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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Nuoto, la beata gioventù di Puglia: parla il presidente regionale Pantaleo

Nuoto, la beata gioventù di Puglia: parla il presidente regionale Pantaleo

«Risultati stupefacenti». Grandi vittorie, ma grandi problemi: gli impianti

23 Luglio 2022

Fabrizio Nitti

Un’ondata senza precedenti. Gli assoluti di Ostia hanno emesso una sentenza definitiva: la Puglia non sarà mai più la periferia del nuoto. È diventata una scuola. Un «boom» senza precedenti, giornate di gloria snocciolate una dopo l’altra. Titoli, pass per gli Europei, medaglie. Di tutto e di più. I tricolori di Ostia si chiudono con otto ori (tre Toma, due Pilato, uno Luca De Tullio, Tarantino e Castello), un argento (Luca De Tullio) e cinque bronzi (due Di Liddo, uno Castello, uno Isa Sinisi e uno il salentino delle Fiamme Oro Simone Stefanì nei 50 dorso). Ma soprattutto ci sarà un’armata pugliese a mettere a ferro e fuoco Roma ad agosto, nei giorni della rassegna continentale: Benedetta Pilato, Marco e Luca De Tullio, Elena Di Liddo, Federica Toma, Chiara Tarantino e Andrea Castello. La beata gioventù è già bella e pronta per l’avventura. Decisa a ghermire altri successi, ad incollare altre medaglie.

Presidente Pantaleo, un aggettivo per la spedizione pugliese agli assoluti.

«Stupefacente, perché anche nelle più rosee previsioni non potevamo immaginare di chiudere un campionato italiano assoluto con ben 8 titoli vinti, non è mai successo in precedenza ed è stata una più che piacevole sorpresa per tutti noi del comitato regionale della federazione italiana nuoto».

Il risultato che ha sorpreso di più, senza ovviamente togliere nulla agli altri.

« Sicuramente l'esplosione di Federica Toma è da mettere in vetrina, non era mai capitato che un atleta pugliese vincesse ben tre titoli italiani nella stessa manifestazione. Il fatto che ci sia riuscita una ragazza appena ventenne, rende un sapore ancora più forte. Ma è una sorpresa che sotto sotto ci aspettavamo visto che il tecnico che la allena a Casarano, Giani Zippo, ha creato un progetto di crescita per tutti i suoi atleti, sapendo attendere la giusta maturazione e dando la corretta motivazione per far rendere consapevoli questi ragazzi delle proprie forze e delle proprie capacità al momento giusto. Sono sicuro che la Toma sarà una delle protagoniste del presente e del futuro del nuoto italiano».

La Pilato è nata fenomeno, campionessa di tutto o quasi. Dagli assoluti viene fuori un'altra pattuglia agguerrita, più avanti negli anni ma sempre giovanissimi. La tarantina è stato uno stimolo in più?

«Avere in "casa" una atleta come Benedetta è un valore aggiunto per tutti noi, confrontarsi e condividere con lei il bordo vasca delle piscine pugliesi dove spesso la Pilato gareggia durante la stagione è più che uno stimolo, cosi come per Elena Di Liddo che è la veterana in casa Puglia. Sono gli esempi più che giusti per chi si approccia al mondo agonistico del nuoto, avere la consapevolezza di poter ambire ad alti traguardi grazie proprio ai risultati delle nostre punte di diamante ha accresciuto la volontà di arrivare a tanti dei nostri ragazzi».

Parliamo del lavoro dei tecnici pugliesi?

« Sicuramente un plauso è doveroso per i nostri tecnici che sono tra i più preparati in Italia e lo dimostrano i numeri. Negli ultimi otto anni siamo passati da avere al massimo un paio di atleti convocati nelle nazionali giovanili, a portare oltre 15 atleti nelle maggiori manifestazioni natatorie internazionali ogni anno, ed il riconoscimento per questi ragazzi e ragazze che hanno deciso di intraprendere una carriera nel mondo del nuoto lo si vede anche dalle presenze come tecnici federali al seguito delle stesse nazionali. Il tutto è frutto di una programmazione vincente del SIT pugliese, che è l'organo federale che si occupa della formazione dei tecnici del mondo del nuoto, che assicura un ricambio generazionale continuo ed una formazione fatta di confronti ed aggiornamenti che spingono i tecnici a trovare nuove soluzioni di allenamento che possano portare a questi importanti risultati. Nulla è affidato al caso e saper capire l'atleta che si ha difronte e cosa possa dare è il fondamento per creare la giusta sinergia tra di loro».

