nuove malefiche azioni dell’Asia orrenda.
Sì, l’imbarazzo di chiamarsi Asia. Appare difficile difendere una donna... caduta così in basso, ma il (facile) tiro all’Asia non ci piace. Lo sguardo di ghiaccio, la vita come provocazione, l’eccesso come regola, rendono questa labile e dura creatura l’autentica metafora di una certa fragilità umana, che non è maschile o femminile, ma soltanto esecrabile. Una fragilità planetaria che nutre i veleni (e i populismi) di cui sembra di questi tempi abbeverarsi il mondo. Nessuno si perderà l’occasione di tacere e di predicare (ha già cominciato ieri lo stesso Salvini). E poi, distrutta un’Asia se ne farà un’altra.

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