La scuola pugliese ha comunque resistito all'isolamento da Covid. Uscendone forse rafforzata.

«Come nella maggior parte del territorio nazionale, le restrizioni del Covid hanno danneggiato la pratica sportiva, ma il settore acquatico è stato quello più colpito. Infatti i 18 mesi di chiusura piscine hanno creato una serie di danni irreparabili; molte strutture hanno chiuso ed unendo la successiva crisi energetica è stata dura rialzarsi. Nonostante tutto la volontà e la resilienza del popolo dei nuotatori è venuto fuori, essendo abituati ad un sacrificio costante, consideriamo che il nuoto è forse l'unico sport che comporta allenamenti tra vasca e a secco di 6 giorni su 7 e non dimentichiamo che la domenica si gareggia da ottobre ad agosto. Si è fatto quadrato e sono stati messi a disposizione di tutti gli atleti i pochi impianti che non avevano chiuso nel periodo del Covid, dimostrando che non ci sono colori né bandiere quando si deve fare quadrato per il bene comune. I risultati alla lunga hanno premiato questo enorme sforzo messo in campo».

Per gioco... A quale Nazionale calcistica paragonerebbe la banda pugliese?

«Credo che, considerando la provenienza dei nostri atleti praticamente da tutta la Puglia, e che molti di essi per ragioni di studio hanno trasferito la propria residenza al di fuori dei confini regionali, diciamo alla Nazionale Italiana di Mancini che ha vinto gli Europei dello scorso anno. Ci sono molte affinità, quando i nostri ragazzi si trovano sui campi di gara nazionali ed internazionali sono molto uniti e lo spirto battagliero pugliese ne esce sempre rafforzato».

I grandi successi e i grandi problemi. Le strutture di Puglia. Una 50 metri coperta al Cus Bari e una 50 metri scoperta a Casarano. E poi?

«Questo è il cruccio più grande che come presidente del comitato regionale mi attanaglia da tempo, Aver perso la fruibilità dello Stadio del Nuoto di Bari per i noti problemi strutturali non ancora risolti e che non saranno affrontati a breve termine dal Comune di Bari, è l'aspetto negativo della nostra regione. In attesa che venga realizzata la piscina olimpionica di Taranto per i prossimi Giochi del Mediterraneo alternative non ce ne sono ed è un serio problema per tutti noi. Proprio in questi giorni come da consolidata abitudine, ho dato disposizione in accordo con i gestori delle piscine di Bari e Casarano, che alcune corsie della vasca da 50 metri siano messe a disposizione gratuitamente per le società che hanno atleti qualificati per i campionati italiani estivi di categoria che si svolgeranno a Roma nel prossimo agosto prima degli Europei, proprio per permettere a tutti di poter finalizzare la preparazione in vasca olimpionica e non penalizzare nessun atleta. Mi dispiace enormemente che i rappresentanti delle istituzioni pugliesi facciano vetrina con i nostri ragazzi quando vincono le medaglie, sfoggiandoli come un fiore all'occhiello della Puglia e dimenticandosi un attimo dopo che i fiori vanno annaffiati per farli crescere. E se non dai lo spazio per creare questi prati d'acqua non puoi lamentarti poi se gli atleti fuggono dalla Puglia».

E continua la fuga verso società extra regione. Non c'è il rischio di perdere il senso di appartenenza pugliese?

«Per fare nuoto ad alti livelli ci vogliono risorse economiche notevoli, la programmazione di una stagione agonistica è fatta non solo di tante bracciate fatte su e giù per le vasche ma bisogna fare i conti con l'utilizzo di preparatori atletici, nutrizionisti, psicologi, oltre ovviamente ai tecnici e per poter alzare l'asticella ci si deve confrontare con atleti forti partecipando a meeting di alto livello in giro per l'Italia; tutto questo ha un costo che non è supportabile esclusivamente dalla proprietà di una squadra e dal costante contributo economico dei genitori, che non vanno mai dimenticati e relegati come semplici "accompagnatori". Per cui alzando questa asticella i nostri atleti sono diventati sempre più bravi e attraggono le attenzioni di grossi team e dei gruppi militari sportivi che diventano la panacea per aiutare economicamente atleti e tecnici. Fino a quando questi ragazzi continueranno a vivere ed ad allenarsi sul territorio regionale il senso di appartenenza alla Puglia non mancherà mai, ma per esperienza diretta vedo che anche atleti come i De Tullio o Castello nonostante siano chi a Roma e chi a Imola, non perdono mai la propria identità pugliese ed appena possono scappano a casa propria».

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